Capitale

Ignazio Marino da qualche mese si è fatto crescere la barba. Gli sta bene. Di certo gli ha tolto quell’aspetto da primo della classe un po’ cresciuto. Ma non basterà. Mafia Capitale lo trascinerà nel vortice. Pagherà un conto che non è suo. Con ogni probabilità o sarà costretto a dimettersi oppure il prefetto Gabrielli invierà al ministro Alfano e al premier Renzi la richiesta di commissariamento. Gabrielli che si fece abbindolare quando era capo della Protezione Civile a affidò a Odevaine (quello dei 30.000 euro di stecca per l’affare Mineo e migranti) la torta del Cara di Mineo, Alfano che si ritrova il suo uomo di fiducia nel catanese (il sottosegretario all’agricolutura Giuseppe Castiglione in quota Ncd) indagato sempre per Mineo e Renzi che ha deciso di sostenere a parole Marino e di mantenere Castiglione (e gli altri sottosegretari incappati in inchieste giudiziarie come quella di Firenze) al loro posto in un impeto garantista. Marino con la sua barba, la sua panda, le sue minacce ricevute proprio da mafiosi autoctoni è sacrificabile.

Non sta messo tanto bene neanche Nicola Zingaretti. L’inchiesta di Mafia Capitale sembra avvicinarsi più al piccolo emiciclo de La Pisana. Lui al contrario di Marino il Pd romano lo conosce bene. Qualche anno fa era lui l’uomo che doveva mandare a casa Alemanno, poi nel giro di pochi giorni si candidò alla Regione Lazio. Su quel passaggio così imprevisto e repentino non si è mai fatta chiarezza. Probabilmente bisognerebbe chiedere come siano andate le cose all’unico uomo a Roma che da vent’anni decide chi sarà o meno il sindaco di centro sinistra della città. Goffredo Bettini. Sempre un passo indietro dal proscenio, ma sempre in regia.

Intanto la città si disgrega nel liquame putrido di decenni di rimozioni. Rutelli, Veltroni e poi Alemanno e la sua corte di affamati. Su Alemanno ormai sta uscendo di tutto, compreso le sue acrobazie difensive. I primi due sindaci che hanno governato e a volte perfino benino una roba complessa come Roma, invece hanno governato 16 anni pagando il prezzo di dover rimuovere (e negare) l’evidenza di una penetrazione sempre più profonda e stabile delle organizzazioni criminali e di un sistema di potere fondato sullo scambio e la corruzione. Sotto il loro governo si è formato il sistema che ora viene oscenamente esposto nelle pagine di cronaca. Non si dica che era impossibile accorgersene. Si è semplicemente pensato che rimuovere fosse più comodo. La loro responsabilità giudiziaria risulta finora inesistente. La loro responsabilità politica è  enorme.

Pagheranno altri per loro, comunque.

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