“L’insurrezione di Trieste” un romanzo. Di Leroy Jethro Gibbs. Da non perdere

InsurrezioneTrieste

Leroy Jethro Gibbs è un tipaccio. Da quando qualche anno fa ha smesso di fumare è peggiorato. Se si allontana più di 100 km dalla sua Trieste gli viene l’orticaria e il suo caratteraccio emerge esponenzialmente metro dopo metro.
Non parlo ovviamente di quel Gibbs della fortunata serie televisiva, ma dell’unico Leroy Jethro Gibbs che mi onoro di aver conosciuto di persona e che si è materializzato qualche anno fa – piccolo, feroce, tagliente – con una rubrica (Diario Operaio) sul settimanale Left/Avvenimenti all’epoca in cui ci lavoravo. Uno che la “penna” se l’è scoperta dentro, ma dell’arte di raccontare una buona storia ne ha sempre avuto consapevolezza. Conservo alcuni “diari operai” con cura – e sghignazzo – come quello in cui si raccontava di un certo Fausto che coltivava nell’orto fagiolini. All’epoca gli uomini di riferimento di Left/Avvenimenti (Fausto Bertinotti e lo psichiatra Massimo Fagioli) e quel pezzo mica era poi così facile da far passare, ma passò. Anzì, scivolò in pagina tranquillo tranquillo, come se nessuno dei vigili tutori dell’ortodossia si fosse preso la briga di leggere quelle 3.500 battute. Piccole soddisfazioni in un’epoca di autolesionismo cronico della sinistra permalosa italiota. Ci si accontentava d poco allora, ora forse ci accontenteremo perfino di meno.
Gibbs dice che sono il suo padre putativo (o puttaniere se gli gira bene). Forse non sa, dicendolo, che è uno dei più bei complimenti che abbia mai ricevuto perché per me una delle cose più belle del mestiere delle “scrivente” è quella di incontrare una buona penna e cercare di farla arrivare in pagina. Me lo ha ripetuto qualche giorno fa al telefono annunciandomi che aveva pubblicato un libro. Il libro è arrivato, e lo ammetto: per l’ennesima volta Leroy Jethro Gibbs è riuscito a stupirmi.
Scrivo queste righe davanti alla skyline e della raffineria di Milazzo. Scelta dovuta. Leroy mentre buttava giù l’intricatissima trama di “L’nsurrezione di Trieste” (edizioni Punto Rosso) è formalmente una spy story. Molto noir. Ma i piani narrativi sono innumerevoli e il ghigno è sempre in agguato. Incalzante, pagine acide come quelle di james Ellroy, meticolose nelle descrizioni, funamboliche nell’avanzare del racconto. Geniale (la trovata della bandiera rossa con l’alabarda bianca vale da sola l’acquisto del libro) lo si legge tutto di un fiato. Sorridendo, alla fine. Con una piega di amarezza.
C’è Trieste in queste pagine. Una Trieste che non vedi nella cartolina. Questa città sospesa anche giuridicamente in un anacronistico limbo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. E ci sono i triestini, quelli che non trovi a scivolare discreti per Piazza Unità d’Italia ma che trovi a mangiare panini e bere birra davanti a un chiosco vicino al porto, e la confusa massa di faccendieri e “vecchi arnesi” tutt’ora sopravvissuti alla Guerra Fredda .
Tutti possono scrivere un libro. Pochi possono scrivere un buon libro.
Da leggere.

***

L’insurrezione di Trieste. Il romanzo di Leroy Jethro Gibbs

Sul Ponterosso la statua in grandezza naturale di James Joyce, che mima l’attraversamento del ponte senza mai muovere un passo, viene invitata da un manifestante ad indossare la maglietta rossa del Territorio libero di Trieste. Applausi e
tantissimi scatti fotografici salutano l’adesione di James Joyce al TLT. Mentre sfilano sotto le finestre del consolato americano Herbert e colleghi immaginano Anderson dietro le tende che guarda questo corteo come un fiume colorato e allegro.

Fouchè, che parlava sempre un po’ troppo forte commentò: “Sono tanti…”. Tre persone lo guardarono interrogative come a dire: “eccone un altro che è venuto a vedere”. Ma Fouchè si corresse immediatamente: “Siamo tanti… non mi aspettavo tanta gente!”

I tre gli sorrisero e si voltarono dall’altra parte. La gente continuava ad arrivare e la piazza cominciava a colorarsi delle magliette e delle bandiere rosse con l’alabarda bianca.

Qualcuno li avrebbe descritti nei giorni seguenti come tifosi della squadra di calcio della Triestina, ma anche se il colpo d’occhio poteva essere simile c’era una differenza negli sguardi.

Arrivavano con lo sguardo interrogativo e appena si rendevano conto che la piazza era piena di manifestanti lo sguardo diventava determinato e consapevole. “We, the people of the free territory of Trieste”: questa la scritta bianca su uno
striscione rosso vivo che apriva il corteo. “Noi, la gente del Territorio Libero di Trieste”.

Trieste dopo Berlino è la seconda città europea con la più alta concentrazione di agenti segreti italiani e stranieri.
Per il movimento indipendentista triestino anche gli agenti segreti italiani sono stranieri in base al Trattato di Pace di Parigi del 1947.

Collana varia, pagg. 214, 15 euro.

Anche in e-book
ISBN: 88-8351-168-4
Formato: 21×15 cm
Pagine: 214
Prezzo: 15.00 €
Data pubblicazione: novembre 2013

PUOI ACQUISTARLO SUL SITO DELLA CASA EDITRICE

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