Se critichi ti querelo. Come hanno fatto con me esponenti del M5S romano

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Ho appreso da pochi giorni di essere stato querelato da due esponenti del M5S di Roma (gli ex consiglieri comunali Enrico Stefano e Daniele Frongia) per un post sul mio blog del 27 settembre scorso ripreso anche dai siti di informazione AntimafiaDuemila e DazebaoNews (che di conseguenza sono stati querelati anche loro).

Il post lo potete leggere qui (https://orsattipietro.wordpress.com/2015/09/27/mafia-affari-politica-lo-spettacolo-desolante-che-va-in-scena-a-ostia/).

Si trattava di un mio commento sull’intricata vicenda (e polemica) esplosa dopo la conferenza stampa organizzata da esponenti nazionali e romani M5S di presentazione del dossier sulle mafie a Roma e in particolare a Ostia. Sia nel corso della conferenza stampa (e soprattutto nella bozza “non autorizzata” ma fatta circolare già nei giorni precedenti a decine di giornalisti e testate di informazione) l’attacco del M5S sembrava concentrarsi quasi esclusivamente su tre obiettivi precisi: il PD (in particolare Esposito e Sabella) e poi  l’associazione Libera e soprattutto la cronista di Repubblica Federica Angeli (da tempo sotto scorta per i gravi rischi che corre come testimone a un processo che coinvolge uno dei clan del litorale). Proprio quell’attacco alla Angeli mi ha spinto a intervenire. Perché quando un cronista è minacciato dalle mafie per il proprio lavoro (piaccia o meno il suo orientamento politico) non può essere delegittimato come è stato fatto in quella sede e su quella “bozza”. Si rischia di esporlo ad altri rischi.

Contemporaneamente a me di difendere Esposito e Sabella non importava nulla, anche perché non sono stato e non sono tuttora un loro estimatore. Anzi, esattamente il contrario. Ma una vicenda come quella del dossier poi scomparso (e solo mesi dopo totalmente riscritto e presentato in commissione Antimafia) è è grave. Perché quando si interviene su un tema come quello delle infiltrazioni mafiose nell’amministrazione pubblica, nel tessuto economico e sociale e nella politica bisogna aver ben chiaro che ogni cosa che si dice – soprattutto quando si ricopre una carica elettiva – ha un peso ben specifico e che bisogna valutare con attenzione ogni dato e parola altrimenti si rischia di fare danni enormi e di favorire la continuità del potere mafioso.

L’attacco scomposto – e soprattutto malamente documentato – del M5S era chiaramente finalizzato a colpire esclusivamente l’”orrido” PD. Nell’ansia di attaccare il Partito Democratico (che io attacco e stigmatizzo da anni attraverso decine e decine di articoli e vari libri ma basandomi su fatti concreti e non su “ipotesi di parte” e documentando e fornendo sia notizie che analisi degli scenari in atto) gli esponenti del M5S hanno trascinato tutti e tutto in una pericolosissima azione di “sputtanamento collettivo”. Come scrissi allora, e come penso tuttora, per un eccesso di entusiasmo censorio, per ingenuità e perché malamente informati.

La querela di Stefano e Frongia si fonderebbe su questa mia critica, perché secondo loro grazie a chissà quale acrobazia logica la critica automaticamente celava un’accusa di mafiosità. Ma chi l’ha mai detto, pensato e scritto? Quello che ho scritto è che questo gioco al massacro rischiava di favorire le mafie e non che il M5S fosse mafioso. Che è cosa ben diversa.

Una cosa è la lotta politica (e il tentativo di annientare il nemico che per il M5S è ormai dato acquisito si identifica quasi esclusivamente nel PD), altro è tentare collettivamente di disarticolare ognuno con i propri strumenti ma rispettando gli strumenti e le storie altrui.

Ma in una democrazia il diritto di espressione e di critica è fondamentale. Ed è tutelato dalla legge e dalla Costituzione.

Cari Stefano e Frongia, guardate che la critica serve. Sempre. Evita di fare follie, tanto per fare un esempio, come quella di depositare quella bozza di dossier “non autorizzato” che avete presentato in pompa magna con tanto di conferenza stampa e che per fortuna il vostro staff legale ha riscritto da cima a fondo prima di farlo avere alla commissione Antimafia.

Ma a quanto pare la critica in certe stanze viene mal tollerata e quindi mi sono preso una bella querela. Ci sta. In questo buffo Paese ci sta di tutto e da decenni ho smesso di stupirmi.

