I Têtes de Bois in concerto a #sbavaglio. Video

I Têtes de Bois in concerto a #sbavaglio, la festa de I Siciliani giovani al Castello di Milazzo il 21 settembre 2013. Il piccolo video qui sopra documenta un incontro fra persone , idee, mestieri e storie. In un luogo particolarissimo (Il Castello di Milazzo) e in un’occasione altrettanto particolare come, la festa organizzata per sostenere I Siciliani giovani.

I Têtes de Bois sono arrivati a Milazzo con delucatezza, ascoltando, guardando, mischiandosi nel piccolo circo equestre che er andato in scena fra cielo, nuovole e mare. Il video racconta questo incontro. Abbiamo deciso di non montarlo, di lasciare solo le immagini di una camera. Lasciare il materiale grezzo, senza immagini di copertura o grafica. Ha più senso così.
Qualcosa di più di una semplice serata. Scrive infatti il 29 settembre Andrea Satta su L’Unità:

Milazzo la penisola del Sole, Milazzo il traghetto per le Eolie, Milazzo la raffineria illuminata che pare Manhattan, Milazzo la grotta di Polifemo, Milazzo il castello grandissimo e antico, Milazzo e i Nebrodi dei nuvoloni bui, Milazzo e il Golfo di Patti. Milazzo e quella laggiù è Stromboli, Ustica è troppo a largo e se fosse bel tempo si vedrebbe l’Etna. Milazzo e un gruppo di visionari.
Tra problemi e meraviglie, i visionari hanno inscenato una tre giorni dedicata ai «Siciliani Giovani», un vivaio spudorato a nuoto fra le utopie concrete di Danilo Dolci e il corpo frapposto tra verità e vita di Pippo Fava. Fanino Grasso, Pietro Orsatti, Dario Russo e Riccardo Orioles hanno sgozzato la rassegnazione. Attorno alle erbe aromatiche cresciute fra le case abusive, i ragazzi di Milazzo Rossa, a chilometro zero, vignaioli, malvasia e noi.
Noi siamo arrivati in Sicilia, accompagnati da intima e immeritata fama e senso di colpa. Il fatto è questo: all’autogrill di Rosarno ci siamo accorti di essere gli osservati speciali dei due camerieri di turno che, rotti gli indugi, mani aperte sul tavolo, ci hanno detto «Noi sappiamo chi siete voi!». «Abbiamo fatto qualcosa che non va» bisbiglia preoccupato il nostro caro Angelo. «Fammi fare questa telefonata» — replica quello a destra — «vi faccio parlare con uno che vi adora». «Sai chi ho qua davanti?» prende ad urlare infervorato nella cornetta — I Nomadi!». Ci siamo guardati increduli. «Noi i Nomadi? E chi sarebbe Carletti? Vogliamo suonare quella cover dei Mody Blues?» E nel frattempo, come uscirne? Ma i camerieri e quello al telefono, erano già troppo avanti. Mi hanno sequestrato l’orecchio e già dalla cornetta si urlava «Io un giorno crescerò!». Io, non sapendo come uccidere questo sogno, che uno sconosciuto viveva in diretta davanti a me, l’ho lasciato vivere. «E nel cielo della vita volerò» — ho proseguito. «Ho tutto di voi» — lui. «Vienici a trovare» — io. È finita che abbiamo firmato degli autografi (coi nostri nomi però) e un «W la musica» che è buono per chiunque. E ci hanno pure offerto il pranzo. Così i Tetes sono entrati nella piazza delle galere del Castello di Milazzo dove durante il fascismo venne ingabbiato anche Sandro Pertini.
Mentre il cielo era incerto sul da farsi io mi sono trastullato con la linea dell’orizzonte e ho indugiato sullo stadio di calcio visto dall’alto. Il campo sportivo è proprio in riva al mare. Nell’ordine: stadio, venti metri di sabbia, acqua fino all’orizzonte, Eolie e luna. Tutto nella stessa fotografia.
Ma ogni meraviglia necessita di un assurdo. Anche lo stadio del Milazzo ha una tribuna, una sola sul lato lungo del rettangolo di gioco. Dove l’hanno piazzata? Spalle al mare, è ovvio. Cioè, se tu stai guardando Milazzo — Barcellona Pozzo di Gotto, alle tue spalle ci sono una striscia di sabbia, l’acqua del golfo di Patti e tutte le Eolie schierate e a zona. E tu gli dai la schiena.
Non è la foto più sintetica del pianeta Italia?

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