L’Era Alemanna per quanto la dovremo pagare? Un capitolo sugli affari Mancini Breda-Menarini

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Seguo la cronaca dai quello che sta succedendo in relazione all’inchiesta Mancini (ex ad Eur spa) e Breda Menarini (Finmeccanica) e la notizia che anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è indagato non mi sorprende più di tanto. Anche per il ruolo stesso dei rapporti (antichi) fra Alemanno e lo stesso Mancini.

Riporto qui un capitoletto dell’ebook L’Era Alemanna (se ve lo volete accattare lo trovate sul sito de I SIciliani giovani  www.isiciliani.it ) dedicato all’affare Mancini-Breda Menarini.  Sorprendente quanto tutto fosse già prevedibile ad aprile…

 E in un lampo ripiombo con il pensiero in questo terribile 2013, a un passo dalle elezioni amministrative.

Ecco, siamo qui, davanti all’Era Alemanna dei proclami, dell’abbandono, degli affari illeciti, dei banchetti a base di trippa e cafoni, delle parentopoli, delle gare di appalto con un solo concorrente, della strizzatina d’occhio alla destra eversiva, della guerra di mafia negata, della povertà precipitata in miseria, dell’emergenza rifiuti coltivata per favorire i soliti noti, dei negozi che prendono fuoco grazie al racket, del debito di cui nessuno davvero conosce le dimensioni, della negazione dell’evidenza, della folla di consulenti, del trasporto pubblico più caro e più fatiscente in Italia, della caccia allo straniero, delle scuole che crollano, dei quartieri consegnati al vandalismo,se va bene, e alla criminalità organizzata, di solito.

Ecco, gli inquirenti hanno trovato la definizione più felice e drammaticamente vera per definire l’Era Alemanna negli atti dell’inchiesta che ha portato ieri all’arresto dell’ex ad dell’Ente Eur oggi Eur SPA, Riccardo Mancini. Lobby Rome. Mancini uomo vicinissimo al sindaco Gianni Alemanno, l’imperatore dello scarica barile. Che infatti lo ha puntualmente scaricato con la rituale “piena fiducia” nell’azione della magistratura. Mancini, un passato nell’estrema destra con qualche segno sul certificato penale compresa un’arma non legale, finito agli arresti per una presunta tangente di 500.000 euro ricevuti per favorire l’aggiudicazione dell’appalto per 45 autobus della Breda Menarinibus da posizionare sull’ormai leggendario (per la durata del cantiere) “corridoio della mobilità” della via Laurentina.

Scaricato Mancini, quindi. Come di rito. L’atteggiamento di Alemanno davanti all’esplodere di scandali che sfiorino la sua amministrazione, infatti, è ormai noto. Davanti alla parentopoli Ama, nonostante le promesse, l’azienda partecipata non si è presentata parte civile al processo e il comune di Roma ricordo ha motivato la sua presentazione “per tutelare l’immagine del Sindaco”, e solo quella. Di Roma chi se ne frega, È il piccolo imperatore che va tutelato davanti a quella cloaca di affari e malaffari e favori e spregio di ogni regola e decenza che è stata ed è una delle troppe parentopoli romane. Lobby Rome, ancora.

Ma torniamo alla Breda Menarini, che sembra raccontare un sistema che va ben oltre le già scandalose paludi delle parentopoli.

