1992/1994, quelle carte della Commissione Antimafia che raccontano Cosa nostra a Roma e i rapporti con la banda della Magliana e i Nar

Attentato alla Chiesa di San. Giorgio al Velabro  Attack on the Church of St.. George in Velabro

Continuo a ripetere da anni, per capire il presente dobbiamo cercare di capire come e da dove questo presente si è formato. Ripropongo qui un brano della relazione conclusiva della commissione Antimafia 92/94 (quella presieduta da Luciano Violante, per intenderci, i istituita subito dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Un brano dell’ampio capitolo dedicato alle mafie a Roma e nel Lazio. Ritengo la lettura di questo documento molto importante per interpretare l’attuale situazione che emerge nella Capitale.

Qui potete scaricare il testo integrale della Relazione della commissione RELAZIONE CONCLUSIVA – COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI SIMILARI

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Con l’autobomba esplosa in via Fauro nel maggio del 1993 e con la distruzione nel luglio di alcuni monumenti simbolo della città di Roma e della sua cattolicità (la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro), la capitale è stata bersaglio privilegiato di una nuova pagina dello stragismo. La contiguità dello stragismo eversivo con la criminalità organizzata operante a Roma è una costante storica. Dalla scoperta, nel 1982, di un arsenale di armi ed esplosivi occultato nei locali del Ministero della sanità all’EUR – strumenti utilizzati sia dai terroristi dei NAR che dalla banda della Magliana – si sono dipanate una serie di investigazioni che hanno messo in luce la cointeressenza tra eversione e mafia. Per esempio, nel depistaggio compiuto da ufficiali del SISMI nel 1980, dopo la strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, tra le armi fatte ritrovare sul treno Milano-Tarante vi era un mitra proveniente da quello stock. Sempre la banda della Magliana, collegata con il capo della mafia palermitana di Porta Nuova, Pippo Calò, riciclava i proventi delle rapine compiute dai NAR, e in particolare dai terroristi neri Alibrandi e Fioravanti.

Le recenti indagini sull’omicidio del giornalista Mino Pecorelli – nelle quali gli inquirenti stanno cercando i riscontri di un complesso scenario di interazioni tra settori politici, gruppi della finanza d’avventura, settori della mafia – hanno acquisito un punto fermo: le munizioni utilizzate nel delitto provengono anch’esse da quel ristretto lotto di proiettili sequestrati nel Ministero della sanità. Comunque – secondo il pubblico ministero titolare dell’inchiesta – molti elementi inducono a ritenere che gli esecutori materiali dell’omicidio siano da ricercare in quel particolare gruppo di criminali comuni e terroristi di destra, aggregatosi attorno alla banda della Magliana.

Scavando su queste interazioni, le indagini del giudice fiorentino Vigna sulla strage del 23 dicembre 1984 hanno consentito di individuarne gli autori e di pervenire alla loro condanna con sentenza irrevocabile (novembre 1992). Le motivazioni del ricorso alla carneficina di innocenti cittadini da parte di Cosa Nostra sono state individuate nel fatto che poche settimane prima erano stati eseguiti centinaia di mandati di cattura emessi dal pool antimafia di Palermo
(24 settembre). La Commissione di Cosa Nostra, con la consumazione della strage di viaggiatori sul treno 904, intendeva distogliere l’attenzione dalla svolta giudiziaria che si era avuta, e rallentare la pressione degli inquirenti con un’atto indiscriminato di ferocia.

La nuova pagina dello stragismo, scritta nella primavera-estate del 1993, assume però un diverso e più grave significato.

Secondo l’interpretazione formulata in una relazione della DIA al Ministro dell’interno del 10 agosto 1993, “Cosa Nostra è divenuta compartecipe di un progetto disegnato e gestito insieme a un potere criminale diverso e più articolato”. Gli investigatori ricavano tale elemento poiché “lo scenario criminale delineato sullo sfondo degli ultimi attentati ha messo in evidenza, da un lato l’interesse alla loro esecuzione da parte della mafia, e dall’altro, la certezza di una presenza operativa di Cosa Nostra”.

La mafia siciliana è inserita oggi “con un ruolo di preminenza nella criminalità locale di Roma, Firenze, Milano, sull’asse Padova-Venezia”. Ma è la “sapienza” della regia delle tentate stragi a segnalare la novità: “le sottili valutazioni sugli effetti di una campagna terroristica e lo sfruttamento del conseguente condizionamento.

psicologico non appaiono semplice frutto della mente di una criminale comune: si riconosce in queste operazioni di analisi e di valutazione una dimestichezza con le dinamiche del terrorismo e con i meccanismi della comunicazione di massa nonché una capacità di sondare gli ambienti politici e di interpretarne i segnali. Si potrebbe pensare a un’aggregazione di tipo orizzontale, in cui ciascuno dei componenti è portatore di interessi particolari perseguibili nell’ambito di un progetto più complesso in cui convergono finalità diverse”. Gli esempi di organismi nati tra mafia, eversione di destra, finanzieri d’assalto, funzionari dello Stato infedeli e pubblici amministratori corrotti non mancano.

Una svolta nella storia della risposta giudiziaria dello Stato che “ha portato gli interessi di Cosa Nostra a coincidere con quelli di una serie di centri di potere illecito minacciati o messi sotto accusa per altri versi da indagini in corso: settori della politica corrotta e dell’eversione di destra, logge massoniche clandestine; imprenditori e finanzieri d’avventura; pezzi o meglio “reticoli” di funzionari dello Stato infedeli”. Si è trattato, in ogni caso, di atti intimidatori, organizzati in circostanze di tempo e luogo tali da non coinvolgere, se non casualmente, vittime innocenti, al fine di mostrare la potenza offensiva della mafia e, al contempo, di minacciare azioni più devastanti e sanguinose.

(…)

Il crimine organizzato a Roma si presenta dotato di una complessa struttura finanziaria, quale si è configurata nel secondo periodo dell’attività della banda della Magliana, quello che va dal 1987 al 1991. Si può infatti constatare una riconversione molto accentuata del tessuto organizzativo della banda sul versante del riciclaggio e delle attività finanziarie illegali.

Tale riconversione si è iniziata dopo che nella seconda metà degli anni ottanta si sono conclusi, e con esiti deludenti, i giudizi sui processi istruiti tra il 1982 e il 1984: riforma di sentenze in appello e annullamenti di giudizi di secondo grado da parte della Cassazione. Si possono citare il processo ai “cutoliani a Roma”, frutto di un procedimento iniziatosi nel 1983, dopo l’attentato a Vincenzo Casillo, vice della Nuova Camorra Organizzata, e annullato dalla Cassazione e, soprattutto, il procedimento iniziatosi con le dichiarazioni di un camorrista pentito, Claudio Sicilia, che rilasciò dichiarazioni nel 1986, ripercorrendo il vecchio tracciato della banda della Magliana: anch’esso annullato dalla Cassazione alla fine del 1989.

 

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