La fu Capitale d’Italia sopravviverà alla classe politica nazionale?

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Leggo delle ultime acrobazie del Pd nazionale sulle prossime elezioni amministrative a Roma.  Riprendo la rassegna stampa delle ultime settimane e mi metto a studiare. L’ho tenuta nel cassetto per un po’ questo pastone di dichiarazioni a piede libero, sentivo la necessità fisica di prendere distanza. Ma questa sera a Torpignattara alla Casa del Popolo ho la presentazione del mio libro Roma Brucia e la politica e l’attualità inevitabilmente faranno da protagoniste del dibattito. E non potrò astenermi dal dire la mia (altrimenti che senso avrebbe scrivere un libro e farlo girare in decine di presentazioni su è giù per la penisola).

E allora vediamo se ho capito qualcosa di quello che sta accadendo sotto lo sguardo esterefatto dei romani. Mentre il Pd romano è stato azzerato e intimidito in questi mesi dal pio Matteo Orfini​ (ve la siete dimenticata quella riunioncina pacata e segreta del super commissario con gli eletti in Campidoglio sollecitati a votare la sfiducia a Marino se volevano essere ricandidati al prossimo giro?) sbuca fuori dal cappello a cilindro del premier-segretario-rottamatore e di un partito che fu (fosse solo per pochi minuti) democratico… Francesco Rutelli. O meglio, due dei protagonisti del suo lungo periodo di amministrazione della Capitale: Giachetti (capo di gabinetto del sindacone laziale) e Tocci (vicesindaco con innumerevoli deleghe). Il primo, apprendo, è in quota Renzi mentre il secondo sarebbe in quota bersaniani e delusi vari. Giachetti l’ho conosciuto ai tempi dei Verdi (o meglio dei Verdi Arcobaleno). Ha dalla sua che è romano e soprattutto romanista. Il secondo sta cercando di capire qualcosa della trasformazione genetica della sinistra (sinistra?) e del Pd e la sua analisi in parte mi convince e nell’insieme mi deprime (analisi oneste ma devastanti per chi le legge e soprattutto – credo – per chi le ha scritte). Contemporaneamente l’area Tocci  ha la tentazione di lanciare una lista civica al posto di una lista Pd. Credo che la tentazione sia maggioritaria  nel partito. Chi se la sente, oggi, di mettere la faccia sotto il simbolo inaugurato da Veltroni dopo tutto quello che è successo a Roma nell’ultimo anno?

Insomma, nell’indecisione temo che l’ipotesi di spostare di un annetto il voto nel partito di Renzi – e anche lui sta passando un momento difficile grazie alla reginetta Boschi – stia diventando un passaggio obbligato. Per il Pd, ovviamente, non per i romani ai quali sono bastate poche settimane per capire di che pasta sia fatto il commissario Tronca. La faccia clericale del potere autoritario che ci ha regalato il duo non comico Renzi Alfano e che, ogni giorno che passa, sembra dedicarsi più alla restaurazione dei gruppi di potere (i soliti) romani che a governare una città di cinque milioni di ostaggi ormai allo sfascio.

Il M5S con le ultime vicende campane ha perso la verginità e anche credibilità. Il primato dell’onestà, che stava macinando consensi ora si sta rivelando una trappola. Se saranno abili riusciranno a far scattare una reazione interna e esterna e a riposizionarsi, ma temo che stiamo per assistere all’inizio di una faida.

A sinistra, poi, è possibile che non ci fosse nessun altro esponente che Fassina da candidare? Che ne so… faccio un nome… Vezio De Lucia? Non ho nulla contro Fassina, ma non mi sembra avere presa sulla città, sui romani e sul paese. Su di me sicuramente non ne ha. Una candidatura fragile. Per essere buoni.

L’unico che avrebbe trovato il mio consenso – e credo della maggioranza dei romani – sarebbe stato Barca. Credo che Orfini e Renzi lo abbiano debitamente chiuso in una cella frigorifera. Avrebbe perfino potuto fare il sindaco e non il prestanome del Nazzareno e dei poteri capitolini. Intollerabile.

E intanto il processo a Mafia Capitale va avanti. Nel silenzio più assordante. E’ iniziato il dibattimento. E nessuno sa nulla. Dopo il clamore mediatico dell’apertura del processo solo silenzio, qualche breve di taglio basso per addetti ai lavori.

Siamo a Roma, dopo tutto. La città eterna che tutto assorbe e metabolizza. Finora.

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