Da Gelli a Renzi, l’attacco alla Costituzione secondo Ingroia

di di Pietro Orsatti

Quella che a scuola ci descrivevano come “la Costituzione più bella del mondo” da decenni non piace alle lobby, alla massoneria coperta, ai politici “faccio tutto io” in varia salsa autoritaria, ai nostalgici dei bei tempi che furono in camicia nera e fez, ai mafiosi, agli eversori dentro e fuori la macchina dello Stato, agli ideologhi fondamentalisti del libero mercato. Troppi vincoli per i potenti, troppe tutele per i più deboli, troppi contrappesi, troppe regole, troppa attenzione al sociale a discapito del dominio. Non piace proprio a chi vorrebbe mani libere e vorrebbe dimenticarsi da dove viene quella carta, quanto sangue fu versato per ottenerla, quanti sacrifici e idee vennero spesi per scriverla. “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione – spiegava ai giovani Piero Calamandrei nel gennaio 1955 – andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”.

Già, una costituzione nata dalla Resistenza dal nazi-fascismo non può piacere a chi vorrebbe revisionare storia e regole, tutele e diritti, limiti e etica. E che di tanto in tanto fa l’occhiolino al bel tempo che fu.Antonio Ingroia è un ex magistrato antimafia. Oggi fa l’avvocato, l’amministratore di un’agenzia della Regione Sicilia e non disdegna la politica. Si è occupato di mafia militare e di poteri occulti. Da Palermo, che è osservatorio privilegiato per capire il sistema di potere che cerca, da sempre, di condizionare il Paese e il sistema democratico.

Una seconda vita, quella dell’ex pm, che lui vive in qualche modo come prosecuzione naturale della sua precedente, giovane allievo di Paolo Borsellino catapultato in quella che da sempre è considerata una delle sedi giudiziarie più calde del Belpaese. Una seconda vita dove è più facile dire quello che si pensa, senza incappare ad esempio in provvedimenti disciplinari solo per essersi dichiarato “partigiano della costituzione”.E questo essere “Dalla parte della Costituzione” Ingroia lo ha trasferito un libro (edito da Imprimatur editore e in distribuzione dal 15 settembre 2016). Un libro che rilegge la storia degli attacchi alla Costituzione partendo dalla P2 e passando per Craxi e Berlusconi per arrivare fino ad oggi e al referendum sulla “deforma” costituzionale Renzi-Boschi.

Un libro impietoso, documentato, pignolo. Da investigatore. E da giurista. Perché analizza nel dettaglio anche l’articolato del testo che dovremo approvare a dicembre (un SI o un NO per cambiare le regole del gioco a scatola chiusa). E ne ricostruisce la storia, di questo continuo attacco, partendo proprio dal suo osservatorio e dal suo precedente lavoro, da quell’inchiesta “Sistemi Criminali” archiviata si, ma che se rilette le motivazioni oggi lascia senza fiato.Quella dell’avvocato Ingroia è una difesa appassionata, competente, documentata. A tratti perfino feroce. “Tutti pensiamo di conoscere il Piano di rinascita democratica della P2 – scrive nel suo libro – tutti pensiamo di sapere quali fossero i progetti e gli obiettivi politico-istituzionali di Gelli, ma non è vero, ne abbiamo solo una vaga idea. In più, siccome “sentiamo”, sentenze di assoluzione a parte, che il Venerabile avesse finalità illecite, non consideriamo e anzi escludiamo in cuor nostro che le sue idee siano mai potute diventare, in parte, e in parte possano diventare le nuove leggi, le nuove regole, le nuove riforme istituzionali con le quali ci presentiamo in Europa. E lo escludiamo perché non vogliamo ammettere neppure a noi stessi che l’Italia ha solo apparentemente eliminato i virus antidemocratici piduisti. Non vogliamo guardare la realtà in faccia, e cioè che quei virus il nostro organismo politico-sociale li ha invece ingoiati, digeriti, fatti propri, restandone contagiato e definitivamente infetto e condizionato. L’Alieno Gelli si è impossessato di noi, perché era tutt’altro che un alieno della classe dirigente di questo Paese, prevalentemente antidemocratica e, se non criminale tout court, abituata a convivere con il mondo criminale ed a servirsene. E se ci guardiamo intorno, dobbiamo ammettere che viviamo già nella Repubblica verticale teorizzata da Gelli, negazione della Democrazia orizzontale disegnata dai padri costituenti. E quel che si profila, con la controriforma renziana dello Stato, è la definitiva legittimazione costituzionale della Repubblica verticale, autoritaria, intollerante, sfrenatamente capitalista e neoliberista, diseguale, cinica e guerrafondaia, ispirata da Licio Gelli”.

Come dice Marco Travaglio nella prefazione di “Dalla parte della Costituzione”, questo però non è un libro con finalità politiche solo contingenti. E’ un’analisi di un processo di smantellamento dell’assetto costituzionale dello Stato che sarà utile avere accanto quale che sia il risultato referendario. Un libro che ricostruisce un pezzo di storia istituzionale che in troppi hanno voluto rimuovere. E nascondere.

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