Torna l’eroina, ed è targata Is. A Roma il primo test “di mercato”?

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di Pietro Orsatti* – 7 giugno 2015

pubblicato su AntimafiaDuemila
La Capitale, e il Paese, potrebbero essere segnati nei prossimi mesi da un ritorno massiccio dello spaccio di eroina. Le ragioni sono tante, prima fra tutte un eccezionale raccolto di oppio sia in Afghanistan che in altri paesi produttori, la mutazione delle rotte verso l’Europa e l’emergere di un nuovo soggetto, L’Is, lo Stato Islamico.

L’eroina è, infatti, la seconda fonte di finanziamento dopo il contrabbando di petrolio dell’organizzazione fondamentalista che controlla grandi aree sia di Iraq, Siria e, più recentemente, anche della Libia. Un giro di affari che fino a poco tempo fa fruttava già almeno un miliardo di dollari l’anno ma che oggi sembra essere destinato a crescere in maniera esponenziale. L’Agenzia federale russa per il controllo sul traffico di droga (FSKN) è stata la prima organizzazione a segnalare questo sviluppo secondo la quale “più della metà dell’eroina venduta in Europa ha ormai matrice jihadista”. Le dichiarazioni del direttore dell’agenzia, Viktor Ivanov, sono inequivocabili: “Le aree occupate dalle piantagioni sono in continua crescita e quest’anno abbiamo notizie di un raccolto eccellente, il che significa un rendimento doppio in termini di produzione e vendita di eroina. Negli ultimi cinque anni la rotta balcanica è diventata marginale, ora la droga viaggia anche attraverso l’Iraq”. L’Is, secondo Ivanov grazie all’eroina di produzione afghana potrà aumentare velocemente i suoi guadagni “fino a 50 miliardi”.

Davanti a questo scenario una collaborazione fra le organizzazioni mafiose italiane e lo Stato Islamico è più che probabile. Sia la ‘ndrangheta calabrese che – ancor prima sul piano storico – Cosa nostra siciliana, possiedono sia il backround che gli strumenti e le relazioni internazionali da offrire agli jihadisti per un rilancio sul mercato dei derivati dell’oppio. Recentemente, anche se finora si tratta di una voce isolata, c’è già chi sta lanciando l’allarme, come il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, secondo il quale “la ‘ndrangheta è protagonista nell’importazione di cocaina dai Paesi sudamericani ed è protagonista anche per l’eroina ma non attraverso lo stesso canale ma da quelli che provengono da Turchia, Iraq, Nigeria, vari paesi che consentono queste importazioni. Pensare ad uno scambio armi e droga con appoggi logistici penso sia una ipotesi da percorre su cui vale la pena lavorare”. Il procuratore non si ferma qui: “La ‘ndrangheta – spiega – è un’organizzazione criminale che si muove per finalità di profitto, quindi ovunque c’e’ un profitto, un interesse. D’altro canto per l’importazione delle armi con chi ha rapporti se non con determinati ambienti che sono vicini al terrorismo o che sono vicini alle guerre che si sono sviluppate negli ultimi anni in alcuni Paesi? Quindi, comunque, le armi vengono da quei territori. Attraverso l’Isis riuscirebbe anche ad avere droga, soprattutto eroina”.

Sul piano istituzionale, oltre alle “ipotesi di lavoro” di alcuni magistrati e investigatori di grande esperienza su questi fenomeno come De Raho, si assiste invece a una generale sottovalutazione del pericolo. La velocità della crescita dell’Is – sommata al livello di sottovalutazione del fenomeno sul piano internazionale che ne ha garantito la crescita – è certamente uno dei fattori che stanno rallentando l’analisi corretta di quello che sta avvenendo. Il recente rapporto (2014) dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) continua ad insistere nell’indicare la rotta balcanica come quella preferenziale. I dati su cui si basano le statistiche elaborate dall’Agenzia sono state sviluppate sul numero di sequestri sul territorio europeo o nei paesi confinanti. Questi sequestri di eroina sulle rotte tradizionali, secondo i dati riportati nel documento, sarebbero in calo mentre aumentano sul territorio turco nell’area limitrofa a quelle parti di Iraq e Siria cadute in mano all’Is. Un segnale, quello turco, che la EMCDDA si astiene da interpretare e che invece può nascondere una precisa strategia da parte dello Stato Islamico di garantirsi il monopolio del narcotraffico prosciugando la rotta balcanica. Evidenti le ricadute sia sul piano di sicurezza internazionale che su quello di un’escalation criminale in Europa.

Proiettiamo ora queste informazioni sullo scenario italiano e romano. Un aumento di 50 volte dei quantitativi di eroina diretti sulle piazze europee posti sul mercato dallo Stato Islamico. Una possibile – se non probabile – collaborazione dell’Is con la ‘ndrangheta che è considerata a livello internazionale una delle organizzazioni criminali più specializzate nel traffico internazionale di stupefacenti (il suo ruolo nel boom della cocaina a livello mondiale è indiscutibile). Roma che rappresenta, con i suoi quasi 5 milioni di abitanti, la piazza più ambita dove riversare eroina a basso costo – come avvenne nei primi anni fra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 – e dove la ‘ndrangheta non solo è presente ma ha un ruolo fondamentale nello scenario criminale capitolino. È già abbastanza per preoccuparsi.

