Il Travaglio del Fez

travaglio

Che Marco Travaglio fosse un enorme bluff, sia come “pistarolo” visto che non segue una pista da 25 anni sia come icona della “democrazia” in Italia visto che da decenni non manca di dare sfogo a fremiti manganellari irrefrenabili, diventa di giorno in giorno sempre più evidente. Il problema è che quando metti uno sul piedistallo poi quello difficilmente riscende fra il popolo beota e credulone rimanendo a pavoneggiarsi davanti allo specchio che riflette sempre la stessa immagine finta che gli è stata appiccicata addosso. E’ evidente a molti, ma a quanto pare non ad abbastanza, e grazie alla sua tifoseria nutrita di ultrà, lui autoalimenta il suo narcisismo di profeta della democrazia e del “quarto potere” con bava alla bocca in un loop senza fine. Un “quarto potere” che lui intende come strumento per regolare conti privati e faide personali. E ora, con questa vicenda della campagna di criminalizzazione di massa delle Ong finalmente può dare pieno sfogo alle nostalgie per i bei tempi antichi dell’esportazione coatta delle italiche virtù. Senza monetine al Raphael e bunga bunga e un nemico – e che nemico è stato e non solo suo anche se lui è convinto di averne il monopolio – come Berlusconi e il berlusconismo di cui lui, anche se non se ne rende conto, è stato il primo sponsor e il più abile promoter, il povero censore del terzo millennio si sente perso.
Scrive oggi sul suo giornale, prendendosela con Luigi Manconi e chiunque abbia avuto l’ardire di criticare campagna di criminalizzazione dell Ong che da anni suppliscono a quello che l’Italia e l’Europa non riescono e probabilmente non vogliono fare, ovvero prendere atto che ogni anno migliaia di migranti e profughi muiono nel Mediterraneo e nel deserto libico, un attacco degno del miglior Belpietro berlusconiano.

“Finora, dai dati conosciuti e dalle stesse dichiarazioni della procura, si tratterebbe solo ed esclusivamente della realizzazione di un “corridoio umanitario” questo aveva scritto su il manifesto ieri Manconi. La risposta di Travaglio è di una violenza inaudita, quasi un’intimidazione di massa. Eccola:

“I fatti sono totalmente diversi, ma il percorso logico – si fa per dire – è lo stesso dei grandi imputati di Tangentopoli, da Craxi a B.: prima negavano tutto (il complotto delle toghe rosse), poi – quando si scopriva che mentivano, sepolti dalle prove – ripiegavano sull’“embè?”. Craxi passava da Mario Chiesa “mariuolo” isolato, “mela marcia” nel cestino delle mele sane, al “così fan tutti” del celebre discorso alla Camera. E B. svolazzava dal “giuro sulla testa dei miei figli che sono innocente” alla rivendicazione dell’evasione fiscale” come legittima difesa contro lo Stato esoso “che non ti fa sentire intimamente colpevole, in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità” e della corruzione come obbligo imposto dai politici o come lubrificante dell’economia. L’idea che esista un primato della Legge, al di sopra di tutto e di tutti, non ha mai sfiorato i portatori delle varie culture illiberali, dunque allergiche al senso dello Stato e alle sue regole, che hanno infestato l’Italia dall’Unità a oggi: quella clericale, quella castale e braminica della politica illegale, quella impunitaria dell’imprenditoria criminale, quella anarcoide dell’estrema sinistra gruppettara e della destra eversiva. Infatti oggi ritroviamo sulle stesse posizioni il giornale dei vescovi e l’ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua. I quali nemmeno si rendono conto di ripetere, a proposito dell’Ong tedesca beccata con lo scafista in bocca, anzi a poppa, gli stessi argomenti del peggior berlusconismo da cui si credono immuni (…) Prendete, per esempio, la “neutralità” rivendicata dalla gran parte delle Ong (quelle che rifiutano di firmare il Codice di condotta del Viminale e dell’Ue) tra scafisti e polizia giudiziaria (che, essendo armata, non deve assolutamente salire a bordo delle navi delle Ong). È la stessa degli intellettuali di sinistra che, negli anni di piombo, si vantavano di non stare “né con lo Stato né con le Bierre””.

Ah quanti conti emotivi irrisolti deve avere Travaglio per essere costretto per decenni a essere un’icona della sinistra antiberlusconiana e che trovava spazi e ospitalità solo sulla stampa di sinistra lui che fin da piccolo sognava di dirigere il Secolo con manganello e olio di ricino nel cassetto. In nome della legalità! Reale e presunta non importa. Ma se di popolino e di intestino crasso santa e benedetta.

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