Civati, Landini, Vendola. Pronti? Via! Per dove? Bho!

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Piccola premessa personale. Mi considero ancora oggi un militante di un movimento che non esiste più. Il movimento ecopacifista che negli anni ’80 rappresentò uno dei segnali più forti di cambiamento nel nostro paese e che si perse prima nell’esercizio esclusivo dello slogan e poi dell’assessorismo (a chi si nega un assessore in questo Belpaese?) quando fra il ’92 e il ’94 questo Paese implose fra stragi e tangentopoli fino alla discesa in campo del pensiero minimo e efficace del berlusconismo (diretto e indiretto). Il movimento si biodegradò alla luce del sole dell’ex Cavaliere e dell’Ulivo e ha lasciato noi militanti a militare nel nulla (forse).

Ecco, Pippo se ne va. Parla di classi popolari in mano a grillini e leghisti e si candida a essere protagonista di un soggetto a sinistra. Già quel suo “classi popolari” mi ha irritato, ma andiamo avanti. Mi piacerebbe sapere cosa sia per Civati la sinistra – parlo di contenuti e ossa e sangue – perché finora non l’ho ben capito. Lui è molto Milano borghese e liberal, e soprattutto – come ha ben raccontato Gad Lerner – un battitore libero, un solista. L’altra faccia del renzismo. E non a caso accanto a Renzi mise in piedi la prima Leopolda per poi scontrarsi con l’ego ipertrofico dell’attuale premier. Due solisti sullo stesso palco non possono starci.

Particolare di non poco conto la discesa in campo del grande vecchio Eugenio Scalfari a favore della candidatura dell’attuale sindaco di Milano Pisapia – uomo di punta di quella stessa borghesia liberal milanese a cui appartiene Pippo – alla vigilia dell’uscita dalla ditta di Civati. Ma si sa da tempo, La Repubblica non è solo un giornale. Nessuna sorpresa.

Insomma Pippo cerca Landini e Vendola, o meglio cerca Landini che sa fare benissimo il sindacalista ma che del gioco politico non ha ancora acquisito i fondamentali e quindi è più facile da affrontare in prima battuta che il partito di funzionari Sel. Perdonatemi il giudizio tranchant, ma questo fin dalla sua nascita è stato il patto di costruzione della creatura guidata da Vendola. Funzionari e assessori e parlamentari e consiglieri di almeno tre partiti che sommavano la loro debolezza in una serie di non successi elettorali fortunati (vedi quello che li ha portati oggi in parlamento). Abile Pippo nel lasciare in attesa il pattuglione Sel che ancora non ha digerito la somma di insuccessi e figuracce delle ultime elezioni europee con Tsipras. Lui si considera l’anti Renzi e da solista non intende dividere la scena con chi ha cultura, linguaggio e furbizie di una lunga attività politica e partitica.

Insomma alla fine sarà Civati, Landini Vendola e pochi altri. Non credo che ci sarà la grande fuga dal Pd. Certo, è probabile che Cofferati trasferisca la propria incazzatura in questo neonato con le rughe, qualche fedelissimo di Pippo e stop. Gli altri rimarranno dentro, anche i più fieri oppositori a Renzi. Per attitudine e educazione politica, sperando di minare all’interno l’occupazione militare dei rampanti giovanotti insediati dal premier. Devo dire che la nuova legge elettorale, così come è confezionata con la soglia bassa del 3%, in qualche modo riuscirà a congelare la pochezza della sinistra italiana. Alla camera – e quasi certamente al Senato perché non credo che si arriverà in tempi brevi alla sua soppressione – qualche seggio comodo se lo ritroveranno. L’importante è quello, garantire la sopravvivenza anche risicata del ceto in attesa di un futuro migliore. Anche da pensionati.

L’unica speranza è attendere che la soglia del dolore degli italiani venga definitivamente superata. E che bisogni, solitudini e sogni diventino politica e non ben educati mugugni. E che nasca di nuovo un bisogno diffuso di politica. Non una sua pantomima.

p.s. (Qualcuno a sinistra sta cercando di dare forma all’identikit del “Mondo di sopra”?)

Una risposta a “Civati, Landini, Vendola. Pronti? Via! Per dove? Bho!

  1. Dire che Civati è un solista significa conoscerlo poco: è invece costantemente alla ricerca di persone con cui collaborare (la stessa prima Leopolda fu uno di questi tentativi), persino le sue “esitazioni” ad uscire dal Pd sono state dovute all’attesa di capire se era possibile riunire le varie minoranze in un’azione comune contro le prevaricazioni del governo…

    Mi pare anche che Civati abbia ben chiaro che ciò di cui c’è bisogno non è l’ennesima arca di Noè per i residuati dei vari partitini di sinistra, ma una forza politica nuova ed innovativa, con una “personalità politica” ben definita: di sinistra, che per lui significa soprattutto due cose: uguaglianza e partecipazione.

    Prima di stroncare il progetto di Civati come “pantomima”, insomma, forse si potrebbe aspettare di vedere quale forma prenderà e con quali protagonisti… no?

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