Promo de “Il bandito della Guerra Fredda” – Portella della Ginestra, la prima strage di Stato

La strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947 doveva provocare la reazione del Partito Comunista per innescare un colpo di stato. Mentre si stava ancora scrivendo la Costituzione era già tutto pronto: l’appoggio militare degli Stati Uniti, perfino la benedizione della chiesa, gruppi paramilitari e di terroristi fascisti appoggiati da monarchici e separatisti, l’onnipresente presenza della mafia sia siciliana che italoamericana e perfino un “capo” che se lo guidasse. Questo emerge a settant’anni dalla strage da “Il bandito della Guerra fredda”, libro di Pietro Orsatti pubblicato da Imprimatur editore. Una ricostruzione basata sulla rilettura di documenti “riscoperti” e in parte inediti, impietosa e a volte “politicamente scorretta”. Un libro «schierato dalla parte di chi ha subito la violenza aggravata dall’inganno», come scrive l’autore nella nota introduttiva.
cover Il bandito della Guerra fredda

Il libro si concentra sulla figura di Salvatore Giuliano, pedina e catalizzatore di un intreccio politico sia nazionale che internazionale, e la inserisce all’interno di uno scenario ben lontano dalla versione ufficiale sia sulla sua vita che sul suo ruolo anche nella strage del primo maggio 1947. Un ragazzo siciliano che uccide un carabiniere nel 1943 per due sacchi di grano destinati alla borsa nera e pochi mesi dopo guida un gruppo armato che assalta armerie e organizza evasioni di massa per poi fuggire prima in Calabria dove entra in contatto con i gruppi fascisti legati al “principe nero” Pignatelli e probabilmente su ordine di questi infiltrarsi a Taranto nei reparti dell’esercito sabaudo sotto comando americano per poi disertare e arruolarsi nelle Marche al gruppo “Ceccacci” della Decima Mas di Juno Valerio Borghese e alla fine, come raccontano i documenti dei servizi segreti Alleati, a diventare prima comandante della “Brigata Giuliano” (e non “banda” come verrà chiamata in seguito) di fede fascista e alla fine diventare il Colonnello dell’esercito separatista EVIS. Giuliano mafioso e socio in innumerevoli affari con Cosa nostra a partire dal business dei sequestri. Giuliano che si macchia con i sui di centinaia di omicidi soprattutto di uomini delle forze dell’ordine e militanti comunisti e dirigenti sindacali.

Giuliano che nell’agosto del 1947 doveva organizzare l’evasione di Valerio Borghese da Procida per consentirgli di guidare il golpe che doveva scattare dopo la strage di Portella. Giuliano che solo sette giorni dopo la strage di Portella della Ginestre si prese una settimana di vacanze sulle montagne che sovrastano Montelepre con Mike Stern (all’epoca ufficiale e membro del controspionaggio statunitense), un’agente svedese legata al movimento sionista e un altro membro dei servizi americani. Morto ammazzato a 27 anni dopo sette anni di violenze e sangue. Dopo che per anni pubblicamente chiedeva ai politici che “rispettassero i patti” dopo essere saliti al potere. I patti stretti per colpire il Pci e il sindacato.

Innumerevoli le figure che ricoprono il ruolo da coprotagonisti nel libro: dai boss Lucky Luciano e Vito Genovese a Gaspare Pisciotta a Ferreri detto Fra’ Diavolo luogotenenti del bandito, dal generale Giuseppe e Castellano e il suo attendente Vito Guarrasi all’ispettore Ettore Messana e l’allora ministro degli interni Mario Scelba, da Junio Valerio Borghese e i suoi ufficiali più fidati a ai politici della Dc dell’epoca e al clero siciliano e romano. Ma uno fra tutti ha avuto un ruolo di grande stratega delle prime mosse della Guerra fredda non solo nel Mediterraneo: James Jesus Angleton, agente dei servizi americani per poi diventare prima responsabile per l’Italia dell’Oss e in seguito capo del controspionaggio della Cia, reclutatore di agenti nazisti e fascistii – lui che riuscì a garantire a Borghese e ai suoi ufficiali della Decima Mas di non finire davanti a un plotone di esecuzione – e che fu anche lo stratega del golpe in Gracia negli stessi anni in cui si tentò una via reazionaria e autoritaria in Italia. «Ed è proprio perché il gruppo dirigente del Pci scelse di non reagire violentemente mobilitando le proprie masse allo stato insurrezionale dopo la strage di Portella – come invece avevano previsto e auspicato i golpisti – che il colpo di Stato costruito così pazientemente costruito anche grazie alla scrupolosa e maniacale tessitura di Angleton, non andò in porto».

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