Mafia Capitale, il processo e la città

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pubblicato su: AntimafiaDuemila

di Pietro Orsatti*
Ieri un convoglio della Metro A ha deragliato, mezza città immobilizzata per quattro ore, contemporaneamente l’Autorità anticorruzione  ha reso noto che oltre il 90% degli appalti degli ultimi 15 anni dell’Atac (l’azienda del trasporto pubblico) sono stati affidati a trattativa privata. Sempre ieri la città è stata graziata dall’ultima pioggia torrenziale, l’Aniene ha esondato a Tivoli e di problemi grossi, almeno questa volta, in città non ce ne sono stati. Bloccata intanto sempre dall’Anticorruzione la prima gara per i cantieri per il Giubileo e su tutte le altre, a questo punto, comincia ad esserci parecchia preoccupazione. Su tutti gli altri cantieri aperti, compresa la fatidica ultima tratta della Metro C che doveva essere consegnata ben più di un decennio fa, nessuno si espone a dire quando saranno terminati. Perfino in molti casi come quello della Nuvola di Fuksas e delle altre mega strutture iniziate e lasciate a mezza strada all’Eur, mom c’è anima viva che si azzarda ad accennare quando riprenderanno i lavori bloccati. A rendere più sereno il clima, gli arresti per appalti truccati sulla manutenzione delle strade a insaporire il tutto. Normale amministrazione. Ecce Roma, e andiamo avanti.

Il sindaco marziano non c’è più, arriva il dream team di Renzi e Gabrielli e la politica romana è in fibrillazione a caccia di candidati da bruciare la prossima  primavera sul traguardo del Campidoglio. Ignazio Marino sembrerebbe intenzionato, il condizionale in questo caso è d’obbligo, a presentare una propria lista che toglierebbe dal sette al nove per cento dei voti al centro sinistra (e in particolare al Pd), il M5S di sicuro arriverà al ballottaggio con percentuali tali che gli potrebbero permettere di trovarsi a governare Roma, la destra e pezzi di moderati sembrano volersi coagulare attorno alla candidatura di Giorgia Meloni anche se continua ad essere in campo – paradossalmente sia per la destra che per il centro sinistra – la candidatura di “Arfio” Marchini l’imprenditore che non dispiace ai costruttori romani e che tanto bene funziona nelle ospitate in tivvù. Poi c’è il jolly, perché il jolly in una situazione del genere c’è sempre, che potrebbe far saltare il banco. Francesco Rutelli, che dopo anni di discreto silenzio, torna in scena, si schernisce affermando che non ha intenzione di candidarsi, ma intanto dichiara di star lavorando (testualmente non dice “sto” ma “stiamo” facendo balenare l’immagine di una squadra che si è messa all’opera) per mettere in piedi una grossa iniziativa pubblica di studio e confronto sul futuro della Capitale per cercare di dare una mano con progetti e persone da mettere a disposizione di chi (e l’obiettivo ovviamente è il centro sinistra) governerà la città. Và a vedè…

E intanto prendono il via le grandi manovre per il processo a Mafia Capitale che inizierà il 5 novembre nell’aula bunker di Rebibbia. A fare da protagonisti gli avvocati della Camera Penale di Roma che il 10 ottobre si scagliano contro le decisioni di del Tribunale di Roma per la conduzione del processo e delle udienze che, per quanto riguarda gli  imputati in carcere sotto regime di 41 bis si è tradotta in partecipazione al dibattimento attraverso video conferenza (come ormai succede in quasi tutti i processi di mafia in Italia). «Il provvedimento con il quale il Tribunale di Roma – si legge nel comunicato della Camera penale – ha organizzato, con modalità dichiaratamente eccezionali, la imminente celebrazione del processo c.d. “Mafia Capitale” si traduce obiettivamente in un totale annichilimento del diritto di difesa degli imputati». «Sulla scorta di esigenze di “sicurezza” generiche quanto insussistenti – proseguono gli avvocati – si vuole imporre una modalità di effettuazione delle udienze (senza la personale presenza degli imputati, con un calendario parossistico che impedirebbe la partecipazione degli avvocati di fiducia e persino lo studio delle carte processuali, imponendo una distanza tra l’avvocato e il suo assistito che di fatto impedisce uno scambio reale e costante) che trasformerebbero il processo in un rituale vuoto quanto votato in maniera esemplare a dimostrare la inutilità della difesa». E concludono: «Per questo i penalisti protestano – proclamando l’astensione dalle udienze penali nei giorni 9, 10, 11 e 12 novembre
2015».

A rispondere all’attacco degli avvocati la Giunta romana dell’Anm. «In verità – precisa l’Anm – le modalità descritte sono comuni a tutti i processi in tema di associazione a delinquere di stampo mafioso celebrati nel nostro tormentato Paese e sono state utilizzate, in tempi recentissimi, presso lo stesso Tribunale di Roma nel processo relativo al cosiddetto Clan Fasciani; tutto ciò senza che venissero avanzate analoghe proteste». «Le modalità predisposte – conclude la nota – lungi dall’essere incostituzionali o indebitamente menomanti il diritto di difesa, riposano su disposizioni normative specificamente dettate per tali processi e sono preordinate a garantire che il dibattimento si svolga in modo sereno, sicuro e soprattutto celere». Ma non è finita qui, e infatti a stretto giro gli avvocati pubblicano una risposta nella quale affermano che il CSM abbia disposto di verificare «se le contestazioni della Camera penale abbiano fondamento», ed anche per «riflettere più in generale sulle problematiche che emergono in relazione all’organizzazione di maxiprocessi». E proprio questo intervento del CSM apre uno scenario ancora più complesso e rende ancor più evidente quale sia la reale importanza, anche sul piano nazionale, di questo processo.

L’azione degli avvocati non si è fermata solo a questo preventivo scontro procedurale. Sempre le Camere penali di Roma hanno presentato a settembre alla procura di Roma un esposto in cui denunciano ben 96 fra direttori di testate giornalistiche e cronisti (e anche Roberto Saviano che non guasta mai) rei, secondo gli avvocati, di violazione del segreto istruttorio per aver citato le carte delle due ordinanze di dicembre e giugno. I principi del foro di Roma, prima ancora di preparare la difesa in aula dei loro assistiti, hanno deciso di lanciare un chiaro segnale alla stampa. Se fate il vostro lavoro rischiate una denuncia, e visto che nei mesi scorsi lo avete fatto vi denunciamo in massa. Sono infatti 78 i giornalisti denunciati dagli avvocati per aver pubblicato le carte dell’inchiesta, per aver citato i verbali, le intercettazioni, i contenuti delle ordinanze del Gip regolarmente depositati e pubblici. Si tratta del primo caso in Italia. Anzi, in Europa. Gli avvocati della Camera Penale di Roma hanno deciso di denunciare i giornalisti ben sapendo che in termini giudiziari la loro azione non avrà seguito. Infatti l’avvocato Francesco Tagliaferri, presidente della Camera Penale di Roma, dichiara che «La procura non procederà contro i giornalisti, ma un freno va messo». Un freno che porterebbe i giornalisti a smettere di fare informazione.

* autore di Roma Brucia per Imprimatur editore

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