Della fiducia al governo Letta non me ne può fregare di meno. L’Italia è altro

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Fra poche ore Enrico Letta (stavo per scrivere Gianni, non me ne voglia) si presenterà davanti alla Camera per chiedere la fiducia. Forse questo voto rappresenterà la fine del berlusconismo, se Alfano e Cicchitto terranno il punto. Contemporaneamente il Pd si sta preparando alla resa dei conti (il congresso, le primarie e, inevitabilmente, l’esecutivo). Bene di tutto questo non me ne può fregare di meno. Non mi frega nulla di questi ceti politici ormai agonizzanti, non mi frega nulla dei nuovi ceti livellati al basso del grillismo padronale, non mi frega nulla delle ansie degli speculatori (e smettiamola di definirli “imprenditori”).

Mi importa solo del paese reale, dei piccoli ed enormi progetti di persone e territori esclusi da sempre dal gioco di potere (ormai presunto) sia sul piano nazionale che locale. Mi interessa il lavoro di chi ha senso dei “beni comuni”, di chi ha un progetto politico e sociale chiaro che parta dall’inclusione delle idee e delle persone su azioni concrete. Mi sento parte di un paese non raccontato, ma che alla fine di questo naufragio sarà l’unica scialuppa di salvataggio per quello che sopravviverà della nostra società.

Aspettando lavoro.

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