Novantadue

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(pezzo scritto per una pubblicazione del Siap)

Novantadue

di Pietro Orsatti

Il Novantadue è stato l’anno che più ha segnato la mia vita sia sul piano professionale che umano. L’anno in cui decisi di lasciare la politica attiva (lavoravo come collaboratore al gruppo parlamentare verde dopo anni di militanza nel movimento pacifista e ambientalista) e mettermi a scrivere e a raccontare come cronista e scrittore. L’anno in cui andai in Sicilia nel pieno delle stragi. L’anno in cui attraversai l’Adriatico per essere testimone di quello che stava accadendo nei Balcani: la prima guerra in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il Novantadue sono le lacrime di una mia amica siciliana appena apprese della strage di Capaci e che non sapevo come fermare, l’odore di via D’Amelio, l’incendio della Biblioteca di Sarajevo, le manganellate delle forze dell’ordine al popolo di Palermo che voleva entrare nella Cattedrale per salutare gli uomini della scorta di Paolo Borsellino e urlare la propria rabbia contro il potere politico che non era riuscito ad evitare un secondo massacro dopo solo 57 giorni dalla strage sull’autostrada Punta Raisi-Palermo. E la mia piccola e complicata vita posta lì. In mezzo. Perché per raccontare devi essere lì. Un registratore posato sul tavolo. Un’ombra che racconta la vita di altri. Un testimone.
Il Novantadue non è stato semplicemente il colpo di coda di Cosa nostra dopo le condanne del Maxi Processo. Non è stato solo la vendetta di Riina e compari. Il Novantadue, e i due anni successivi, hanno cambiato il volto del Paese e della Democrazia. Si sono mossi tutti i poteri occulti che hanno condizionato l’Italia fin dallo sbarco degli alleati nel 1943. Guerra Psicologica? Strategia della tensione? Golpe nascosto? Chiamiamola come ci pare, ma questo Paese dalla nascita della Repubblica a oggi ha periodicamente subito il condizionamento violento da parte del potere (non quello democratico, ma quello che si nasconde dietro la nostra zoppicante democrazia) per dare continuità a un sistema occulto di gestione di un sistema. Capaci e via D’Amelio sono state stragi di Stato. Non solo stragi di mafia. E non solo pezzi di una trattativa, perché fra pezzi dello Stato e del potere “palese” e mafia non si è mai smesso di trattare. Quante sono state le trattative fra il potere “palese” e quello “occulto”? Forse non lo sapremo mai. Come non sapremo mai quale sia il confine fra quello che abbiamo capito e quello che si è riusciti a provare, in questo Paese dove le prove svaniscono e gli smemorati imperano. Perché sono un’infinità gli smemorati con responsabilità che ritrovano e sempre in ritardo la memoria e sempre e solo davanti all’evidenza delle proprie menzogne.
Per questo 25 anni dopo è indispensabile esercitare la memoria. Perché la memoria è esercizio di democrazia. Come è necessario dare spazio e vita a un dialogo fra pezzi della nostra società. Movimenti, associazioni, sindacati come quelli nati dalla smilitarizzazione della Polizia e dopo decenni di lavoro del movimento per la Polizia democratica. Bisogna ricordare, assumersi ognuno anche la propria responsabilità di essere stati assenti o di aver guardato altrove mentre si innescavano determinati processi.
«La memoria ha un potere incontrollabile: per questo fa paura – scrivo ne “Il Bandito della Guerra Fredda” pubblicato da Imprimatur editore – La memoria può creare processi inarrestabili. Rende comprensibile il presente, mette a nudo responsabilità del passato e svela la faccia oscena del sistema del potere. La memoria è un dovere individuale e collettivo, prerequisito indispensabile per poter esercitare il proprio diritto di cittadinanza. La memoria a volte gioca brutti scherzi. Mette in collegamento cose che, apparentemente, non hanno nulla a che fare l’una con l’altra». La memoria si fa mettendo in contatto mondi e culture diverse e distanti. Perché la diversità è ricchezza e base della democrazia.


Oggi per parlare della memoria e della necessità di alimentarla ci si vede a Trappeto sul lungomare: 4 autori 4 libri, iniziativa organizzata dal SIAP Palermo – due libri di Imprimatur editore: il mio ultimo Il bandito della Guerra fredda e Quel terribile ’92 di Aaron Pettinari , poi Il Vurricatore di Imd Imdo e Crimini al Microscopio di Paola Di Simone. Interviene Salvatore Borsellino e maestro di cerimone Luigi Lombardo del Siap Palermo e segretario nazionale aggiunto.

 

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