Non ho mai nascosto la mia lontananza dai metodi e dal linguaggio e sull’azione caotica e demagogica e spesso inefficace del Movimento in questi anni. Come non mi sono astenuto dal pronunciarmi sulle ambiguità padronali legate alla titolarità di logo, organizzazione e nome. E ancora, non mi sono tirato indietro nel descrivere linguaggio e metodo (e a volte intollerabili vicinanze) che sembravano appartenere a una tradizione ben poco “movimentista” e molto “post-fascista”.

Contemporaneamente non ho mai nascosto la mia avversione per la deriva (anche etica) che sta attraversando il PD. E non solo lui, ma l’intera politica.

Ho scritto, esposto la mia posizione, le mie critiche, denunciando comportamenti e ambiguità. Senza avere padroni (politici o imprenditoriali). Senza mettere al soldo di nessuno le mie idee e la mia penna. E contemporaneamente non ho mai denunciato o querelato tutti quei sedicenti elettori o attivisti del M5S che si sono dilettati negli anni a insultarmi, attaccarmi, calunniarmi e arrivati quasi a superare il limite dall’insulto alla minaccia ogni volta che esercitavo nei loro confronti il mio diritto di espressione. L’ho sempre fatto pubblicamente, senza nascondermi dietro un account “farlocco” o mettendo in giro anonimamente voci sul mio conto o su miei presunti rapporti con determinati gruppi di potere.

Aspettando, con un supplemento di fiducia, che da dentro il M5S emergesse una linea più matura e consapevole (e con lettura della realtà più razionale e concreta e non basata sull’automatismo del complottismo più facile). Per questo ho invitato Virginia Raggi alla presentazione del mio libro Roma Brucia a Ostia. Per questo ho cercato in questi mesi di mettere a disposizione anche loro il mio lavoro di anni di inchieste sulle carte e sul campo sulla penetrazione e affermazione delle consorterie mafiose nella capitale e sugli intrecci della criminalità con l’estrema destra eversiva e con la politica attaccando duramente sia il centro destra che il centro sinistra.

Paradossalmente, proprio quando mi è arrivata la richiesta di recarmi in questura per identificarmi in relazione alla querela di Stefano e Frongia, avevo più volte espresso di vedere con favore – anche pubblicamente – un’eventuale vittoria della Raggi alla corsa per il Campidoglio. Non perché appoggi la linea e il programma del M5S (che ritengo tuttora troppo semplicistico e in molti casi demagogico), ma perché funzionale a ridare respiro e spinta a una città sfinita, umiliata, inerte.

Ammetto di aver cercato di avere un incontro con i due querelanti e per trovare un modo di chiarirci.  Non c’è, a quanto sembra, disponibilità da parte dei querelanti di andare a un chiarimento fuori da un percorso giudiziario. A quanto pare chi non smette di esercitare il diritto di critica irrita e va punito, anche se in modo del tutto gratuito e temerario.

Non ho nessun timore di andare in tribunale a difendermi (se si arriverà fino in fondo e se il pm non riterrà di archiviare a termine delle indagini alle quali dovrei essere a questo punto sottoposto), anche perché la loro accusa in relazione a quel post fa acqua da tutte le parti e io sono certo di quello che penso e soprattutto dei fatti che riporto (ho la buona abitudine di avere sempre più di una pezza di appoggio).

Il mio unico timore è che questa brutta storia finisca nel tritacarne di una campagna elettorale già abbastanza “tristarella” e che vada a danneggiare anche la corsa del M5S e della Raggi perché questa novità (il M5S in cima ai sondaggi a Roma) può essere davvero quella scossa positiva che la città si merita. Che vinca o che vada anche solo al ballottaggio, l’impulso che questa novità rappresentata dalla candidatura della ex consigliera capitolina alla politica e a Roma non può essere che positiva. Ma ognuno si assume le proprie responsabilità. Io me le sono assunte a settembre scorso quando ho preso posizione pubblicamente su quello che stava avvenendo a Ostia, i due ex consiglieri capitolini se le sono prese quando hanno deciso di querelarmi e poi di non accettare un confronto con me.

C’è amarezza, comunque, per aver speso anni a denunciare il sistema politico mafioso che si è preso la Capitale e aver scritto decine e decine di articoli e tre libri (L’Era Alemanna – in ebook – e poi Grande Raccordo Criminale e Roma Brucia) di cui alcuni vengono segnalati da una certa candidata come testi “riferimento” e poi essere querelato proprio da quella forza politica che esprime quella candidatura. Ma questo non erode la determinazione a non farmi intimidire da un “troll” sul web e tanto meno da qualche giovanotto suscettibile che si è dimenticato di leggere qualche articolo della costituzione (tipo il 21) e soprattutto le norme in relazione alle “querele temerarie”.

In attesa di come vada a finire questa vicenda torno a occuparmi dei miei libri (quelli da far girare e quelli da scrivere e pensare).

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