Ed ecco, infatti, come la racconta la lobby il principale accusatore di Mancini quest’ultima storiaccia di tangenti e progetti speculativi. A parlare è Roberto Ceraudo, all’epoca amministratore delegato di Breda Menarini, e inventore e curatore del fondo utilizzato per pagare la tangente. Parla il Ceraudo dal carcere di Rebibbia interrogato dal pm Paolo Ielo: “Iannilli mi disse che quei soldi erano destinati a una lobby politica, che in quel momento comandava a Roma, con chiaro riferimento alla destra politica. Non escludo di avergli dato come indicazione, per tale ragione, l’area politica di Alemanno (intendendo un altro indagato, Edoardo D’Incà Levis) anche se la persona di Alemanno come destinatario personale della somma non l’ho mai indicata”. E prosegue poi entrando nel dettaglio: “Dopo qualche giorno mi chiamò Iannilli (il commercialista Marco Iannilli anche lui indagato), che prima non conoscevo, mi disse che telefonava a seguito di indicazioni che aveva avuto da Cola (numero due allora di Finmeccanica) e mi chiese un incontro. Lo incontrai a Roma, all’Hotel Excelsior ed egli mi disse subito che occorreva versargli dei soldi, anche se non mi disse per quali ragioni e a chi destinati”. Il manager della Breda Menarini del gruppo Finmeccanica la cosa non quadra e decide di parlarne con il capo delle relazioni esterne del gruppo, Lorenzo Borgogni. “Ero interdetto da tale richiesta, mi recai da Guarguaglini, il quale mi disse di dar loro del lavoro se lo chiedevano e mi mandò da Borgogni. Parlai con quest’ultimo il quale mi disse di pagare e mi rimporverò del fatto che non eravamo capaci come azienda di tirar fuori “quattro soldi””. 850mila euro di cui, questo affermano gli inquirenti, 500mila destinati a Mancini.

Ma torniamo a quello che dice ai pm Cerraudo perché è qui che si apre uno scenario ben più pesante di quello della tangente fine a se stessa: “A me che gli rappresentavo che non capivo la ragione di tali pagamenti, Borgogni disse che erano in relazione agli autobus e mi chiese di pagare, sebbene io gli rappresentassi che la fornitura era già stata acquisita. Iannilli mi chiese una cifra spropositata. Quanto alla sua destinazione, non fu mai molto chiaro”. Una tangente pagata a subappalto già assegnato! Perché?

È qui che scatta l’ipotesi accusatoria disegnata dai pm, in cui quella mazzetta, che i dirigenti di Finmeccanica definivano “quattro soldi”, sarebbe starà funzionale a garantirsi spazi di ben altre dimensioni in Comune attraverso Mancini. Perché questi è l’ad dell’Ente Eur ed è in quel ruolo perché uomo di fiducia di Alemanno. Ex Ente e ora azienda che ha un immenso patrimonio immobiliare (un enorme e ricco quartiere, questo è l’Eur, nato durante il fascismo) che gestisce in quasi totale autonomia. Un’azienda controllata al 90% dal ministero del Tesoro, lo stesso azionista di Finmeccanica. E un patrimonio immobiliare che a Finmeccanica (azienda in cui sono approdati negli anni manager e dirigenti provenienti anche dall’estrema destra) ha sempre fatto gola. E qui entrano in gioco numerosi altri testimoni che raccontano di riunioni fra Cola e Riccardo Mancini nelle quali si sarebbe parlato espressamente degli affari che si sarebbero potuti avviare grazie a una joint venture con Eur spa, partendo dalla realizzazione di parcheggi sotterranei fino alla costruzione di complessi residenziali. E non solo.

Finmeccanica sarebbe stata anche interessata a interagire, secondo i pm, con un’altra azienda, la Atac Patrimonio, società costituita nel 2009 per gestire i beni immobili dell’azienda del trasporto pubblico e le cui competenze sarebbero state ampliate dal sindaco Alemanno che avrebbe ampliato il portafoglio immobiliare dell’azienda anche con alcuni beni di proprietà e competenza – fino a quel momento – del Comune di Roma.

Rimesse Atac trasformate in centri commerciali, aree che grazie a permessi un po’ forzati diventano edificabili, comprare a poco e rivendere a molto. Il piano di Finmeccanica sembrerebbe questo. E la tangente “di quattro soldi” sarebbe un investimento per oliare il meccanismo.

Davanti a un giro di affari del genere impallidisce anche la palude delle due parentopoli. E nasce un dubbio. È da qui che scattarono i due progetti poi falliti di portare (all’Eur) il circo della Formula Uno di automobilismo e della candidatura per le Olimpiadi (anche questa fallita) che avrebbe avuto anche in questo quartiere un suo sviluppo?

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