Forma e sostanza, principi e poteri. Matteo Renzi che forma ha?

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La forma è sostanza. Sempre. In politica più che mai. E quindi vediamo la forma. Mentre Enrico Letta si sta per recare al Quirinale per rassegnare le dimissioni, Matteo Renzi a Firenze, con tanto di fascia tricolore, davanti ai suoi concittadini annunciando il suo prossimo addio dalla carica di primo cittadino e dichiara candidamente come stia vivendo “il giorno più bello della mia vita!”. Senza aver ricevuto un incarico, senza che la crisi sia formalmente aperta, senza neanche un mezzo passaggio parlamentare che sia uno. Della serie: “me ne fotto delle regole, del partito, del parlamento, della decenza. Io sono il nuovo premier e quindi fatevi un nuovo sindaco che io c’ho cose più importanti da fere!”.

Cannibalismo classico della sinistra italiota con tanto di salsa andreottiana.

La salsa dov’è?

Ci siamo dimenticati, con pelosa fretta, della storiaccia dei 101 killer del Pd di poco meno un anno fa. Parlo di quei 101 franchi tiratori che in un colpo solo liquidarono Pierluigi Bersani e Romano Prodi. La domanda che mi sono sempre fatto è, avendo la certezza (la logica acuisce l’intuito) che i dalemiani fossero parte del plotone di esecuzione, è una e solo una: quanti dei parlamentari renziani si sono dilettati nello sventrare il proprio partito? Temo – e credo – tutti in blocco.

Anche qui, forma e sostanza.

Che il Pd non sia mai stato un partito e che abbia ereditato ben poco dell’idealità della sinistra e molto dei difetti (cannibalismo, lotte fratricide, masochismo etc etc) del settarismo lo sapevamo. Renzi ne ha solo fato un uso più efficace.

Sono andato a cercarmi una (non corta) citazione dal libro “Il ritorno del principe” di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato. Tanto per capire, tanto per constatare quello che non siamo riusciti a fare (e a essere).

Il lavoro di costruzione di imposture culturali funzionali al potere è affidato da sempre proprio agli intellettuali e costituisce una delle loro principali fonti di reddito. La parola impostura viene dal verbo imponere: imporre. Il dizionario etimologico ci dice che il verbo «imporre» significa far portare un peso. Nel linguaggio ecclesiastico -quello utilizzato dal cardinale Mazzarino e dall’ordine dei gesuiti al quale apparteneva — il verbo imponere veniva talora usato nel senso di far portare il peso di una credenza mediante l’inganno.
La storia del potere, comprese le sue declinazioni criminali come la mafia, lacorruzione e lo stragismo, potrebbe dunque riscriversi anche come una traversata nei luoghi dell’impostura, quelli in cui vengono costruite e perpetuate le false credenze che servono al potere per conservarsi. Una storia totale in cui si intersecano, interagendo, tutti i diversi piani della nostra vita: quelli dell’organizzazione dello Stato, dei rapporti economici, dei conflitti politici, della religione, della cultura, dell’educazione, insomma dei rapporti di forza pubblici e privati tra potenti e impotenti, nonché i versanti psicosociali di tutti questi piani. E non è una storia altra, che riguardi altri. E una storia nostra che riguarda ora e qui da vicino le nostre vite. Perché – come si diceva nel Sessantotto — se tu non ti occupi del potere, il potere e le sue imposture si occupano comunque di te. Lo fanno sin da quando emetti il primo vagito e cominci a succhiare il latte. Con il latte succhi anche visioni del mondo, sistemi di credenze frutto di matrici di pensiero che nel corso dei secoli si sono trasmesse di generazione in generazione arrivando ai tuoi genitori, spesso vittime inconsapevoli del sistema di credenze sociali, e, quindi, tramite loro, arrivano a te.

Se l’umanità è resa cieca dal potere qual è la via di scampo? E una cecità che viene da lontano. Penso, per esempio, ai re guaritori, quei re merovingi che il popolo riteneva capaci di guarire i sudditi con il semplice tocco delle mani.
Qualsiasi itinerario di liberazione passa attraverso lo smascheramento delle imposture. Le imposture culturali determinano la cecità culturale degli uomini senza potere sui fatti del potere. Costruiscono invisibili gabbie mentali che impediscono la visione del reale. Non è forse vero che per millenni a milioni di persone in Occidente è stato fatto credere che il potere di imperatori, di re, e via discendendo, principi, marchesi e baroni, derivava da un’investitura divina? Non è forse vero che la teoria del potere discendente da Dio era stata costruita dallo stesso potere per legittimare il proprio fondamento? Le moderne teocrazie orientali oggi tanto criticate da noi occidentali, in fondo non continuano a credere a un dogma del potere al quale noi abbiamo fermamente creduto sino all’altro ieri, cioè al XVIII secolo? La teoria moderna sul fondamento del potere – la «teoria ascendente» – secondo la quale il potere risiede nel popolo che lo delega ai suoi rappresentanti, è molto più sofisticata ma, come quelle che l’hanno preceduta, è infarcita di imposture. I dittatori del Novecento, a destra e a sinistra, assumevano di essere investiti dal nuovo dio laico: il popolo, la nazione, la classe operaia.

P.s. (sempre parlando di forma e sostanza. Che la delegazione di Forza Italia si presenterà al Quirinale per le consultazioni per il nuovo governo guidato dal pregiudicato Silvio Berlusconi che forma è?)

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