Desolazione informata

Per me che ho passato la vita a scrivere da quando piazzai il primo articolo eoni fa, passare in edicola è diventato un rituale funereo. Quel mondo non c’è più. Qualche settimana fa un collega inglese mi domandava per quale ragione un paese europeo come l’Italia fosse precipitato in coda alla classifica mondiale sulla libertà di informazione. Credo che non gli sia piaciuta la mia risposta: “Non è un problema di libertà di informazione, è che l’informazione in Italia non c’è più”. Non si è fatto più sentire.
Non esiste più la notizia.Nessuno la cerca, nessuno la pubblica. La notizia, che dovrebbe essere la ragione per quale si fanno i giornali, si è estinta per denutrizione. Certo si pubblicano i siti web, si fa radio e televisione, qualcuno perfino stampa sulla carta involti per incartare il pesce, ma la notizia è diventata talmente rara nel flusso dell’informazione da poi essere considerata fake news anche se vera. Tutto è fake, realtà compresa. I giornali sono un “accrocco” di opinioni e veleno, di insulti e commenti più o meno arguti, di certo superflui. Specchio della politica nazionale divisa fra neo stalinismo, populismi d’accatto, partiti in franchising, marginalismi narcisistici. Tira la gnocca, come sempre, ma anche quella è in calo di gradimento.
Si fanno i libri. Pure quelli in non li compra più nessuno. Penso che perfino il bulimico Fabio Volo ormai venda pochino. Il settore è in crisi, aumenta per la prima volta il fatturato, ma i lettori sono in calo vertiginoso (un cane che si morde la coda, per affrontare la crisi si aumentano i prezzi di copertina e come risultato si perdono i lettori).
I grandi temi che segnano la nostra società, la nostra storia, la nostra natura nazionale, sono del tutto scomparsi. E visto che siamo un popolo di presuntuosi (e ignoranti) neanche ci informiamo sulla stampa estera. Andiamo a vedere cosa esce fuori dall’Italia solo quando parlano male di noi.
Intendiamoci, un paese senza un’informazione degna di questo nome non è un paese pienamente democratico e rischia di essere preda di ogni possibile operazione autoritaria.
Chi sono i responsabili di questa situazione? Tutti. La politica e la cosiddetta antipolitica in egual modo (come sono simili ai vecchi politici i nuovi rampolli, con in più l’aggravante dell’arroganza che dissimula l’ignoranza), gli editori che non sono mai stati editori e basta, i lettori che non leggono, la categoria giornalistica che invece di alzare la testa e rilanciare il giornalismo si è arroccata a salvare il proprio piccolo mondo e una pagnotta sempre più misera e risicata (comprensibile, il giornalista fa un lavoro e ovviamente cerca di salvare la propria busta paga).
Non dico nulla di nuovo, semplicemente metto tutte le cose in fila.
E mi faccio una domanda.
Quando ci decideremo a essere cittadini? Quando inizieremo non solo a denunciare la cattiva informazione invece di cercarla e pretenderla? L’era di Internet ha contribuito a creare un grande equivoco, che tutto sia gratis e chiunque possa essere protagonista anche dell’informazione. Ma il giornalismo, e qui dobbiamo fare chiarezza, è altro. E’ lavoro, costi, analisi, professionalità, cocciutaggine, impegno, qualità della scrittura, studio. Tutto ciò scompare. E visto che è tutto gratis e che il lavoro giornalistico non viene più pagato, il giornalismo sta diventando una professione basata sul censo. Solo chi domina può informare (a modo suo). E questo non avverrà domani. Sta già avvenendo.

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