Agosto 2013 – Life During Wartime – l’ennesima guerra da casa nostra

Niscemi, luglio 2013 - foto di Sebastiano Gulisano - http://sebastianogulisano.wordpress.com/
Niscemi, luglio 2013 – foto di Sebastiano Gulisano – http://sebastianogulisano.wordpress.com/

Me la ricordo la posizione del Partito Radicale sugli euromissili a Comiso. Come mi ricordo l’appoggio sofferto alla prima guerra del Golfo e poi a quella in Kosovo. Ci hanno propinato la balla delle guerre umanitarie, dall’Iraq all’Afghanistan. Bravi i Radicali! Me la ricordo Emma Bonino in tutte quelle occasioni, mesta dare il via alla violenza delle armi proclamandosi non violenta. Me la ricordo bene. Sapere che oggi il ministro degli Esteri Bonino prima appoggi, poi consideri un “permesso” a Usa e Gb, poi pretenda autorizzazioni all’Onu, poi ancora parli di non concedere “basi italiane” senza un mandato delle Nazioni Unite ben sapendo – e dimentica di dichiararlo – che gli Usa hanno nel nostro paese basi proprie (e proprio quelle che verranno utilizzate per i raid) senza alcun controllo e sovranità da parte del governo italiano. Si, me la ricordo molto bene la Bonino.

Come ricordo il Pds, poi i Ds e ora il Pd, così bravi e addolorati e responsabili, timidamente alzare la mano per poi abbassarla alla prima occasione, e poi votare a favore degli interventi e puntualmente ogni anno per il rinnovo delle missioni e degli stanziamenti (folli e smisurati) per il sistema “difesa”. Altro da quel Pci di Enrico Berlinguer e Pio La Torre che fece una scelta per nulla facile: non solo di schierarsi contro la corsa agli armamenti, ma mettersi accanto al movimento pacifista, accettando l’inimmaginabile, l’ascolto e la collaborazione con altre realtà e culture altre soprattutto non istituzionali. Mica era una cosa solo di quel brav’uomo di Ingrao il movimento della pace. Era una scelta di campo inimmaginabile per l’epoca e per quel partito. Era la società italiana che cambiava e in meglio.

Ovviamente Berlusconi è riuscito a cancellare dai media l’intervento in Siria. Scivola la notizia sempre più in basso nella gerarchia delle notizie. Certo, è molto più importante parlare di come Luciano Violante cerchi in tutti i modi di salvare il pregiudicato Silvio Berlusconi e consentirgli di non essere escluso (come impone la legge e la condanna e la decenza) di pubblici uffici. Come è più importante l’esultanza di Brunetta per l’ennesima truffa (che pagheremo cara come paese) di far saltare l’Imu per finta – riciccerà il prossimo anno con un nome diverso e con altre imposte a fargli da contorno – e i dubbi dell’eterno candidato alla qualunque Matteo Renzi. Della Siria che se ne frega. Delle base Usa in Italia, della flotta nei nostri porti e nelle nostre acque, dei droni e delle armi e dei bombardieri, del Muos a Niscemi che inaugurerà la guerra moderna fatta di antenne e macchine, chi se ne frega.

Paese di “tengo famiglia”, popolo abbrutito da vent’anni di berlusconismo, incantato da Grillo che è ossessionato dal voto possibile e non guarda oltre alla propria parrocchia/setta da tenere sotto controllo per parlare di pace e guerra, ossessionato dalla pagnotta, dalle vacanze fatte con le cambiali, dalla Smart in leasing per i figli e il melafonino ultimo modello a rate. Che può dire un popolo del genere davanti all’ennesima guerra nel Mediterraneo in cui verrà trascinato dal peggiore ceto politico che si possa immaginare? Niente.

Rimangono soli, lì davanti alle antenne a Niscemi, le mamme, i ragazzi, gli uomini e le donne del movimento NoMuos. Soli. Isolati. Ultima falange di una civiltà che se non è svanita si è posta in coma farmacologico. Schiacciati, l’ho scritto anche ieri, fra il potere della macchina militare degli Usa e una classe politica di voltagabbana e di mestatori seriali. Fra il cantiere – in fase di conclusione – che va avanti come un carro armato che “c’è una guerra da fare” e la scelta di mettere in campo le forze dell’ordine per imporre un pezzo di Stati Uniti militarizzato in territorio italiano. E questo fa urlare di rabbia per chi ha ancora memoria di quello che fu il movimento della pace.

Riascolto “Life During Wartime” dei Talking Heads. Un pezzo scritto negli anni di Reagan, dell’ossessione della guerra in casa, delle operazioni coperte in America Latina e in mezzo mondo, degli Euromissili. Un pezzo bellissimo e allucinato, che descrive quell’America lì, dove diritti e civiltà venivano cancellati dall’ossessione della sicurezza e del controllo e del nemico alle porte. Vi ricorda qualcosa? No? A me si.

Heard of a van that is loaded with weapons
Packed up and ready to go
Heard of some grave sites out by the highway
A place where nobody knows
The sound of gunfire off in the distance
I’m getting used to it now
Lived in a brownstone, I lived in the ghetto
I’ve lived all over this town

This ain’t no party, this ain’t no disco
This ain’t no fooling around
No time for dancing, or lovey dovey
I ain’t got time for that now

Transmit the message to the receiver
Hope for an answer some day
I got three passports, couple of visas
Don’t even know my real name
High on a hillside trucks are loading
Everything’s ready to roll
I sleep in the daytime, I work in the nightime
I might not ever get home

This ain’t no party, this ain’t no disco
This ain’t no fooling around
This ain’t no mudd club, or C.B.G.B.
I ain’t got time for that now

This ain’t no party, this ain’t no disco
This ain’t no fooling around
No time for dancing, or lovey dovey
I ain’t got time for that now

Heard about Houston? heard about Detroit?
Heard about Pittsburgh, PA?
You oughta know not to stand by the window
Somebody might see you up there
I got some groceries, some peanut butter
To last a couple of days
But I ain’t got no speakers, ain’t got no headphones
Ain’t got no records to play

Why stay in college? why go to night school?
Gonna be different this time?
Can’t write a letter, can’t send a postcard
I can’t write nothing at all
This ain’t no party, this ain’t no disco
This ain’t no fooling around
I’d love you hold you, I’d like to kiss you
I ain’t got no time for that now

Trouble in transit, got through the roadblock
We blended in with the crowd
We got computers, we’re tapping phone lines
I know that ain’t allowed
We dress like students, we dress like housewives
Or in a suit and a tie
I changed my hairstyle so many times now
Don’t know what I look like
You make me shiver, I feel so tender
We make a pretty good team
Don’t get exhausted, I’ll do some driving
You ought to get you some sleep
Burned all my notebooks, what good are notebooks?
They won’t help me survive
My chest is aching, burns like a furnace
The burning keeps me alive

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