Giullari e austeri censori. L’antimafia pop di Giulio Cavalli

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Ridendo, inevitabilmente. Di se stessi e della propria stanchezza. Come otto anni fa, quando si era più giovani e le prime minacce ci colsero di sorpresa e le esorcizzammo con una gran bevuta girando fino all’alba in una Palermo annichilita dallo scirocco. Ieri sera, sconcertati – come se fosse una novità – ci siamo salutati con frammenti di progetti che forse non si realizzeranno mai e il ghigno di chi sa che le cose vanno raramente dritte da apparire un miracolo quando riescono. Anche se se solo a metà come è avvenuto negli scorsi tre giorni a Milazzo.

Giulio Cavalli e il suo surreale circo concentrato in una sola voce un mezzo miracolo a Milazzo  lo ha fatto.  Ha stanato qualche centinaia di persone in tre giorni rendendole meno apatiche e silenti e rassegnate. Semplicemente sfigurando il potere con una risata, l’oscenità delle mafie mostrando il volto ridicolo di chi pretende di avere potere di vita e di morte. Tre giorni, non uno. Quelle poche persone non ancora del tutto anestetizzate dai rituali stilizzati della politica, dalla rassegnazione di una crisi che sembra infinita, da decenni di esercizio del potere letto come inevitabile. Un embrione di pensiero non omologato. Che si è mostrato, che c’è.

Sapevamo che era difficile aprire con Giulio la rassegna The Red Whale a Milazzo. Ma sepavamo che un pezzo di città avrebbe reagito,non per curiosità ma per complicità. All’atrio del Carmine venerdì con lo spettacolo Nomi, Cognomi e Infami (munnizza permettendo) e poi su a due passi da Capo Milazzo in una festa segnata da un piccolo ingorgo di paura e di cautela ma che è filata liscia nonostante la movida tamarra del sabato sera e poi ieri, ancora all’atrio, presentando il libro “L’innocenza di Giulio”. Non è passata inosservata la risata di Giulio e della Balena Rossa sbilenca e felicemente sfinita che hanno infettato di un salutare virus l’inerzia e la rassegnazione. Giovani, tutti, quelli che si sono “misturati” con Giulio. Consapevoli che la cultura non è un pranzo di gala.

Antimafia pop. Antidoto per chi crede che essere anti sia cosa di pochi e così impopolare da trasformarsi anche qui in esercizio di potere, anche se autoreferenziale. Non c’è nulla di popolare nell’elevarsi, da soli, a censori. Antimafia pop, si. Che il pensiero lo libera con un sorriso, con la fantasia, con un’immagine semplice in apparenza e rivoluzionaria poi.

Ringrazio non so chi, e qui la cosa si fa ancora personale, che otto anni di vita sotto minaccia non abbiano cambiato quella vena sbruffona e geniale di Giulio. Talmente travolgente da scuotermi fino a portarmi ad  accompagnarlo in scena con uno strumento che non suonavo da dieci anni.

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