Non serve Mafia Capitale a affondare Roma. Ci pensa la politica

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Cominciamo dai Cinque Stelle. Dopo la durissima conferenza stampa di Libera e Uisp che annunciavano querele contro i pentastellati per le accuse inserite nel grande mistero di una relazione/denuncia alla Commissione Antimafia che chiamava in causa l’associazione fondata da Don Ciotti cosa è successo? Roberta Lombardi aveva annunciato che ieri (il 28 settembre) il documento “vero”, quello emendato, ripulito e bonificato sarebbe stato presentato in commissione. Cioè non quello in “bozza” e “non autorizzato” presentato in gran pompa il 7 settembre e fatto circolare verso giornalisti di fiducia ma un altro, un dossier due o tre. È successo qualcosa? No. Unico segnale il solito attacco e scambio di accuse verso gli assessori Sabella e Esposito – di loro parleremo dopo -. E quindi aspettiamo fiduciosi che un giorno (un giorno qualunque) questa relazione compaia nella sua forma “ufficiale” e si possa confrontarla con quella che è stata distribuita a mezza Roma – non ufficialmente – ai primi del mese.

Poi c’è Marino, che ormai temo abbia perso non solo il potere reale sul Campidoglio – e lo ha perso grazie al suo segretario premier che lo ha commissariato de facto senza commissariarlo formalmente -, ma che ormai viva in un mondo tutto suo totalmente sconnesso dalla realtà. Non ne imbrocca una giusta, poveretto. L’ultima, quella del viaggio da stalker a seguito del Papa in Usa, è stata l’ultima figuraccia di un sindaco tenuto al suo posto solo per evitare il voto. Con Bergoglio che l’ha sbeffeggiato davanti alla stampa di mezzo mondo nel suo abituale siparietto a 10.000 metri di quota abbiamo raggiunto il top. Scrive Francesco Merlo su La Repubblica di oggi: Dunque sia lode al Papa che ha fatto quello che Renzi non aveva fatto. Renzi lo aveva dimezzato affidandolo al prefetto Gabrielli, il Papa non ha commissariato l’altra metà del sindaco: lo ha messo tutto tra parentesi, lo ha licenziato»

E poi i suoi asssessori-sceriffi Sabella e Esposito. Irrefrenabili dichiaratori compulsivi. Sabella che su Ostia è praticamente l’immagine speculare del M5S e agita sciabola e moschetto, Esposito che ha deciso di fare guerra a tutti (dai sindacati all’Atac passando per grillini e i giornalisti fino alle Fs per poi ritornare indietro e ricominciare dagli orridi sindacalisti di base) tanto da far pensare a un grave disturbo del sonno. Una tale massa di dichiarazioni (spesso contraddittorie e sempre caotiche) da oscurare la visibilità del Sindaco dimezzato che poi, poveretto, è costretto a pedinare il Papa fino negli Usa e mettersi alle sue spalle sorridente per avere qualche secondo di inquadratura. Chi li ferma ora a questi due? Renzi? Orfini? Il sindaco? Si attende anche qui l’intervento di Bergoglio.

Per non parlare del Pd romano e del clone con barba di Massimo D’Alema (sto parlando ovviamente dell’inossidabile Matteo Orfini) che continua a annunciare la chiusura dei circoli “infiltrati”. Lo annuncia… “domani, eh!”… poi aspettiamo. Lo ha annunciato anche ieri. Sarà la volta buona? Certo che in nove mesi di commissariamento qualcosina in più dal Matteo de Roma ce lo potevamo aspettare. Ma come si fa a dire no al gran capo Matteo il fiorentino quando questi ha voglia di giocare alla play station o al calcio balilla. Una partitina oggi e una domani e i mesi sono trascorsi in allegria.

E intanto la Meloni gongola incassando l’appoggio di Salvini (Salvini!) e di conseguenza dei suoi alleati di Casa Pound e dintorni per la prossima sfida sul Campidoglio. La cosiddetta “destra sociale” che sale nei sondaggi, la stessa destra che aveva portato in Comune nel 2008 Gianni Alemanno, responsabile di aver aperto le porte del comune ai vecchi “camerati” in disgrazia, delle parentopoli di massa in Ama e Atac, del sacco dell’Eur, della disgregazione di ogni regola sia in sede di decisione di bilancio (la famigerata manovra d’aula) sia in sede di gara attraverso l’affidamento diretto. Gongola la Meloni, e ne ha tutte le ragioni.

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