Mi raccomando, a Roma la mafia non esiste

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Disarmante. Il circo, quello vero, emoziona, a volte commuove. Il circo mediatico in questo Paese no, è solo disarmante. Anche quando si da appuntamento per l’apertura di un processo, quello sul sistema di Mafia Capitale, che vede sul banco degli imputati mafiosi di ogni genere e grado, ex terroristi dei Nar, imprenditori, uomini politici, picchiattori, funzionari pubblici, e un’intera città, Roma la Capitale, e di conseguenza l’intero Paese. 46 imputati e centinaia di testimoni e quell’accusa, associazione mafiosa, che pende non solo sulla testa degli imputati ma di un sistema di gestione del potere.

La ressa attorno a Povia, che candidamente ha ammesso che visto che la stampa di mezzo mondo era lì davanti all’aula Occorsio tanto valeva fare una comparsata per promuovere il suo nuovo cd, è forse l’unico momento “alto” di questa mattinata di inizio novembre. Per il resto è stata bassa cucina da corridoio di Tribunale riversato sui media di mezzo mondo. Poco più di semplice gossip da cronaca nera.

Ha aperto i giochi il legale di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, lo stesso che ieri aveva annunciato l’intenzione di presentare un’ulteriore richiesta di patteggiamento per il suo assistito, con un’affermazione che va ben oltre un giudizio di merito sulla posizione del suo assistito: “Sono sempre più convinto che della mafia a Roma non ci sia proprio traccia”. A fargli da spalla – o è il contrario? – il principe del Foro Bruno Giosuè Naso, legale da sempre dell’ex Nar Massimo Carminati ritenuto il capo dell’organizzazione criminale: “Questo è un processetto dopato e montato da una campagna mediatica”. Una doppia provocazione a cui un pm esperto, e di solito estremamente silenzioso – se non addirittura muto – come Giuseppe Cascini, non è riuscito a ignorare dimostrando forse un eccesso di nervosismo che stra attraversando il gruppo di magistrati che rispondono al procuratore Pignatone. “Tutti i processi sono molto seri e tutti gli imputati vanno rispettati – si è sfogato Cascini -. Non è elegante e non rispettoso per i detenuti dichiarare che questo è un processetto. Io ho uno stile diverso e non vado per i corridoi a dire a tutti i presidenti di tribunale che incontro che sono i migliori”.

Di nervosismo in procura ce n’è probabilmente parecchio. Già scrivevamo ieri come la richiesta di patteggiamento annunciata dall’avvocato di Buzzi potrebbe non solo allungare a dismisura i tempi di un processo che già si prospetta lungo e difficile, ma che potrebbe far ripartire tutto da zero. Perché una richiesta del genere (3 anni e 9 mesi derubricando l’accusa di associazione mafiosa per l’ex capo della coop 29 aprile) visto l’obbligo di legge per il collegio giudicante di prendere immediatamente una decisione impone due sole possibili vie d’uscita che entrambe metterebbero in gravi difficoltà la procura. Se il collegio accetta indebolisce la tesi di associazione mafiosa anche per il resto degli imputati sostenuta da Pignatone i suoi. Se invece il collegio respingesse la richiesta di Buzzi dovrebbe per forza di cose spogliarsi del processo per aver assunto una decisione di merito avendola presa conoscendo solo il fascicolo dell’accusa e quindi il processo dovrebbe essere trasferito ad altro collegio e giudice. Un colpo altrettanto duro ai pm.

E se la procura mostra segni di nervosismo le difese invece ostentano sicurezza. L’avvocato Naso annuncia sorridente che Massimo Carminati in questo processo, per la prima volta in assoluto, parlerà. Sarà anche la prima volta, ma l’avvocato Naso in passato ha fatto analoghi annunci in altri anni e in altri processi e Carminati in ogni caso è rimasto muto. Un messaggio questo del cecato disposto a parlare? E se si, indirizzato a chi? Quando si parla di Carminati e di come ha agito in passato, fin da quando giovanissimo scese a Roma con la famiglia e aderì ai gruppi della destra eversiva senza disdegnare di fare affari con i cravattari romani e la Banda della Magliana, non si può mai dire. Uscito quasi sempre indenne da processi che tutti davano per certo che si sarebbero conclusi con una condanna. A partire da quello sul depistaggio della Strage della Stazione di Bologna fino a quello dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Quindi, davanti a una storia così complessa e così carica di ombre come quella di Carminati, che il suo storico legale sembri mandare messaggi all’esterno desta come minimo perplessità se non allarme.

Per il resto, poi, è sempre questo triste circo mediatico, che tutto travolge e impasta in una massa informe dove l’unico messaggio che emerge e che sembra arrivare all’esterno è che la mafia a Roma non esiste. Se semo sbajati?

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