Chi ha un minimo di memoria di quello che rappresentò sia sul piano sociale che su quello criminale il boom dell’eroina in passato sa che nessun’altra droga ha avuto conseguenze altrettanto devastanti, durature e profonde. Allo stesso tempo, poi, l’aver scoperchiato la cloaca di Mafia Capitale può aver contribuito a creare le condizioni che proprio su Roma si stia per testare la commercializzazione dell’eroina prodotta dall’Is.

L’organizzazione di tipo mafioso che farebbe capo a Massimo Carminati, infatti, avrebbe rappresentato per almeno 10 anni il punto di equilibrio e di mediazione fra tutte le organizzazioni criminali presenti nella Capitale. Poca visibilità, affari, appalti e basso profilo criminale se non quando qualcuno alzava la testa. La droga fuori dagli accordi comuni che facevano capo al mediatore ex Nar e Banda della magliana. C’era profitto per tutti e tutti si sarebbero adeguati agli indirizzi del “broker”. La situazione sembrava accontentare tutti. Un equilibrio che con l’arresto der cecato e l’operazione Mafia Capitale del dicembre 2014 probabilmente è già mutato.

Mai come in questi anni nella Capitale l’uso del termine “Mafie spa” corrisposto alla realtà. Non si è trattato infatti solo di una spartizione territoriale e di interessi, ma di una vera e propria strategia comune per la gestione degli affari a Roma e nel Lazio e di una sorta di cabina di regia comune per garantirsi rapporti con la politica e la pubblica amministrazione e, si sospetta, con pezzi degli apparati dello Stato. Prima le operazioni del 2013 su Ostia e il litorale, poi Mafia Capitale e le altre due operazioni che hanno colpito sia alcune famiglie sia della camorra che della ‘ndrangheta operanti da tempo a Roma, hanno riaperto il gioco per il controllo della città. Ma la ‘ndrangheta, per ammissione degli stessi inquirenti che stanno cercando di fare chiarezza sulle mafie nella capitale dopo decenni di azioni certo non decisive, ha una posizione e un peso determinante e una ramificazione nella città solida e ben occultata.

Inoltre altri soggetti con un solidissimo background da narcotrafficanti – e di commercio illegale di armi – che fino a pochi mesi fa sembravano essere stati tagliati fuori dal giro grosso nella capitale oggi si trovano in posizione del tutto diversa. Ci riferiamo ai Caruana-Cutrera originari di Siculiana in Sicilia e da lì andati a conquistare le piazze canadesi, venezuelane e a fare affari fra la City londinese e le accogliente banche di Lugano. I “Rothschild della mafia” come li definirono gli investigatori della DEA statunitense. I loro luogotenenti a Ostia, i fratelli Vito e Vincenzo Triassi, sono stati assolti in primo grado nel processo scaturito dall’operazione Alba Nuova del 2013. Contemporaneamente i loro rivali – che li avevano relegati a un ruolo marginale dopo decenni di predominanza – sono stati condannati con tanto di riconoscimento in alcuni casi dell’aggravante di associazione mafiosa. Parliamo del gruppo Fasciani e degli Spada. Secondo le dichiarazioni di un pentito, Sebastiano Cassia, i Caruana-Cutrera erano stati tagliati fuori da tutti gli affari grossi ad esclusione di uno: il traffico di armi. E questo dato, davanti allo scenario internazionale che sembra delinearsi in relazione al traffico di eroina, fa pensare. Un altro soggetto con antica esperienza di traffici internazionali che si affianca ai narcotrafficanti calabresi? La domanda, almeno quella, è d’obbligo farla.

L’eroina può diventare il fattore determinante nel ridisegnare gli equilibri e le modalità criminali nella Capitale. Con effetti che possono essere tragici. Ogni volta che l’eroina è diventata centrale negli affari delle organizzazioni mafiose ha causato bagni di sangue. È avvenuto con la prima guerra di mafia in Sicilia nei primi anni ’60. E’ avvenuto nei primi anni ’80 con la “mattanza” che ha portato ai vertici di Cosa nostra Totò Riina e i corleonesi. Migliaia di morti. Altro che regolamenti di conti fra bande. L’eroina ha sempre scatenato la violenza. Frutto di terre in guerra che provoca guerre dove approda.

Non si tratta solo di ipotesi giornalistiche o di un esercizio intellettuale. Da alcuni mesi i quantitativi di eroina posti sul mercato romano sono già sensibilmente aumentati. Non esistono statistiche ministeriali o di organismi di controllo a sostenere questo scenario. Sono le piazze dello spaccio capitolino a mostrartelo.

Basta fare un paio di puntate nelle zone storicamente più segnate dallo spaccio di stupefacenti per scoprire – anche visivamente – che “la roba” sta tornando prepotentemente. A prezzi inferiori a quelli della cocaina. Basta avere occhi e orecchie e alzare lo sguardo dal monitor di un computer e uscire per strada per rendersene conto. Da decenni vedere siringhe abbandonate sui marciapiedi o nei parchi era diventato rarissimo. Oggi non è più così. Basta girare nei punti di ritrovo della movida romana e non solo per vedere come e con quale facilità l’eroina stia tornando a circolare. E questo si sta già verificando ancor prima che arrivi la grande ondata del miglior raccolto di oppio afghano da decenni.

* autore con Floriana Bulfon di Grande Raccordo Criminale. Imprimatur editore

Visita: www.orsattipietro.wordpress.com www.granderaccordocriminale.wordpress.com

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