“Il bandito della Guerra fredda” in libreria dal 30 marzo

cover Il bandito della Guerra fredda

Pietro Orsatti

Il bandito della Guerra fredda

Il peccato originale della Repubblica Italiana

Salvatore Giuliano, pedina di un colpo di stato fallito e di un intrigo internazionale

atto di nascita della Guerra fredda

A settant’anni dalla strage di Portella della Ginestra si aprono, almeno parzialmente, gli archivi italiani, inglesi e statunitensi sui sette anni che cambiarono la storia del nostro Paese. I sette anni “ufficiali” di attività del bandito Giuliano, dal 1943 al 1950, anno della sua morte. Quello che emerge dalla lettura dei documenti resi pubblici negli scorsi mesi e dalla ricerca di altre testimonianze finora inedite, smentisce gran parte delle verità ufficiali. Dai retroscena dello sbarco in Sicilia degli Alleati nel 1943 all’arruolamento nei servizi e nella nascente Gladio di una folla di fascisti della Decima Mas e non solo, mafiosi siciliani e italo americani, spie, una folla di uomini dello Stato con i loro patti innominabili, contrabbandieri internazionali, politici, funzionari, ufficiali tedeschi, avventurieri in cerca di guadagni. Smentisce, soprattutto, la genesi della strage che diede il via alla sanguinosa catena di eventi che ancor oggi conosciamo come “strategia della tensione”: la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947.

«C’è un punto di origine, comunque, che non ho mai capito e forse indagato a monte di tante scelte politiche e personali – scrive Orsatti nel capitolo di introduzione – Una sensazione di essere figli, vittime e complici di un occulto peccato originale. Qualcosa di non scritto e di non detto, di nascosto o camuffato ad arte. Che ha segnato la vita di tutti noi. Il senso di essere stati manipolati, come se la storia che conosciamo, la storia di questo popolo e di questo Stato, fosse del tutto falsa, compromessa, inquinata». E il punto di origine è quella strage in un giorno di festa all’alba della Repubblica Italiana.

Giuliano è figura simbolica e centrale, è protagonista, è corpo. Ma è uno strumento. Strumento della Guerra Fredda, di un esperimento che, come diranno poi fonti dell’intelligence occidentale, verrà riproposto in altri luoghi nei decenni successivi: dall’Algeria al Medio Oriente, dal Cile e dall’America Latina al Sud Est asiatico. L’Italia, e la sua fragile e ricattabile Repubblica, trasformata in laboratorio, dove fascisti, mafiosi, spie, criminali internazionali, politici ambiziosi, imprenditori privi di scrupoli, servitori dello Stato infedeli e ambienti vicini al Vaticano si muovono nell’ombra per dare vita a una messinscena che ha condizionato la vita e la storia degli italiani.

Quello che emerge da questo libro che non è solo un’inchiesta ma anche riflessione politica e personale, sembra diventare parziale se non falsa. E tutto quello che seguirà fino ad oggi sembra diventare figlio di un peccato originale. Quello che portò un ragazzo di poco più di vent’anni a diventare il bandito della guerra fredda.

Il libro “Il bandito della Guerra fredda” non solo si concentra sulla figura di Salvatore Giuliano, ma analizza attraverso la lettura di documenti provenienti dagli archivi sia dei servizi Usa che da quelli inglesi, archivi italiani – sia pubblici che privati -, pubblicistica e testimonianze dell’epoca, atti di inchiesta e giudiziari, il periodo storico che intercorre dallo sbarco angloamericano del luglio ’43 e si conclude con la morte di Giuliano nel ’50. E giunge a una serie di ipotesi.

Giuliano e la sua banda erano inseriti nei gruppi neofascisti. Anzi, sia lui che molti dei suoi uomini e luogotenenti (fra i quali Pisciotta e Ferreri detto Fra’ Diavolo) erano stati sia arruolati che formati come “sabotatori e esecutori” nella RSI (X° Mas di Borghese e Brigate Nere etc), già nei primi mesi del ’44. Dopo il 25 aprile come molti dei loro “camerati” (a partire dallo stesso Borghese), Giuliano e i suoi vengono “arruolati” sia in funzione anticomunista che “anti inglese” dai servizi statunitensi. Nel libro, poi, viene ampiamente documentata un’operazione in Sicilia – e in gran parte affidata proprio a Giuliano e alla sua banda – mirata per addestrare ebrei palestinesi o superstiti dei campi di sterminio da inviare in Palestina per operazioni terroristiche contro la Gran Bretagna e per formare i quadri dell’esercito del futuro Stato di Israele.

I servizi statunitensi, i neofascisti, i monarchici e i separatisti – con la piena partecipazione della mafia siciliana e italoamericana, anche questa documentata “formalmente” negli archivi consultati – costruiscono dal 25 aprile in poi le condizioni di una svolta reazionaria in Italia per impedire prima il referendum e poi la partecipazione al governo e alla fase costituente del Pci. Questo avviene anche con il pieno appoggio dei vertici del Vaticano e di parte della DC.

Nel 1947 la strage di Portella della Ginestra – e poi successivamente gli attacchi di giugno e l’attentato a Togliatti – viene pianificata per provocare una reazione da parte del Pci. Anche qui i documenti fanno intendere chiaramente che Giuliano non solo fosse braccio armato degli attacchi ma che perfino dovesse curare l’evasione e poi la sicurezza di Borghese all’epoca detenuto a Procida. l’eliminazione di Giuliano – pedina, strumento e vittima di un gioco più grande di lui – fu necessaria per eliminare un testimone troppo scomodo dopo il fallimento del colpo di Stato.

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BANDITOGUERRAFREDDA_scheda

IL BANDITO DELLA GUERRA FREDDA Dagli archivi ritrovati, la ricostruzione della storia di Salvatore Giuliano e di Portella della Ginestra. Il peccato originale della Repubblica

di Pietro Orsatti I

SBN 978 88 6830  514 7 | 16,00 €

formato 14×21 brossura con bandelle | pp. 240

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