Quel novantadue cristallizzato a Capaci

pubblico una pagina inizialmente scritta per Salvatore Coppola e poi pubblicata su I Siciliani Giovani.  Ci sono degli anni che iniziano strani, sbiechi, storti. Quello era un anno così. Si capi subito già dal 2 di gennaio scorrendo le agenzie di stampa e i titoli dei giornali. Un putiferio che si era scatenato. Con una frattura nella famiglia socialista europea, fra Bettino Craxi e Francois … Continua a leggere Quel novantadue cristallizzato a Capaci

Marsiglia, Milano, Palermo, Cosa nostra e la ‘ndrangheta. E quel giudice ragazzino al centro del Mediterraneo

Capita sempre così. Tracce, legami, collegamenti compaiono improvvisamente quando meno te li aspetti. Un nome, un riferimento, un accenno sulla pagina di un libro, su un documento giudiziario, su un articolo di giornale, in qualche carta dimenticata in archivio e quella storia che avevi iniziato a seguire anni prima di colpo si arricchisce di un nuovo tassello. Dell’omicidio di un “giudice ragazzino” francese, Pierre Michel, … Continua a leggere Marsiglia, Milano, Palermo, Cosa nostra e la ‘ndrangheta. E quel giudice ragazzino al centro del Mediterraneo

L’anno del sangue. Novantadue. Una guerra e un golpe nascosto. Da ricordare, non da commemorare

C’era gente che stava a mare. Altri chiusi nelle case, le persiane socchiuse, a cercare un po’ di fresco. Si faceva finta, se fosse stato possibile, di scordarsi almeno per un giorno quello che era accaduto a maggio. L’attentatuni. Aver tirato giù un’intera autostrada per ammazzare un uomo.

Poi tirarono giù un’intera strada per ammazzarne un altro. Il 19 luglio 1992.

Un paese in guerra.

Sento che devo ricordare. Scrivere qualcosa. Di questi vent’anni. Mi viene difficile, molto difficile. E allora gioco su alcuni pezzi della mia memoria. Un frammento di un libro (“Italian Tabloid” che ho pubblicato da pochi giorni), un altro frammento da un pizzino della legalità che ho scritto un mese fa per Coppola editore sulla storia di Nino Agostino e un pezzo uscito su “I Siciliani giovani” qualche mese fa. Insieme queste tre piccole cose fanno un racconto. Faccio questo non per commemorare. Perché mi rifiuto di commemorare una guerra, non sopporto più questa lunga catena di date di sangue di marce, corone, cordiglio sincero e a volte (troppo spesso) “peloso”. Sento che devo ricordare. Quell’anno. E quelle tremende similitudini con l’oggi.

 

Ricordo attraverso la mia scrittura. Degli ultimi mesi.

Bisogna partire dall’inizio. Dalla mattanza.

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In vendita da oggi lo speciale primo maggio di @rassegna_it (Rassegna sindacale)

Legalità e lavoro, legalità e sviluppo: questi i temi che si intrecciano nel fascicolo realizzato in collaborazione con rassegna.it,RadioArticolo1 e Liberetà. Le immagini che lo illustrano sono di Luigi Caterino. Quella raccontata è l’Italia dell’antimafia, di Placido Rizzotto, Falcone e Borsellino, l’Italia dei ragazzi che coltivano i terreni confiscati ai clan, seguendo la grande intuzione di Pio La Torre; l’Italia dei sindacalisti che si battono per la sicurezza, … Continua a leggere In vendita da oggi lo speciale primo maggio di @rassegna_it (Rassegna sindacale)

Una rivoluzione senza rivoluzionari. Dei golpisti senza golpe. Novantadue

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di Pietro Orsatti – pubblicato su I Siciliani giovani

Ci sono degli anni che iniziano strani, sbiechi, storti. Quello era un anno così. Si capi subito già dal 2 di gennaio scorrendo le agenzie di stampa e i titoli dei giornali. Un putiferio che si era scatenato. Con una frattura nella famiglia socialista europea, fra Bettino Craxi e Francois Mitterand, a causa del ruolo giocato da un certo imprenditore italiano, tal Silvio Berlusconi, implicato nella intricatissima vicenda dell’emittente televisiva privata francese La Cinq. Soldi che apparivano e scomparivano, autorizzazioni che c’erano e non c’erano, diritti che venivano pagati oppure no, fallimenti annunciati e poi rimandati e annunciati ancora. Vi ricorda qualcosa? Continua a leggere “Una rivoluzione senza rivoluzionari. Dei golpisti senza golpe. Novantadue”

