Avvenimenti romani

campidoglio

Una città, poco altro da dire. I quartieri impastati, indistinti, in “zone”, le voci che si sono fatte rumori, patinata dove sorgono i travertini, indistinta dove vive quello che era il popolo. “Prenni fiato e fa ‘no zompo”. E finisce lì, in uno “zompo” fra un frammento urbano e l’altro. Proprio in quel punto sospeso fra cielo e merda, fra “zella” e gloria. Ombre di quello che si era, non mille anni fa ma solo ieri. Facile. Di soldi, di fortune veloci ad arrivare e svanire, di Suv e Smart – comprate a rate e cambiali – arrampicate sui marciapiedi, di scarpe firmate ma “loffie” accattate alla bancarella dell’indiano. Tutto finto. L’allegria “com certeza”, sussura la transessuale brasiliana in jeans e maglietta e trucco discreto a fare la spesa.

 

Ti trovi a scavalcare la merda di cane fino a raggiungere il sangue sul cemento rappreso. Stesso colore della merda, odore metallico di città. Spariti i nastri della scientifica, spariti i lampeggiatori delle macchine della polizia. Tutti andati via, anche gli annoiati professionisti dell’immagine a 50 euro a scatto venduto e gli speranzosi imprrovisati dell’immagine rubata con lo smartphone. Rimane solo il sangue davanti a un palazzone di Tor Spaienza. Come rimangono le sentinelle in attesa sotto il sole d’agosto agli ingressi del quadrilatero di Piazza Gasparri a Ostia Ponente, la saracinesca abbassata dell’estetista gambizzata all’Ardeatino a due passi dalla redazione di Repubblica e dell’Espresso, il bar ancora a lutto di Tor Bella Monaca dove hanno ammazzato in pieno stile mafioso il proprietario. Rimane il capannone abbandonato dove s’è impiccato un marocchino ricercato per un omicidio, il pratone “zozzo” oltre il Raccordo dove hanno messo in scena l’ennesima esecuzione con tanto di tentativo di bruciare il cadavere. Non ci sono fiori, targhe, segni. Si passa, si sa cosa è successo e si scivola via facendo finta di nulla.

 

“Mafia? Non scherziamo a Roma non c’è, poca roba, solo tentativi marginali di infiltrarsi”, ti dice il tizio dell’associazione “di categoria”. Che bella l’economia pulita che puzza talmente tanto da farti lacrimare gli occhi. Sana quanto una metastasi alle ossa. Il mercato immobiliare sembra fermo, i prezzi calano ma solo un po’ – apparentemente – ma in centro città negozi, ristoranti, condomini, palazzi di pregio sono all’incanto. E cambiano proprietario velocemente. “I soldi chi li tiene?”. Li tiene chi li ha, chi ha da mettere in pulito quello che pulito non è. Lavatrice immobiliare, l’ammorbidente è d’obbligo. Quanti soldi tiene la Mafie spa a Roma? Concentriamoci solo sulla merce cocaina. Il 30% dellla coca passa di qua, qua è trafficata, impacchettata spedita. Ci stà la strada che da Fondi sale verso  nord, il mercato ortofrutticolo più grande d’Europa, migliaia di camion ogni giorno. Facile. Poi da Nettuno su fino a Fiumicino, con tanto di porti e aeroporti. E ancora Civitavecchia più a  nord. Trenta per cento, non a livello nazionale ma europeo. Passa di qua. Miliardi di euro da reinvistire e mettere in lavatrice. Un bene lo confiscano, il giorno dopo Mafie spa ne ha altri dieci.

 

“Stavano in deposito da più di un anno e ce facevano girà co’ mezzi senza ammortizzatori e freni e il motore mezzo fuso. Ecco che è l’Atac”. Perché? “Vallo a capì” e l’autobus extralusso nuovo di zecca con aria condizionata e silenzioso come l’abitacolo di una Bmw scivola via sicuro nel traffico. Si, vai a capirle certe cose in questa città. Come l’opposizione alla discarica al Divino Amore, cavalcata da Gianni Alemanno che è uno dei principali responsabili dell’emergenza rifiuti sotto al Cupolone, che come parola d’ordine di mobilitazione s’è inventata la bufala della violazione della sacralità del Santuario con tanto di appoggio curiale e non nobilitando l0incazzatura dei romani sull’assurdità di pensare una discarica sull’asse dell’Ardeatina, strada stretta e congestionata e a ridosso del Parco dell’Appia Antica (e chi se ne fotte dei parchi regionali) e soprattutto in uno dei tratti più delicati e saturo del già saturo Grande Raccordo Anulare. Senza poi parlare dell’assurdità di puntare ancora su una discarica dopo l’immensa vergogna di decenni di Malagrotta 1 o 2 o chissà che. Il parroco è il leader e cerca con lo sguardo l’obiettivo a Piazza San Pietro.

 

“Che te devo dì, manco c’ho voja d’annà a pijamme ‘na bira ar Pigneto”, che non è più quartiere ma ostello e divertificio. Sempre meglio del carnaio di San Lorenzo o dei buttafuori dalla mano pesante del Gasometro. “Movimento?”, sopiro. “Compagni?”, qualcuno. “Rete?”, del letto. Passa tutto sulle teste e rotola a valle. Anichiliti. Soli. “Faccio un salto a Euroma 2 che c’è l’Antica Focacceria San Francesco e mi prendo pane e panelle e penso d’esse annato ‘n vacanza”. Fra obelischi di plastica, vigilantes casertani, migranti in cerca di identità specchiandosi nelle vetrine di Max Mara e di fresco e pischelli che “nun c’anno ‘n cazzo da fà” se non sognare lo smartphone alla moda e le Adidas da 140 euro al paio. Sgomberano un centro sociale il 16 agosto. Il prossimo a Santo Stefano? Scivola via. Tutto.

 

Bandiere rosse a Piazza Campidoglio per una festa che non c’è stata, per rispetto del luogo delle istituzioni, s’è detto. Come se in cinque anni di Alemanno sindaco ci fosse stato rispetto delle istituzioni. Con gli ex di Avanguardia Nazionale e dei Nar e gli amici di altri ex della Banda della Magliana a prendere posti, consulenze e addirittura poltrone di vertice nelle partecipate. Bandiere rosse di un rosso un po’ sbiadito che per farlo diventare accettabile tocca dargli due colpi di Photoshop. “Ma chi te la racconta sta città? Nessuno. Il Messaggero fa cronaca da tavolino, ci scappa il morto e fa fatica a collegarlo a quello prima e a quello poi. Repubblica romana ancora meno, l’unica cosa che conta è il paginone di cosa c’è sta sera in città. Il Corriere cerca di fare politica, ma da terzisti che a Roma significa non essere terzi ma complici. Niente, l’unica cosa che funziona è il passaparola, il bar, la fila alla posta. Sempre che si abbia ancora forza di parlare e di ascoltare”. Grazie, collega. Lo sapevo. Ma va bene così.

 

Va bene, questa voglia di sapere, capire e scegliere. Se si trova fiato e incazzatura. Davanti a questa estate di avvenimenti romani.

***

(ma guarda te che mi tocca scrivere a uno sputo dal mare delle Eolie)

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