La Capitale dei “cazzari”

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Dicono che a volte mi cerco la rissa. Non è così, giuro. Non amo (sempre) le polemiche, ma certe volte non è possibile astenersi. Per un bel po’ sono stato zitto. Su Roma intendo, e sui giochetti (il termine “amministrazione” in questo caso è inappropriato) che i 5Stelle e la sindaca Virginia Raggi stanno facendo sulla pelle dei romani.

Volevo evitare di farmi sangue amaro, ma forse qualcuno di questi brillanti giovanotti belli di questa città ridotta in una massa informe di macerie (non solo fisiche, ma sicuramente umane, politiche, culturali) si illudeva che il tentativo di intimidirmi con querele temerarie un annetto fa fosse riuscito. Si rassicurino, non è così.

Si, querele, come quella che mi hanno fatto a loro tempo due noti esponenti di questo club di burloni che si spacciano da salvatori della Patria, Stéfano e Frongia, dopo un mio pezzo sulla vicenda dossier (a proposito dov’è? Poi nessuno l’ha visto più) sulle mafie a Ostia presentato pubblicamente – con tanto di rivelazioni sensazionali ai giornalisti “amici” – dove si dicevano un fiume di inesattezze e banalità sul sistema di potere criminale che domina da almeno da 40 anni il Litorale, ma si concentravano invece ad attaccare Libera e soprattutto a cercare di sputtanare la giornalista de La Repubblica Federica Angeli che da anni vive sotto scorta per le minacce ricevute proprio perché testimone in un processo sulla mafia a Ostia. Presentato in una conferenza stampa, poi ritirato, poi ripreso in mano da un gruppo di esperti, poi rivalutato, poi analizzato, poi pesato, poi… poi?

Andavo avvisato e punito. E così mi hanno querelato. Ma si sa, e si è visto non solo nel mio caso, questi giovanotti belli sprecano un sacco del loro tempo a confezionarsi l’uno contro l’altro dossier, sentirsi i salvatori della patria sui Facebook e cercare di intimidire chi li smaschera, che a sera di fare politica e di governare davvero proprio non gli passa per la testa. La cosa divertente è che ho difeso Federica anche se non mi piace il suo modo di fare giornalismo e di affrontare il racconto di quel territorio e di Roma. Ho difeso Federica perché ricopre un ruolo, è a rischio, ci mette la faccia e continua a suo modo a raccontare (anche a chi non vuole sentire) quel sistema di potere criminale che si è mangiato Roma. Ma chi se ne frega, direte voi, si vede che quel giorno quei due giovanotti belli non avevano un cazzo da fare. E che fai gli vuoi negare lo sfizio di perdere una giornata, sentire un avvocato, andare in tribunale e altri passaggi del genere per querelare uno stronzo come me? Già, chi sono io per negare il sacrosanto diritto sancito dalle norme che consentono la presentazione di querele temerarie per intimidire e azzittire il diritto e il dovere di critica, opinione e cronaca? Io sono “nuddu”, nessuno.

Ma andiamo alla nuova deriva razzista (che conferma la natura culturale e sociale di un bel pezzo del M5S a Roma, cosa che già si era capita con un fedelissimo di Alemanno che diventava l’uomo di fiducia della Sindaca irrinunciabile – parlo di Marra – fino a quasi rischiare di far cadere il Comune per salvarlo). A smontarla ci pensa – dimostrando la totale incompetenze e inconsistenza della politica della Sindaca anche su questo frangente e la montagna di inesattezze (!) che questa amministrazione (sic!) messe in fila da un anno – Carlo Stasolla, Presidente Associazione 21 luglio, sul sito de Il Fatto.

Una sconfitta elettorale, unita alla canicola estiva, può rappresentare un mix in grado di deformare la realtà e di raccontare “altre verità”. E’ di ieri il post firmato Movimento 5 Stelle dal titolo “Tutta la verità sui campi Rom” che, unito alla lettera indirizzata dalla sindaca della Capitale al Prefetto per chiedere una moratoria sui migranti, segna la virata dei 5 Stelle romani verso l’elettorato fuoriuscito a destra. Breve il post sul blog ma incredibilmente infarcito di inesattezze e falsità che proviamo, una ad una, a smontare.

