Rimozione Capitale. La necessità dell’invettiva

remotti

Oggi sarebbe stato il compleanno di Remo Remotti, 91 anni. A lui ho dedicato il mio ultimo libro, il suo furibondo disincanto è stato il sestante e la sua propensione all’invettiva la bussola che mi hanno permesso di scriverlo. Lo so, non c’entra nulla con la seconda udienza del processo al sistema di Mafia Capitale che si aprirà domani a Roma, ma a volte “sgarrare” dalle regole, se poi si tratta di Remo, dovrebbe diventare buona abitudine. Perché con la sola fredda cronaca ci stiamo facendo la birra, perché con questa “fissa” (grazie Remo, non mi veniva la parola) che bisogna fare tutto secondo le regole ci siamo fregati con le nostre stesse mani. Perché se è solo cronaca smetti di fare collegamenti, inchiesta, approfondimento. Tanti fatti scollegati fra loro. Schema perfetto per occultare lo scenario nel suo insieme. Disegni una tessera del puzzle e poi la metti nella scatola sbagliata. Quella della rimozione per eccesso di informazione e di cautela.

Ma si, “volemose bene, brutti stronzi”. Volemose bene e non guardiamo oltre al nostro recinto. E usiamo tutto per rimuovere anche il minimo frammento di realtà dal racconto che facciamo del Paese. Aggrappandoci alle tragedie e all’orrore degli attentati in Francia. Cordoglio, proclami, lacrime da coccodrillo e abile virata dell’attenzione. Scompare il caso Campania, si dissolve quello siciliano, la corruzione attenuante che precede l’assoluzione: meglio corrotti che mafiosi.  Mafia Capitale l’hanno ringraziata nei titoli di coda di Suburra?

L’orrore della guerra alla porta di casa, altro oggetto rimosso per anni per poi diventare centrale alla bisogna, e del Giubileo messo a repentaglio dalla furia dei kamikaze del Califfo. (chissà come avrebbe disegnato il Califfo Jacovitti?) Surreale clima da guerra fredda. Polizia, posti di blocco, allarmi attentato, caccia a venditori “abbronzati” di bastoni da selfie che è noto sono armi di distruzione di massa. Folla di commentatori improvvisati (spaventati? Neanche un po’, sprizzano gioia da ogni poro) che prendendo il cappuccino al bar invece di lanciarsi nell’abituale gioco di disegnare la prossima formazione della Roma (la Magica!) si improvvisano editorialisti de Le Monde Diplomatique e, i più timidi, di Limes. Tutta l’attenzione, tutta, sul pericolo maomettanoislamistafindamentalistatalebano per creare quel giusto mix di paura e disattenzione con il quale determinare la perfetta cortina della rimozione: la solidarietà nazionale, il fronte comune contro il nemico, feroce e Saladino. Tutto il resto polvere da infilare sotto il tappeto sperando che non ci sia qualcosa in mezzo che con il tempo si metta a puzzare. Ma se poi puzzerà fra un settimana chissenefrega, l’importante è che non puzzi ora.

Perché ci sono cose da rimuovere, da dimenticare o almeno camuffare: la legge di stabilità e il caso Campania che infastidiscono il venditore della Folletto (pregasi sia i venditori che la Folletto di non querelarmi che è  solo una battuta anche se infelice) che contemporaneamente è segretario del partito di maggioranza (estremamente relativa) e premier. E poi c’è da far passere in silenzio il caso Roma, ovvero il processo che domani si arenerà per un bel po’ di udienze su una battaglia procedurale che nessuno vuole neanche minimamente sforzarsi di capire (il 416bis, il patteggiamento di Buzzi, la detenzione al 41bis di tre imputati e il diritto di difesa e la lista dei testimoni chiamati dalla difesa) e la situazione politica e amministrativa della Capitale che definire surreale è il minimo. Due prefetti, o meglio un prefetto irritato perché deve condividere i poteri sul Giubileo con il commissario, che da quando si è insediato non ne ha azzeccata una. E poi i partiti in dissoluzione, spappolamento, affogamento nella melma che si è formata sotto il tavolo di un lunghissimo banchetto. Di tutto questo non parleremo. Non è utile, non è importante e soprattutto non è politicamente corretto. Perché l’unica cosa che conta è il feroce Califfo, che si poteva fermare ma faceva troppo comodo a tutti alimentare. La ‘ndrangheta brinda, dietro la quinta del Mediterraneo, aspettando di poter mettere le mani sull’ultimo raccolto di oppio afgano. Si chiude la giornata, si spera in un’ondata di indignazione per il solito arbitraggio favorevole alla Juve. Che la paura e il calcio sono una manna per questa voglia di rimozione che chiamiamo informazione.

Ciao Remo

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