I cannibali della Leopolda

imageMentre il sistema bancario italiano va giù vertiginosamente alla riapertura delle borse come era facilmente prevedibile se qualcuno avesse fatto almeno un tentativo di confrontarsi con la realtà, il leader battutaro della Leopolda annuncia l’insediamento di un partito Nazione non solo inesistente ma perfino inimmaginabile in un paese spaccato e stremato da vent’anni di Berlusconismo (preceduti da un decennio di craxismo che ne rappresentò solo l’introduzione). Non è il leopoldismo una nuova democrazia cristiana, anche se la Boschi candidamente ammette che il suo riferimento non è certo Berlinguer ma Fanfani. È la smaterializzazione della sinistra e del centro sinistra per creare una sorta di azienducola a responsabilità inesistente che coauguli il peggio dell’eredità degli ultimi trent’anni di storia del Paese: i furbi, i voltagabana, i finanzieri e gli speculatori che ben si guardano dal mettere i propri soldi nelle banche italiane e soprattutto di pagare le tasse nel proprio paese. E poi i poteri. Quelli forti davvero. Quelli che i soldi li hanno messi al sicuro, che governano la crisi per specularci, che considerano gli effetti sul proprio paese e concittadini un videogame di strategia modello Civilization.

Renzi cerca di vendersi un’immagine da novello Steve Jobs della politica internazionale (il provincialissimo ex sindaco miracolato di Firenze ha a quanto pare un piccolo problema con il proprio narcisismo) dimenticandosi di ricordare (ma non di emulare) il lato oscuro del fondatore della Apple. Narcisimo, paranoia, comportamenti al limite – e spesso oltre – la legalità sia sul piano finanziario e del trust che della correttezza formale legale verso i propri soci e dipendenti. La strada del successo della Mela è cosparsa di cadaveri. Che Renzi intenda fare lo stesso con il partito che ha conquistato con delle primarie cammellate e con un paese che governa senza essersi confrontato realmente con il voto non lo ha mai nascosto. Ora ne vediamo le prime conseguenze.

Certo, il ceto politico della cosiddetta sinistra-sinistra, gli ha dato un gran mano. Ma senza il prono servilismo del sistema informativo pubblico, il tifo – che ora si sta trasformando in preoccupazione – della carta stampata in cerca di qualcuno che faccia la grazia e riempia le casse vuote, sarebbe rimasto a sognare montagne di rottami con vista su Ponte Vecchio e non a guidare (o meglio a possedere per liquidarlo) il primo partito italiano e il Paese. E poi c’è l’impero dell’ex-Cavaliere in declino che ha offerto il suo esercito mediatico in cambio di un bonus per salvare il proprio impero finanziario compreso quell’angolino di interessi mai del tutto compreso fra Berlusconi e Putin sul settore energetico.

Alla Leopolda è andato in scena non il nuovo, ma solo la faccia semplificata e ripulita del peggio del vecchio. Con tanto di ultra trasformisti come Gennaro Migliore.

I figli dell’Italia dei furbi non sono in cerca di riscatto, ma hanno una fame tale da trasformarsi in cannibali.

E il ceto politico di questa sinistra – che sento ancora pezzo di me – non riesce a capire che le risposte non possono essere solo quella della trincea e dell’auotoconservazione. Se non ti apri, se non hai un progetto che vada oltre alla rappresentazione di quello che è stato, i cannibali della Leopolda avranno gioco facile. Povero Landini, prossima vittima di un ceto altrettanto famelico ma non così glamour come quello della Leopolda. Non lo invidio affatto.

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