Un paese in vendita. L’Italia dei camerieri

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Cade il governo – perché cade e ormai manca solo l’atto formale – traballa l’esperimento siciliano dell’amministrazione Crocetta (quante speranze mal riposte da anni negli esperimenti isolani). Le larghe intese, palesi o no, ruzzolano via rumorosamente trascinando con se il paese. La cosa peggiore è che l’italiano brontola un po’, ma ormai è abituato. Quanto ha detto che costerà la crisi la Cgia di Mestre? Di sole tasse 9.4 miliardi di tasse in più, di cui 7,4 direttamente sulla testa delle famiglie. E l’italiano medio che fa? Brontola. Si lamenta al bar, borbotta in fila al supermercato. Immiserito sempre di più non solo sul piano materiale, ma soprattutto su quello etico e politico. Un popolo di camerieri al servizio dei presunti potenti di turno. Un paese in svendita, paradossalmente tenuto in piedi solo per il suo ruolo di mercato dell’usato a buon prezzo aperto anche la domenica. Aziende, fabbriche, patrimonio culturale ambientale, essere umani, intelligenze. E’ tutto ben in mostra sul banco del mercato. Fino a quando ci sarà qualcosa da comprare a prezzo di saldo l’Italia sarà tenuta in vita con una sorta di accanimento terapeutico, finita la merce chissà. Residui di magazzino. Ecco cosa siamo diventati.

Non voglio affaticarmi a parlare del peggiore ceto politico che si è impossessato, con la complicità di tutti gli italiani, del governo di questo paese. Il governissimo delle larghe intese è lo specchio di cosa sono oggi gli italiani sul piano culturale e etico. Perfino i rivoluzionari da social network del M5S sono perfettamente integrati nel sistema di gestione del potere politico. Attraggono il dissenso, semplificano i conflitti e li normalizzano trasformando tutto in spot, banalità strillate, vittimismi sterili e senza progetto e condivisione. Tutto è immagine, nulla è reale. Il peggiore ceto politico che il più apocalittico Pasolini potesse immaginare si è preso il paese e non ha nessuna intenzione di mollarlo se non dopo aver raschiato il fondo. E la società, svuotata e immiserita da vent’anni di berlusconismo gli va dietro. Quasi compiaciuta.

In Grecia, intanto, apprendiamo che riservisti dell’esercito e ultra destra di Alba dorata stavano mettendo in piedi un colpo di Stato. La notizia fa ancora più paura dell’apprendere che i vertici del partito di ispirazione neo nazista avevano ordinato l’assassinio di un rapper a loro antipatico. Avviene in Europa, questo continente inerte che non riesce neppure a capire cosa sta succedendo sulla porta di casa, in Medio Oriente, in Egitto e Siria. Nessuna Unione quando la Merkel stravince. E’ la solita Europa ricca che sbrana le risorse (umane e materiali) del resto di un’incompleta alleanza di eguali. Venti di guerra. Di queste guerre moderne a basso impatto militare (se è mai possibile definire così la morte) e di alto impatto mediatico.

E noi giochiamo. Ci appassioniamo, sempre meno, ai deliri del caimano, ci affidiamo a un anziano ex comunista (di destra prima e poi) che siede al Quirinale e aspettiamo l’arrivo di un nuovo padrone. Che sia pietoso, si spera.

Si spera.

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