L’assassinio nascosto del giudice francese Pierre Michel. I soldi di un massacro (4)

Il giudice marsigliese Pierre Michel

Questa è una storia difficile da raccontare. Una storia che ha tanti punti di partenza e innumerevoli finali, se si riescono a trovare. E’ la storia di un fiume di denaro. Il denaro del traffico internazionale di eroina fra gli anni ’60 e i primi anni ’80. E’ la storia del potere economico e politico di un gruppo che è perfino limitativo definire “criminale”, perché si comportava come un governo di uno Stato che agiva, trattando, con un altro Stato, quello Italiano. Trattando. Si. Dal 1943, nella preparazione dello sbarco degli alleati. E poi nel ’47. E che non era espressione di una criminalità “popolare” ma di un’élite economica e culturale. Baroni, imprenditori, perfino luminari della medicina, imprenditori, politici. E una folla, comunque, di massoni. Tutti mafiosi, tutti Cosa nostra. Sto parlando di quella Cosa nostra retta dal cugino di Michele Greco, Salvatore, il primo capo della commissione nata dalla “riforma” della mafia nelle riunioni del 1957 all’Hotel des Palmes di Palermo fra i siciliani e gli americani, fra Lucky Luciano e Greco e compagnia bella. Con tanto di uomo di quel confine indefinibile fra i due mondi, Tommaso Buscetta, a presenziare all’incontro. Un “soldato” al cospetto dei capi e che con i capi si fa “una parlata”. E quando mai si è vista una cosa del genere? Ma c’era bisogno di uomini di confine, di persone come don Masino, di emissari verso il mondo degli affari, della politica e dei “servizi” non solo italiani. Un uomo di due mondi. Di un boss dei due mondi, appunto, come Buscetta era soprannominato. Perché si era in piena guerra fredda e la mafia serviva, su una sponda e sull’altra dell’Atlantico. Serviva la sua capacità militare, il suo controllo del territorio e il tanto, e davvero era un fiume, denaro non rintracciabile.
Guerra fredda, pochi se ne ricordano oggi. Dove valeva tutto, anche il patto con il diavolo per sconfiggere il pericolo rosso. Meglio i mafiosi di Cosa nostra che dei sindacati efficienti e la salita al governo di socialisti e soprattutto di quei comunisti del Pci italiano che erano i più forti dell’Europa occidentale.
Sto parlando di quella Cosa nostra che nonostante i capi della commissione fossero prima Salvatore Greco, poi Gaetano Badalamenti e infine Michele Greco alla vigilia del colpo di Stato e della dittatura di Totò Riina, era in realtà guidata dal carisma e dalla capacità politica e imprenditoriale del “principe di Villagrazia”, Stefano Bontate il cui patrimonio fu solo in parte affidato ai cugini Nino e Ignazio Salvo, ma soprattutto venne reso potere assoluto nelle mani (e nella rete finanziaria) di Michele Sindona, “il salvatore della lira” secondo Giulio Andreotti. E quei soldi poi nessuno li ha ritrovati. O forse ne ha trovato un pezzo quel Bernardo Provenzano, socio di Riina ma da lui distante galassie nella gestione del potere. Mafioso vecchio stile era diventato Provenzano a scuola di Cosa nostra nella sua lunga latitanza a Cinisi sotto l’ala protettrice di Tano Badalamenti (quello che per intenderci mafieggiava e uccideva Peppino Impastato e, come lui stesso ammise, contemporaneamente era confidente dei carabinieri). Riina era l’anomalia. Provenzano divenne, nonostante l’origine, la continuità con la vecchia mafia. Nella gestione dei soldi, della politica, dell’inivisibilità e dei rapporti con poteri come quelli della massoneria, chiamiamola così, “deviata”.
Soldi. E un mare di sangue. Una mattanza per prenderli. Una mattanza per mantenerli.
Questa che oggi pubblico, sempre dagli archivi dell’Ansa, è una piccola storia. La storia di un magistrato francese ammazzato a Marsiglia il 21 ottobre 1981. Pierre Michel. Morto perché indagava, anche in collaborazione con i magistrati palermitani, sul traffico internazionale di eroina gestito da Cosa nostra ma che vedeva coinvolta anche la criminalità organizzata marsigliese che per prima si era avvicinata al business e aveva i “chimici” e la preparazione per avviare l’industria più redditizia dalla fine della Seconda Guerra mondiale.
Una storia totalmente rimossa quella di Pierre Michel. Che qui ritroverete, per frammenti.

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