Pietro Orsatti, autore di Grande Raccordo Criminale:’ Lo spunto? Sessanta morti per mafia a Roma’. | Full Politic

Pietro Orsatti, autore di Grande Raccordo Criminale:’ Lo spunto? Sessanta morti per mafia a Roma’. | Full Politic.

“Il governo pensa di aver risolto lo scenario di Mafia Capitale, o meglio di aver distolto l’attenzione, con un paio di disegni di legge annacquati sulla corruzione. I media nazionali si concentrano più sui fatti di “corruzione” che sugli aspetti inquietanti di rapporti fra la mafia del cupolone e le altre organizzazioni criminali come ‘ndrangheta, Cosa nostra, camorra e mafie straniere. Riparte il solito motivetto delle mafie colpite e in ritirata. Va tutto bene, la magistratura ha fatto il suo dovere, Cantone farà da parafulmine e ora si pensi al futuro. Il messaggio è chiaro.
Ma non funziona così, non può funzionare così. Perché Mafia Capitale non è una banda di corruttori e truffatori, ma un’organizzazione criminale che ha radici profonde nella storia di questo paese.”

L’incipit di un articolo del 16 dicembre, di Pietro Orsatti, giornalista autore di Grande Raccordo Criminale, pubblicato un anno prima dello scandalo mafioso a Roma insieme a Floriana Bulfon.

Pietro, partiamo dalla fine: affermi che Mafia Capitale e’ la punta dell’iceberg. Qual è la base?
Siamo davanti a un fenomeno di sistema. Le organizzazioni mafiose che operano sul piano nazionale nella capitale sono tutte presenti con in più l’organizzazione che per semplificazione chiamiamo Mafia Capitale che è romana ed è, come la descrive la procura, una nuova e potente organizzazione di stampo mafioso autoctona che è figlia della Banda della Magliana. La base è una bella definizione. Perché qui la cupola è diffusa. In realtà a Roma le mafie operano da decenni come una Associazione Temporanea di Impresa in cui l’organizzazione di Carminati sembra essere l’azienda capofila.

Roma quindi è in mano a quale organizzazione mafiosa? La ndrangheta?

La ‘ndrangheta nazionalmente è certamente l’organizzazione più potente anche sul piano militare, ma a Roma ripeto le mafie operano di concerto, con una strategia e una suddivisione sia di territori che di interessi che fanno intravedere una strategia comune. Un patto. Che non è solo di questi anni. Un patto che risale agli anni ’70 e ’80 e che si è fatto sistema attraverso i rapporti con la politica, l’economia, le aree grige degli apparati dello Stato e della massoneria.

Alcune tue dichiarazioni sul traffico di droga non combaciano con lo scenario di Gomorra…

Storicamente Roma è sempre stata centrale nel traffico nazionale e internazionale di stupefacenti a partire dagli anni ’70. Gli anni dell’eroina. Un primato che, anche se non ancora del tutto emerso, è rimasto. Anche logisticamente. Aeroporo internazionale, porti turistici e industriali, vie di transito dal sud, al nord, forti organizzazioni criminali. Alcune stime affermano che quasi un terzo di tutta la coca destinata al mercato europeo transitano nell’area di Roma.

Si può affermare che Caltagirone sia il sindaco di Roma da almeno due decadi?

Mi sento di affermare che nessun sindaco a Roma può permettersi di ignorare i costruttori romani, fra cui ovviamente Caltagirone.

Torniamo a Grande Raccordo Criminale. Quali gli spunti maggiori per la creazione del libro? Difficoltà di pubblicazione o di diffusione?

Lo spunto fuono i morti a terra. Dal 2007 al 2013 più di sessanta omicidi collegabili alle attività criminali di matrice mafiosa. Una guerra di mafia neanche troppo piccola per ridisegnare gli equilibri all’interno di Mafie spa. Da lì, dalla storia criminale di questa città, dalle inchieste sugli appalti degli ultimi anni siamo partiti. E abbiamo trovato un editore coraggioso. Imprimatur. No, nessuna difficoltà nella pubblicazione e diffusione. Difficoltà forse a raggiungere i media e a sollecitare il lavoro dei colleghi si.

Le cooperative rosse le avete sfiorate. In realtà hanno una forte collusione con le mafie romane…
Più che di coop rosse parlerei di aziende. Da quando le coop hanno posto il piano del mutualismo per trasformarsi di fatto in spa tutto l’impianto sociale e politico del cooperativismo si è appannato. Qui è necessario parlare di sistema economico che dalla mafia si fa condizionare fino a instaurare rapporti di collaborazione stabile. Poi certo il sistema delle coop che fanno capo a Buzzi. E lì la Lega Coop ha la responsabilità di non aver esercitato la sua funzione di controllo.

Se dovessimo estendere il discorso di Grande Raccordo Criminale alla penisola, chi comanda oggi in Italia?

Gli stessi di sempre. Mutano i protagonisti ma gli interessi sono gli stessi. In Italia bisogna fare i conti con il sistema di potere che collega le mafie a pezzi dell’economia, della politica, degli apparati dello Stato.

È in uscita un secondo volume sulla scia di GRC?

Ci stiamo ragionando. Per ora abbiamo fatto una ristampa visto che il libro è andato esaurito. A gennaio prenderemo una decisione.

Una domanda “liberatoria”: come può l’Italia tornare ad essere un paese pulito, raggiungere la civiltà e un tasso di corruzione molto basso, tipico ad esempio dei paesi scandinavi?

La questione è solo una. Quando gli italiani decideranno di essere cittadini e quindi parte e non sudditi e quindi di non subire o cercare di eludere il potere ma determinarlo. La ciitadinanza non è cercare di fottere o ingraziarsi il potere. La cittadinanza è scelta.

Per terminare, un tuo progetto professionale che vorresti realizzare.

C’è un romanzo. Prima o poi arriverà in libreria.

Simone Lettieri

Simone Lettieri

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