Una questione politica: la “sinistra” e Roma

campidoglio

di Pietro Orsatti

Siete contenti, paludati dirigenti di partiti senza più anima e identità, pezzi ammuffiti di una sinistra che ha smesso di essere tale da quando ha perso contatto con la realtà limitandosi a vivacchiare di rendita? Avete consegnato la Capitale a un movimento contenitore di pulsioni e bisogni e significati così distanti dalla realtà quanto è la Terra da Giove. Che trionfa in un tripudio di banalità e semplificazioni che lacereranno ancora più profondamente il tessuto di una città di quasi cinque milioni di abitanti che da 10 anni almeno subiscono la famelica corsa degli sciacalli sul cadavere della democrazia e della convivenza. Un movimento figlio di una borghesia delle professioni, di interessi altri da quelli delle classi – ormai plurali – più marginalizzata e oppresse.

Avete dimenticato chi siete per comodità, pigrizia intellettuale e interesse. E narcisismo. Avete svenduto anima e idee per due minuti al TGR e vostra madre per una comparsata a Omnibus alle 7 di mattina. E noi, che abbiamo fatto politica e poi ci siamo trovati a fare un passo indietro, che abbiamo ancora più colpe di voi. Perché ci siamo arresi, abbiamo delegato a un ceto politico che se non avesse avuto spazio in una folla di assemblee e consigli e giunte avrebbe alimentato la schiera di disoccupati cronicizzati, di inabili al lavoro per manifesta incapacità.

Avete lasciato che le mafie e i fascisti si prendessero Roma. Inconsapevoli? Fino a un certo punto. Perché se è vero – ed è vero – che non c’è romano che non sappia chi siano Carminati, i Casamonica, la Banda della Magliana, la ‘ndrangheta e la camorra, Cosa nostra e gli Spada e i Fasciani perché ogni giorno ne subisce il potere ostentato in ogni piazza, strada e vicolo, voi non solo avete fatto finta di nulla, ma in alcuni casi – clamorosi – vi ci siete appattati, per una manciata di spiccioli e più spesso per assoluta ignoranza.

“Non eravamo noi contro la mafia, era la mafia che era contro di noi”. Questo dicevano i braccianti che immediatamente dopo l’ultimo conflitto lottarono in Sicilia contro il latifondo, contro la mafia, contro il potere garantito da inquietanti esponenti politici come Scelba, Milazzo, Andreotti e De Gasperi. Gente comune, spesso analfabeta, che aveva una visione del mondo e dei poteri che lo opprimono molto più chiara di qualsiasi attuale esponente locale e nazionale di questa presunta sinistra ciarliera e utile quanto un grappolo di emorroidi. Una sinistra che ha rimosso Mafia Capitale dalla campagna elettorale, come se la mafia non rappresentasse oppressione, interessi e ceti dominanti. Ma la città lo sa cos’è la mafia, non voi e i vostri convitati a aperitivi e salotti di una borghesia che si presume “progressista” e invece è convenzionale e reazionaria quanto la borghesia nera che ha spalancato le porte a Mafia Capitale.

Non vi piace l’invettiva? Vi offende? Non me ne può fregare di meno. Avevate opportunità e ruolo, formazione e occasione. Vi siete dedicati a rimirarvi compiaciuti allo specchio cancellando ogni rimasuglio di storia. Della storia di milioni di romani che hanno reagito alla criminalità, al fascismo, alla violenza politica, al potere, e che avete tradito per dedicarvi a uno sconcio spettacolo di autocommiserazione.

Levatevi dai coglioni, meglio un vuoto a sinistra che la vostra inutile occupazione di spazio e ruolo.

In viaggio da Palermo a Tindari, 6 giugno 2016

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