Quelli che cantano vittoria sul flop di #occupyscampia e che urlando a una bufala che non lo era hanno fatto il gioco di chi dice “la camorra non esiste”

A Scampia c’è la camorra. Lo sanno anche i sassi. Una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. Con l’inizio di una guerra fra clan che in poche settimane lì vicino, in un comune a pochi km, ha visto 5 morti fra i clan rivali di chi domina a Scampia. Questore e prefetto dicono che va tutto bene, che quei 5 morti sono normale amministrazione, “assestamento” fra i clan fanno sapere. Un assestamento fra clan con 5 morti? Anche le associazioni sul territorio sposano la tesi istituzionale. “Assestamento”. A Scampia si cerca la normalità, si cerca di non criminalizzare e isolare un quartiere e chi lo abita, gente che hapagato e caro anni di isolamento e assenza della politica e delle istituzioni. Il problema non è la camorra ma dove la camorra prospera. Tutto comprensibile, ovviamente. Ma c’è quel termine, “assestamento” che fa drizzare i capelli in testa. Perché non è mica facile pensare che un assestamento abbia un peso del genere. E soprattutto è ovvio che ci sia paura che gli amici dei 5 ammazzati decidano che i termini dell’assestamento non gli stanno bene. E che sia quantomeno realistico la ricerca di un pareggio dei conti. Con altri morti ammazzati in strada da fare, ovviamente, nel territorio dei rivali. Scampia. Si, non solo, ma anche Scampia. Continua a leggere “Quelli che cantano vittoria sul flop di #occupyscampia e che urlando a una bufala che non lo era hanno fatto il gioco di chi dice “la camorra non esiste””

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#occupyscampia. Chi non la vuole, con metodo, prassi e linguaggio inaccetabile

C’è un vecchio modo di dire fra chi “bazzica” cose di mafia, ne racconta gli orrori, segue la lotta di chi vuole sconffiggerla, ne combatte la cultura, i metodi, le connessioni sociali, politiche ed economiche. “Con questo non ci prendo neanche un caffè”. Uno.

C’è un modo di gestire le relazioni in questo paese ormai impregnato di cultura mafiosa. Si va avanti a insulti e calunnie e insinuazioni e se non funzionano si passa alle intimidazioni dirette e indirette. Si chiama “ricatto”, questa roba qua. E’ un metodo, una prassi, talmente diffuso da aver inquinato fin troppe volte perfino chi la mafia la combatte. Due.

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#occupyscampia. Serviva che parlasse Saviano per sedare le polemiche. Una riflessione per fare dei passi avanti

La domanda è lecita, anzi, obbligatoria. Serviva che Roberto Saviano scrivesse di #occupyscampia e della guerra in atto nei quartieri e comuni della zona nord di Napoli per acquietare le polemiche? Sembra di si. Il pezzo è buono, informato, attento. Racconta con precisione quello che sta accadendo in quell’area, la guerra che si prospetta e di cui (dopo 8 morti) si attende un incrudirsi dello scontro. Con un coprifuoco “consigliato”, sussurrato, autoindotto. Che è in vigore da anni. Che si “inasprisce” ora con le nuove violenze. Buono, ripeto, il pezzo. E ora l’attenzione tutta è puntata su Scampia. Bene.

Rimane però quella ferita. Quell’amarezza. E quella domanda che lascia sconcertati. Serviva che Saviano scrivesse perché si acquietassero le polemiche?

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#occupyscampia, com’è nata, le polemiche e il solito autolesionismo narcisista di certa antimafia

La protesta, finora solo virtuale, di #occupyscampia ha già provocato un salutare effetto. Far emergere le cattive abitudini di un narcisismo antimafia (che rasenta l’autolesionismo appagato) che speravo non dico essere scomparso ma almeno essersi attenuato in questo nostro BelPaese di campanili e di adolescenti mal cresciuti pronti a urlare ai quattro venti “ce l’ho io più lungo”. E invece no. La mia era una illusione. Quindi ben venga l’emersione del problema provocato dallo spontaneismo di #occupyscampia. Chiarire, far emergere, fa crescere, maturare. E di maturità qui ce n’è davvero bisogno. E tanto.

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#occupyscampia, aggiornamento

Un pezzo de Il Mattino e un tweet di Pina. Un po’ alla “Magnani”, che si indigna e strilla e provoca. E poi una tempesta. E’ iniziata così. Abbiamo iniziato in piccola pattuglia. E la cosa ha funzionato.

Un po’ come la si racconta qui http://www.fanpage.it/occupyscampia-contro-il-coprifuoco-della-camorra-twitter-scende-in-piazza-storify/ polemiche comprese, ma senza le risate, le discussioni in rete e per strada e occupando un ufficio. Con sempre nuovi e vecchi amici che si univano. Stupiti che la cosa funzionasse. Che ci fosse diffuso desiderio di mettersi insieme e fare qualcosa. Senza paternità, senza organizzazioni, partiti a indicare chi come e cosa.

Una roba semplice, con un sapore buono. Di politica vera, fatta di persone e non di apparati piccoli o grandi ma pur sempre soffocanti. Continua a leggere “#occupyscampia, aggiornamento”

#occupyscampia per togliere il coprifuoco imposto dalla camorra e ridare senso alla città

Immagina una città di 200.000 persone. Più grande di Viterbo, per intenderci. Una città città, mica un paesone. Piazzala in una delle periferie più degradate e dimenticate del nostro amato BelPaese. Poi dimenticala. Mica per un po’, ma per anni, decenni. Lì, a macerare. Macerare nella disoccupazione, nel degrado, nella mancanza di servizi, nella monnezza, lasciando che sia la camorra e non lo Stato a … Continua a leggere #occupyscampia per togliere il coprifuoco imposto dalla camorra e ridare senso alla città