Scivola via il Caimano e si trascina dietro L’Italia (e frammenti di un libro)

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Scivola via Missing di Bruce Springsteen, le cose da fare che si accumulano e non si riescono ad affrontare. Questi anni che di peggio non se ne riescono a ricordare. Queste solitudine che si incrociano, si sfiorano, si dividono. Queste idee che rimangono astrazioni, incompiute, abbozzi, e non si fanno azione, voce, dialogo, conflitto.

Scivola via, liquida, questa Italia di fine impero. Scorre oleosa verso lo scarico. Un paese umiliato, incattivito, triste. Un paese non più di campanili ma di individui soli e abbrutiti. Tengo famiglia, tengo il mutuo, tengo la macchina, tengo la vacanza al villaggio tamarro, tengo l’abbonamento a Sky per il il calcio. Tengo. Possesso. Di illusioni.

Berlusconi agonizza e si aggrappa con i propri artigli a quello che rimane di un paese che ha largamente contribuito prima a svuotare – eticamente e culturalmente – e poi a dissanguare. Il resto della politica, se la si può definire tale, terrorizzata vede andare via verso l’orizzonte il caimano. Terrorizzata, si, perché nel bene o nel male Berlusconi ha fatto comodo a tutti. Ha fatto scuola. Ha imposto il ritmo della corsa. Per vent’anni.

Cosa direbbe oggi Pier Paolo ascoltando un ministro dell’Interno fornire una versione se non tarocca quantomeno parziale, incompleta, di una notte di impazzimento istituzionale? Cosa direbbe delle telefonate del premier in questura di Milano per far “sparire” al più presto da quelle stanze una ragazza di 17 anni frequentatrice delle sue feste? Cosa direbbe nel vedere un magistrato costretto a convocare i giornalisti per smentire un ministro?

Rimane un sapore amaro in bocca leggendo le cronache di questi novelli 100 giorni di Sodoma. A osservare i fiumi di fango che straripano dai media utilizzati come armi. A vedere la fuga di questi fedelissimi al leader che, vedendolo scivolare nel baratro, farebbero di tutto pur salvare la pelle. Anche negando di averlo servito.

Rileggo i verbali e gli atti dell’inchiesta sulla “cricca” e poi quelli sulla cosiddetta P3. Se fossi Licio Gelli li querelerei questi neofiti dell’associazione segreta. Al confronto di quello che emerge da queste inchieste, prontamente svanite dall’attenzione pubblica, la loggia P2 sembra una onlus. E Licio Gelli, appunto, un brav’uomo.

(…)

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia – scriveva Pasolini il 14 novembre del 1974 -. All’intellettuale )profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana) si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere”. Ci manca.

(…)

Sono padano e porco. Un po’ ferrarese, romano, palermitano, lucano, triestino, ligure, levantino e ebreo. Sono un italiano. Non un italiano vero. Ma per davvero. Che guarda con repulsione alla Lega e alle mafie al berlusconismo e al clericalismo d’accatto, alla cultura fast food della Gelmini e al decisionismo vigliacco degli uomini delle espulsioni. Rifiuto l’idea di un Paese trasformato in supermercato. Con i poveri sotto i ponti clandestini e i furbi a ingrassare. Sono un italiano che non crede, ma crede nel diritto di ciascuno di credere in quel che gli pare.

Sono un italiano, porco e padano contemporaneamente, che crede nel valore assoluto dell’articolo 1 della Costituzione , e che ha dato gran parte di se stesso per applicare il 21. Sono uno che sa di avere ancora la possibilità di scrivere quello che sto scrivendo solo grazie a qualcuno che ha combattuto contro il nazifascismo.

Il fascismo che è stata roba nostra, perfino Hitler all’inizio andava a lezioni di dittatura da Mussolini. Quel fascismo, quella voglia di fascismo, che è ancora insita nel Dna del nostro popolo. E che oggi passa attraverso adolescenti addestrati alle armi, folle a Pontida, caccia agli omosessuali e ai “negher”, banchi marchiati in una scuola padana, dossier e calunnie e intimidazioni , controllo dei media , lodi e leggine a personam. E che passa, purtroppo, attraverso i troppi “aventini” di questa nostra asfittica classe dirigente. Che si indigna intermittente, ma poi cala le braghe appena intravede un barlume di profitto. Anche piccolo. Anche presunto.

(brani tratti da L’Italia Cantata dal Basso – di Pietro Orsatti – Coppola editore – www.coppolaeditore.com

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