Lo scontro sulle Ong. I prezzi che dovremo pagare

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Ci sono varie cose che stanno emergendo in questi giorni di polemiche e criminalizzazione delle Ong. La prima, che tutta la vicenda è direttamente collegata al conflitto politico-industriale fra Italia e Francia. Come sempre si tratta del petrolio, con tanto di imprese multinazionali (Eni e Total) che agiscono in Africa del nord con una loro diplomazia “privata” a cui si adeguano i governi nazionali. La seconda è che le denunce che hanno provocato le inchieste giudiziarie (Trapani) e le ipotesi di inchieste (Catania) sarebbero state provocate da uomini di un’agenzia di security (contractor) che aveva ricevuto l’incarico di occuparsi della sicurezza a bordo di una delle navi di Save The Children e che dopo pochi mesi di attività aveva visto o sospeso il proprio contratto o, come hanno affermato, si erano dimessi perché disgustati da quello che avevano visto in mare. Di solito agenzie di security (contractor) non ci vanno molto per il sottile (di pelo sullo stomaco e esperienza nel loro mestiere ne hanno accumulato molto) e anche per questo il punto relativo alla durata del loro contratto con l’armatore, i motivi veri per cui questo sia stato sospeso e le ragioni che hanno causato la recessione del contratto, sono e saranno decisivi per capire realmente cosa è successo.

Detto questo, è evidente che il ministro degli esteri Angelino Alfano sia stato del tutto esautorato dalle sue funzioni e che il ministro dell’Interno abbia agito e continui ad agire ben oltre il suo mandato fino ad arrivare a trattare direttamente sia con i militari e le forze dell’ordine libiche che con il governo libico. Ed è anche interessante come solo ora, a conflitto con le Ong ormai scatenato e con una campagna xenofoba lanciate dalle forze politiche di destra e del M5S di dimensioni e toni più che allarmanti.
Come andrà a finire, quello che è avvenuto, la spaccatura che ha toccato istituzioni, organizzazioni non governative, opinione pubblica, dopo queste settimane di proclami muscolari e toni bellici le ferite non saranno facilmente rimarginabili. E le responsabilità non sono solo degli esponenti politici, ma anche di quei commentatori, editorialisti e media che non hanno perso l’occasione, ghiotta, di mettersi l’elmetto e mostrare la propria concenzione del diritto e della logica. E della giustizia.

E come sempre quelli che hanno già pagato, e continueranno a pagare, sono gli ultimi.

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