Sono solo uno che scrive

Sono solo uno che scrive. Non che non abbia provato a fare altro, ma alla fine sempre qui mi trovo, inchiodato a questo ruolo che assomiglia troppo spesso a una prigione.
Sono solo uno che scrive, poco altro. Non ho nient da perdere, non ho famiglia, beni, posizione. Scrivo e quello che scrivo forse ogni tanto serve a qualcosa. Più spesso no. Va bene così. Registratore appoggiato su un tavolo sporco di vino a raccogliere frammenti di vita.
Sono uno che scrive. Facile da azzittire. Facile da mettere a un angolo. Quante volte all’angolo mi ci sono messo da solo. So quanto possa essere facile, comodo. A che cosa può servire uno che scrive e basta?
Vita intermittente. Un fiume di guai. Pagine stracciate nel cassetto. Una memoria che non lascia tregua neanche davanti agli anni che passano. Dolori alle ossa. E ancora, oggi, pagine scritte. Pagine tremende, che so che mi cambieranno la vita in peggio. Perché parole pesate e pesanti infilate in un libro. Sono pronto. Non per coraggio o perché spericolato come un ventenne di primo pelo. Ma solo perché sono uno che scrive e quello che so e scrivo e cerco di pubblicare. Può piacermi o no, ma questo e solo questo è il mio ruolo. Eccole qua. Parole che spiegano da dove vengo, quale faccia oscena abbia il potere che ha stritolato la mia generazione e inchiodato la mia città, il mio paese, casa mia. Possono querelarmi, minacciarmi, isolarmi come ho consentito troppe volte con la mia pochezza. Ma sono solo uno che scrive, poco, quasi niente. Non valgo la pena.
Queste cose forse le avrei dovute scrivere dieci anni fa, quando c’era ancora qualcuno che sapesse leggere, quando avevo la forza di essere qualcosa di più di una semplice penna posata su un foglio bianco. Forse avrei potuto cambiare qualche frammento di una realtà, quella di Roma, che fa schifo perfino a chi ne trae profitto. Ma va bene così. Oggi. Scrivo e basta, invio le bozze riviste a una collega e all’editore, poi mi metto tranquillo ad aspettare che non succeda nulla.
Sono uno che scrive. L’unica cosa che so fare, ho capito la lezione. Inutile provare a essere altro. Spengo l’interruttore alla mia voglia di essere qualcosa di più e di meno. Al mio bisogno di non sapere. Al mio desiderio di stupirmi. E mi metto quieto ad aspettare che di scateni il circo.
Sono uno che scrive. Facile da azzittire. Sempre che convenga. Sempre che riesca.

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