Verso una stretta autoritaria? Le mani avanti di Napolitano

Angela Merkel riceve Giorgio Napolitano

Non c’è da stare allegri leggendo l’appello ai prefetti del Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano apparso oggi. A pochi giorni da un voto per le elezioni europee che disegnano un paese dove la sinistra rimane residuale, il centro sinistra alleato con un pezzo del centro destra fa il pieno e pota qualsiasi apparenza di indirizzo progressista, il populismo grilino mostra la sua vera faccia schierandosi con la peggiore destra xenofoba in Europa e il partito dell’astensione è maggioranza nel paese.

Leggiamo dal report de Il Secolo XIX:

«Coloro che, come voi, rivestono funzioni pubbliche sul territorio – afferma Napolitano – costituiscono il fronte più esposto alle sfide della quotidianità ed a quelle manifestazioni di malessere che debbono essere affrontate con senso di responsabilità e lungimiranza, non disgiunte dalla necessaria fermezza contro ogni forma di violenza, di illegalità e di prevaricazione».

«Il rinnovato sforzo che si chiede alle amministrazioni, nel farsi carico delle pressanti istanze ed aspettative di cittadini ed imprese – spiega il presidente della Repubblica – è essenziale per ripristinare quei motivi di fiducia su cui fondare un nuovo spirito di iniziativa ed un nuovo rapporto con le Istituzioni, ineliminabili presidi di democrazia e di tutela dei soggetti più deboli, ma anche centri propulsori di sviluppo economico e sociale».

Il messaggio di Napolitano è una sorta di appello ai prefetti, in un’ora grave per il Paese ed è anche un riconoscimento dell’importanza del loro delicato lavoro. Il Capo dello Stato, in sostanza, chiede loro di aiutare il Paese a credere nelle istituzioni garantendo una lotta seria contro la corruzione.

«In questa delicata fase, in cui è più che mai indispensabile vigilare afffinché sia garantita la funzionalità delle pubbliche amministrazioni, particolarmente contro i tentativi di infiltrazione malavitosa, ed una equilibrata gestione delle situazioni di crisi, si chiede a voi prefetti – conclude Napolitano – il massimo impegno nell’assolvimento dei peculiari compiti conferiti dalla legge, confidando anche nella riconosciuta attitudine all’ascolto, al confronto e alla mediazione».

Un appello ai prefetti che sembra essere una chiamata d’ordine. In assenza della politica, ormai sempre più lontana dai bisogni reali del paese, a chi si rivolge il Presidente per garantire l’ordine davanti al malcontento dilagante? Ai prefetti, non al governo. Un’Istituzione quella delle prefetture che già Luigi Einaudi ancor prima della fine della Seconda Guerra Mondiale vedeva come incarnazione del potere autoritario e eredità da cancellare nel progetto di una nuova democrazia. Un potere che risponde solo all’esecutivo e che di fatto si sostituisce ai poteri elettivi.

Mette le mani avanti, Napolitano. Ha memoria ed esperienza per capire che in un paese senza rappresentanza dei ceti più deboli, senza una sinistra che si faccia carico del disagio montante, la risposta inevitabilmente non mediata sarà quella della disperazione. Non ci illudiamo degli appelli all’ascolto dell’anziano Presidente al suo inusuale (se non incostituzionale) secondo mandato. Quelle che contano sono le prime chiarissime frasi del suo appello, ovvero l’invito ad agire nel caso di probabili proteste popolari all’approvazione delle cosiddette riforme del governo Renzi in particolare sul piano casa e sul lavoro «con senso di responsabilità e lungimiranza, non disgiunte dalla necessaria fermezza contro ogni forma di violenza, di illegalità e di prevaricazione» .

Tutto il resto è fumus. Compreso il passaggio sulle “infiltrazioni malavitose”. Se non ricordo male oggi seduto al quirinale era lo stesso uomo che non battè ciglio davanti al rigetto della incontestabile richiesta di sciogliomento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose durante l’ultimo governo Berlusconi e alla rimozione/trasferimento del prefetto Bruno Frattasi che l’aveva formulata. Suona abbastanza stonato oggi questo invito dopo i silenzi di solo pochi anni fa.

Se poi contemporaneamente alle parole di oggi del Presidente pensiamo che il ministro dell’attuale governo a cui rispondono i prefetti si chiama Angelino Alfano il cerchio si chiude.

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