La creatività è una via di uscita?

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Alcune riflessioni di altissima bassezza sulla creatività italiana

La creatività è una via di uscita. Bella frase, bello slogan, così rassicurante, così accattivante. Fighetto abbastanza da poterselo spendere in un estremo tentativo di rimorchiare all’ora dell’aperitivo.
Fondamentalmente un’abissale stronzata.
La creatività, in questo Paese, è un’opportunità solo per chi ha un determinato censo, per chi ha le spalle coperte, conoscenze, santi in paradiso e possibilmente uno zio assessore. Se sei creativo e non hai chi ti copre le santissime chiappe puoi essere anche Brunelleschi e non ti si caga nessuno.
Fra l’altro la cosiddetta “creatività” sta all’arte come i “contenuti” stanno al giornalismo o come l'”editing” sta alla letteratura. Perché in questo paese arte, informazione, editoria non sono più mossi da valori quali “ruolo sociale”, “cultura” e “ricerca artistica” ma solo dal marketing. E in particolare da quella forma nostrana di marketing primitivo che si può sintetizzare in un non altrettanto elegante slogan. Questo: “chiudi le vacche nel recinto e mungile finché schiattano” (cit da un capo marketing di Telecom ai bei tempi di Tronchetti Provera).

p.s. (tornare ad essere creativi davvero sarebbe una rivoluzione. Ma per la rivoluzione, ormai, l’appuntamento è alle 19 al bar per l’aperitivo e chi si è visto si è visto)

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