NoMuos, visi in movimento – racconto per immagini di S. Gulisano @almostblue58

 

Sebastiano Gulisano (Seba) è un cronista, non un fotografo, uno di quelli bravi, di quelli che sono andati a scuola a I Siciliani negli anni ’80. Sebastiano è uno che lavora “di carte” e di “scarpe”, conosce la differenza fra inchiesta e reportage, fra cronaca e approfondimento. Conosce la fatica, la noia, la rabbia e il disincanto. Del mestiere del cronista, ha i pregi e i difetti. La vita l’ha portato in giro su strade diverse, ma certe cose non si dimenticano, forse si affinano. Un giorno ha incontrato la macchina fotografica, lui che arrivò a I Siciliani parlando di fumetti per poi a finire a scrivere inchieste di mafia, sul malaffare, sulla politica. E con la sua macchina fotografica è approdato a Niscemi sei mesi fa, intuendo la notizia rappresentata dall’esistenza stessa del movimento NoMuos e la forza di una storia come quella. Una roba addirittura più grossa di Comiso ma senza un Pio La Torre e di quella politica – che era una cosa seria – che si metteva a servizio dei movimenti e se ne faceva contaminare. Il lato bello delle ideologie, che Sebastiano sa essersi dissolto in questo pastone del nostro presente.

 

Seba conosce il valore della lentezza, dell’ascolto, del mischiarsi. Che scriva o che alzi l’obiettivo per uno scatto. E soprattutto conosce l’importanza di esserci, di essere testimone. E questo ha fatto per sei mesi e questo continuerà a fare a Niscemi. Sapendo che il testimone non è soggetto neutrale. Perché anche lui in quella storia che ha deciso di raccontare alla fine ci sarà dentro fino al collo. “Non c’è mai una buona via di uscita in questo mestiere”, diceva Ryszard Kapuściński. Sono cose che si imparano, non si hanno dentro se non come istinto.

 

Vederlo ora scegliere con fatica gli scatti da pubblicare qui irrita per la sua lentezza, intenerisce per il dolore che lo attraversa per ogni immagine scartata, colpisce per la chiarezza del percorso che ha in testa di come va raccontata una storia. Non solo estetica, ma estetica dell’utopia.

 

Pietro Orsatti

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