Il MoVimento 5 Stelle a Roma ci ha messo la faccia e ne va fiero.
Il “Piano per l’inclusione dei rom” a Roma è stato presentato il 31 maggio scorso dalla sindaca Virginia Raggi in una conferenza stampa. Nel corso della stessa è stato diffuso un comunicato stampa di 3 pagine ma del Piano… nessuna traccia. Poca trasparenza e altrettanto poca fierezza da rivendicare.

Di fronte a una emergenza di questo tipo, prodotta da decenni di malgoverno di Roma, le strada è una: smantellare i campi e creare le condizioni affinché l’emergenza non si ripresenti fra qualche anno. Il M5S ha fatto entrambe le cose, senza chiedere un solo euro ai romani.
La Giunta Capitolina prevede, per il superamento dei “campi rom”, l’utilizzo di fondi europei. Ogni romano versa ogni anno circa 80 euro all’Unione Europea. Distinguere i soldi versati al governo centrale o locale da quello versato all’Europa è una mistificazione, un parlare alla pancia dei cittadini, un rappresentare cittadini di serie A, sostenuti da fondi locali, e cittadini di serie B, a cui ci pensa l’Europa.

I fondi ottenuti grazie a un bando che abbiamo vinto, circa 3,8 milioni di euro, sono dell’Unione europea.
I 3,8 milioni di euro sono stati vinti dalla Giunta Marino con delibera n.350 del 28 ottobre 2015. Nessun merito, quindi, al governo a 5 Stelle.

Quando si smantella un campo rom, cosa credete che farebbe la vecchia politica? Farebbe scomparire le famiglie da un momento all’altro? No, le trasferirebbero in un altro campo o un’altra area per un nuovo insediamento. E dopo aver smantellato anche quello? Ne individuerebbero un altro ancora! La “vecchia politica”?
Ma è esattamente quello che ha fatto la Giunta Raggi quando il 1° agosto 2016 ha chiuso l’insediamento di Via Salaria (con trasferimento delle famiglie in altri “campi rom”) e, il 25 ottobre, l’insediamento di Via Amarilli (con trasferimento anche qui in altri “campi rom”). E’ del 5 giugno scorso la proposta, fatta dall’Ufficio Rom di Roma Capitale, agli abitanti del Campig River, prossimo alla chiusura, di trasferire 8 famiglie nel “campo” La Barbuta. Insomma, rispetto alla “vecchia politica”, nulla di nuovo: alla chiusura dei “campi rom” segue il trasferimento in altri “campi rom”. Il gioco dell’oca di ieri vale anche per oggi!

L’Ue ci mette a disposizione questi soldi a patto che siano destinati esclusivamente all’integrazione delle popolazioni Rom. Se non li usiamo per chiudere i campi rom, li perderemo.
I soldi, come già avvenuto nel passato, possono essere spostati verso altre voci di spesa. Rientrano infatti all’interno del Pon Metropolitano 2014-2020 attraverso il quale la città di Roma ha ricevuto circa 37 milioni di euro suddivisi in diversi assi di intervento.

L’Ue continua a farci pagare multe.
Non è vero, l’Italia non è sotto procedura di infrazione da parte dell’Europa e quindi non ha pagato nel passato e non sta pagando nessuna multa.

E allora iniziamo: i campi della Monachina e La Barbuta verranno chiusi. Parliamo di 700 persone che risiedevano qui.
Secondo il Piano Operativo elaborato nell’aprile 2017 dalla Giunta Raggi, si prevede, entro il 31 marzo 2020 di far uscire dai due insediamenti solo 60 individui, con un costo pro capite di circa 63.000 euro, 345.000 per le 11 famiglie coinvolte. Pertanto non 700 persone ma solo 60. Una vera manna per cooperative e associazioni senza scrupolo che parteciperanno al prossimo bando!

Stop. Questa storia si chiude qua. Ora a Roma si cambia musica, termina il post delirante. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori. Magari sarebbe meglio dire che chi non dichiara il reddito venga perseguito dalla Guardia di Finanza e per chi si trova ad elemosinare vengano attivati programmi di sostegno sociale. Altrimenti è Grillo ad essere fuori. Fuori dalla legge e soprattutto dai valori costituzionali di un Paese civile e democratico che il Movimento 5 Stelle si vorrebbe apprestare a governare.

A Roma si dice: “A Cazzari!”.

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