La bomba mafiosa innescata nella Capitale. Il caso Ostia la punta dell’iceberg

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Dopo anni di negazione sotto la giunta Alemanno e dopo un numero di morti più che allarmante finalmente qualche reazione si vede al progressivo emergere delle reti mafiose nella capitale. Dopo le operazioni delle scorse settimane contro la holding del narcotraffico messa in pedi da famiglie camorriste e della ‘ndrangheta (con una cinquantina di arresti in mezza Italia) e quella contro il clan Spada (collegato ai Casamonica) a Ostia, non accenna a fermarsi la violenza come è successo due notti fa, sempre nel quartiere che si affaccia sul Tirreno, con risse e scontri a fuoco e feriti. Sempre fra componenti della famiglia Spada (come se non fossero stati solo due giorni prima decapitati i vertici dall’operazione delle forze dell’ordine) e quelli del clan Fasciani (collegata a ambienti degli ex Banda della Magliana).

Ieri mattina, tanto per chiarire il livello di penetrazione dei clan, l’ufficio tecnico del X Municipio di Roma (quello che “governa” Ostia) ha subito una perquisizione da parte dei carabinieri con tanto di capo dell’ ufficio Aldo Papalini (Rimosso il giorno prima  dal Sindaco Marino)  indagato in relazione a appalti e licenze che sarebbero andate a favore, ma guarda un po’, proprio al clan Spada. Quindi appalti, riciclaggio (attraverso esercizi commerciali), traffico e spaccio di droga, estorsioni e usura. E stiamo parlando. ad Ostia, non di un territorio tradizionalmente nelle mani dei Casamonica (insediati nell’area di Roma est e della Romanina) ma di una più recente e fortunata colonizzazione con tanto di morti ammazzati nelle file dei rivali.

E nel resto della città? Uguale. Casalesi, camorra napoletana, ‘ndrangheta, Casamonica, ex Banda della Magliana, Cosa nostra. Ognuno impegnato a fare soldi con il traffico (internazionale e non solo locale) della cocaina e della rediviva eroina e attraverso il racket delle estorsioni, gestendo appalti e acuqisendo immobili e ricilando ilo denaro sporco attraverso attività finanziarie e commerciali (in particolare la grande distribuzione alimentare). Con alleanze “liquide” fra le varie organizzazioni talmente fragili da provocare continuamente omicidi e attentati in quella che è a tutti gli effetti una guerra di mafia. E con una chiara penetrazione (altro che infiltrazione) in molti nodi della pubblica amminsitrazione.

E tutto questo perché in tuttio i modi e a tuttio i livelli si è cercato di negare non solo l’avanzata delle mafie nella Capitale ma perfino la loro esistenza. Da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni. Ad ogni livello politico e istituzionale. Mentre le mafie ingrassavano tutti a versare acqua sul fuoco. Più di 60 morti in tre anni per ammettere che ci fosse una guerra di mafia in atto. Più di tre anni per andare a far scoppiare il bubbone degli intrecci fra i clan e pezzi della pubblica amminstrazione. Negare. Minimizzare. Irresponsabilmente. Roma, ormai totalmente specchio di un paese che è stato inghiottito dalla linea della Palma immaginata da Leonardo Sciascia.

I primi segnali della nuova amministrazione della capitale sono buoni. La politica, dopo lo scempio rappresentato da Alemanno e dalla Polverini, sembra riprendere ruolo e assumersi le proprie responsabilità. Speriamo che questo coraggio di inizio mandato non vada disperso nell’isolamento inevitabile che sopraggiunge per ogni amministrazione quando si toccano affari e interessi di questa portata. E su quetso è indispensabile mantenere alto il livello di attenzione da parte della stampa e della società civile. Cosa non facile, ma non c’è altra via.

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