Quella relazione sulle mafie a Roma del 1991. Per vent’anni sottovalutata. Il testo integrale

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Era il 1991 e venne pubblicato un documento specifico sulle mafie a Roma e nel Lazio dalla commissione di inchiesta Antimafia guidata da Gerardo Chiaromonte. Si legge in quel documento il seguente passo.

Roma e provincia hanno costituito meta di importanti personaggi della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra, che hanno stabilito collegamenti con esponenti della malavita romana e con faccendieri legati ad alcuni settori del mondo economico e finanziario.
Le due principali bande operanti sul territorio cittadino, quella della Magliana e quella del Testacelo, sono state scompaginate da una serie di operazioni di polizia, alle quali hanno fatto seguito, almeno in primo grado, severe condanne da parte dell’autorità giudiziaria.
In particolare la banda della Magliana si è sfaldata al momento dell’arresto di Pippo Calò, che se ne serviva, unitamente ad elementi della destra eversiva risultati poi implicati nell’omicidio Mattarella e nel tentato omicidio Rosone, come braccio armato per attuare i suoi interessi e, soprattutto, per il riciclaggio dei beni della mafia siciliana.
Numerosi esponenti delle due • fazioni sono rimasti uccisi in sanguinosi regolamenti di conti per la prevalenza nella direzione degli affari illeciti. Solo di recente alcuni appartenenti alle due bande sono tornati in libertà, per sentenze assolutorie o per decorrenza dei termini, riprendendo, a parere degli investigatori, il controllo di alcune zone della città (questi tentativi di nuove aggregazioni sono seguiti, con particolare attenzione, dalla squadra mobile di Roma).

L’allarme, e la mappa della penetrazione delle organizzazioni mafiose, erano già definito.  Eppure per più di vent’anni si è fatto finta di nulla.

Ripropongo il testo del documento

1991 – Relazione sulle risultanze dell’attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti sullo stato della lotta alla criminalità organizzata a Roma e nel Lazio

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