Cronaca di una manipolazione annunciata. Da Niscemi al governo fino a Lady D

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Cronaca di una manipolazione annunciata. Potrebbe esseere il titolo di un romanzo, è invece la storia di questa estate di sentenze, chiacchere, intimidazioni, fatica, incompetenza, smascheramenti, delusioni. A farne i conti, della pochezza irresponsabile della politica e dell’informazione, quel poco di movimenti (veri e non padronali) che è sopravvissuto al berlusconismo, alle repressioni e alla crisi economica/culturale/sociale di questa epoca di solitudini. Un vecchio slogan recitava “Isole nella rete”, ora la rete è bucata e non ci passano solo le triglie ma le balene.

Letta e Berlusconi, Renzi e Nitto Palma, Epifani e Vendola, Crocetta e Lombardo, gli americani e i tedeschi, lo spaurracchio della Grecia e i cinesi che si comprano mezzo mondo riempiendo cassaforti di titoli di stato. La primavera araba è diventata un’epoca di sangue, il padrone dell’Impero fa finta di avere un profilo basso e amichevole del glamour afroamericano di Obama e intanto cambia metodi e strategie per mantenere fermo il proprio potere palese e riflesso. Il re è talmente tanto nudo da essere diventato invisibile. Il pubblico intanto è entrato in letargo, è svenuto, si è chiuso in casa confondendo telecomando e anti-depressivi.

Ci sono i nuovi criminali da eliminare, colti occupanti di un centro sociale a Roma, gli smangannellati nei campi dei NoTav, le mamme e i ragazzi del NoMuos a Niscemi. Tutto si confonde, un sorriso con un ghigno, la vita con una rappresentazione.

Grillo mima il conflitto, lo fa proprio togliendone valore, lo normalizza in ruomore indistinto buono per essere ripreso a casaccio dalla tanto odiata stampa che se non ci fosse lo cancellerebbe. Mentre i conflitti veri, organizzati e privati diventano invisibili. A farne le spese i più deboli. Come a Niscemi, dove il certificato Rosario Crocetta pontefice unico di antimafiosità con una mezza frase, raccolta con prontezza dalla sentinella di guardia del giornale partito di turno, sputtana un movimento vero e veramente isolato come mai nessuno prima. Una mezza frase, quella dell’ex sindaco di Gela (che nostalgia per quei tempi) per coprire il teatro e il doppio giochismo montato in campagna elettorale e alla formazione della giunta sulla pelle di chi ci ha creduto.

Intanto le mafie si stanno pappando Roma e sempre più spesso ci scappa il morto ammazzatto, già si tirano le somme dei risultati in “piccioli” dell’expo prossimo venturo a Milano, l’esclusione sociale è a livelli del dopo guerra, il governo è il guardiano della stasi in attesa che l’iper ego di Berlusconi accetti, se mai ci riuscirà, il declino biologico ancor prima che le sentenze.

E allora ti trovi una notte vino e persone, stagionate dalla vita, a capire il presente senza farsi travolgere dal passato. Ad aspettare, domani, il secondo atto del teatro italiano. E visto che il pudore ha archiviato il delitto di via Poma godiamoci le novità sulla morte di Lady D nell’intermezzo.

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