A Renzi rimane solo il voto

renzi premier

Ormai il sospetto che Matteo Renzi punti a elezioni anticipate in tempi stretti per blindare la propria posizione comincia a farsi dato di fatto. Con un presidente della Repubblica nuovo di zecca e soprattutto meno “interventista” nelle scelte economiche e di equilibrio sul piano istituzionale di Giorgio Napolitano. Con un paese frantumato dal conflitto sociale e stritolato da una crisi economica senza precedenti. Senza più spazio a voci critiche che possano contenere sul piano del dibattito politico e sociale lo scontro che si sta trasferendo dalla parola alla forza. Con regole elettorali talmente disequilibrate da far impallidire il ricordo della legge truffa di Tambroni.

Renzi vuole il voto ma con le sue regole. Falsate perché costruite su misura per farlo vincere ad ogni costo. Sente che il consenso che ha incamerato alle europee gli può sfuggire di mano in poco tempo. La sua piega autoritaria da un lato e l’inconsistenza di promesse di riforme che superano all’atto pratico la non equità degli anni peggiori di Berlusconi hanno già iniziato a erodere quel 41% che lo ha miracolato la primavera scorsa.

E il prezzo della sua corsa, a un potere blindato senza nessun contrappeso per riequilibrare il suo ondivago “fare” senza “fare” e soprattutto senza capire che la politica delle tattiche last minute ha le gambe corte, lo pagheremo noi. In questa fase di crisi per decenni.

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