Chiedo e chiederò conto

1465230933-1465230840-dsc-6345di Pietro Orsatti

Non voglio fare polemiche e neanche demagogia. Non mi interessa. Però chiedo conto. E continuerò a chiederlo, perché c’è l’illusione in questa Italia ustionata dal caldo e dall’idiozia che ogni bufala, insulto, attacco immotivato, minaccia, falsa notizia e allarme senza fondamento su un tema così cruciale come l’immigrazione – che rappresenta solo la punta dell’iceberg di un conflitto mondiale che si sta consumando da decenni – il giorno dopo si dissolvano come la carta su cui vengono stampati gli ormai deliranti editoriali su Il Fatto di Marco Travaglio che non avendo più un Berlusconi in piena forma su cui riversare il proprio inchiostro accusa chiunque di essere afflitto dal male del berlusconismo perché reo di non pensarla come lui. Non su Berlusconi ma sull’immigrazione, non su Dell’Utri o la corruzione ma sul soccorso in mare, non su mafie e criminalità organizzata ma sul dovere etico e politico dell’Italia e dell’Europa di sostenere chi supplisce a carenze strutturali e culturali nell’affrontare senza sparare la guerra che si sta combattendo usando l’arma dell’immigrazione e invece li attacca e li criminalizza. Povero Travaglio, talmente accecato dalla sindrome del “se lo dice un pm è giusto, basta che non riguardi un mio giornalista o il mio giornale” da non essersi reso conto di essersi totalmente allineato con Libero e Il Giornale che a Berlusconi sono da sempre legati o al Il Tempo che sta facendo una campagna incredibile sulla riabilitazione antistorica di Bruno Contrada in funzione di smembramento di quel poco che è rimasto di efficace e moderno della legislazione antimafia. E allo stesso tempo chiedo e continuerò a chiedere conto di questo automatismo da “cronista di giudiziaria” a tutti gli altri, oggi, editorialisti che appena sentono parlare di “avviso di reato” a indagini ancora in corso mettono l’elmetto e si arruolano alla campagna solitaria anti Ong (anche dal Consiglio dei ministri in cui siede) del ministro Minniti che ha passato gran parte della sua vita di parlamentare e membro di governo e di sottogoverno a occuparsi quasi esclusivamente di Servizi Segreti.

Chiedo e continuerò a chiedere conto sulla scelta di non mettere i migliori giornalisti di esteri (o forse a non pubblicarli) ad analizzare e indagare sul conflitto industriale-diplomatico fra Francia e Italia, che in Libia da conflitto di carte rischia di trasferirsi sul terreno e in parte si è già trasferito sulla pelle dei migranti usati come bomba umana e sulle Ong scomode testimoni di quello che avviene nelle acque del Mediterraneo centrale.

Chiedo e continuerò a chiedere conto a chi non ha scritto neanche una riga sulle migrazioni interne in Africa causate non solo da conflitti e clima ma anche dalla pressione della vera e propria colonizzazione cinese in corso da più di un decennio nel continente che sta espellendo milioni di africani dalle proprie terre di origine.

Chiedo e continuerò a chiedere conto a chi non spende neanche un condizionale per parlare della militarizzazione della società e del territorio Italiano.

Chiedo e continuerò a chiedere conto a chi non pubblica una riga sulla reale situazione dell’immigrazione in Europa, ignorando statistiche, rotte, destinazioni finali dell’immigrazione e capacità di ogni stato membro della Ue di occuparsi non di espulsioni (ri-alimentando il mercato dei trafficanti) ma di accoglienza e integrazione sociale e lavorativa.

Chiedo e continuerò a chiedere conto a chi continua a soffiare sull’incendio che si è innescato nel nostro paese. L’incendio di un mai così evidente da 80 anni razzismo fascista.

Chiedo e continuerò a chiedere conto a tutti gli embedded che siedono nelle redazioni italiane di ogni volta che sparano e spareranno su civili inermi l’inchiostro delle loro penne. Al seguito non solo di eserciti, ma anche di apparati, partiti e procure.

Non sono credente, sono un ateo radicale e mi definisco tale per non essere confuso neanche lontanamente con un agnostico, ma credo nel concetto di solidarietà e rifiuto l’idea che ogni conflitto o contraddizione lo si debba affrontare armati. E quando parlo di armi non parlo solo di fucili e missili, ma anche delle penne di questa propaganda che a elezioni avvenute si quieterà per poi riaccendersi alla prossima tornata elettorale. Mietendo vittime.

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