Il mugugno

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Il mugugno non ha colore, va oltre all’ideologia, alle idee, alla logica. Il mugugno “social” è lo sport nazionale, il nuovo “caffè dello sport” dove derimere deliri e conflitti fra un caffè e un giro di briscola. Il mugugno ci colpisce tutti, noi donne e uomini sempre connessi. Non abbiamo un’idea? Un mugugno. Ci siamo svegliati male questa mattina? Un altro mugugno. Ci hanno fatto la multa per divieto di sosta? Un altro mugugno, e bello grosso.
Il mugugno è iperbolico, totalizzante e non ammette repliche attendendole. E nella replica, attesa e cercata, scatta l’insulto, il ringhio. Il mugugno ci coglie tutti, e tutti siamo impreparati. Perché il mugugno sta diventando linguaggio, forma di comunicazione. Meglio del pettegolezzo, del gossip, della Roma e di “Totti firma si firma no”. Il mugugno siamo noi, questa Italia ingrigita, cupa, svaccata, cosce aperte per sbraco e non per oscena provocazione.
Il mugugno è diventato politica. L’irreale che si fa potere. Like, like, like… ma mi hai condiviso si o no? Il mugugno è pronto perfino lì a tavola, il telefono posato accanto al piatto, un occhio al lampeggio… “sai cara ti volevo chiedere se vuoi… ma guarda sta testa di cazzo che scrive… mo’ gli rispondo… che dicevo? Ah, non ricordo… poi mi torna in mente”.
Il mugugno è la rimozione totale. Siamo tutti concentrati, tesi, pronti, scattanti e assenti. Intenti nel mugugno ormai sordo alla vita.
Che Zeus lanci la sua folgore su ogni ripetitore del pianeta e sul pc di Zuckerberg!
E sul mio mugugno.

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