Gramsci, il Boss, Sandro e Paola. Solo a Roma

Sotto un ponte ferroviario un grande ritratto, murale, di Antonio Gramsci. Questa buffa e indolente e cinica città che è Roma riserva sempre delle sorprese. Niente di clamoroso, ma quel ritratto sul muro è li. Un sottile senso di piacere.

A 500 metri neanche di distanza scopro che hanno intitolato una scuola elementare a Paola Biocca. Me la ricordo bene Paola, prima che lavorasse al Fondo Alimentare e morisse in un incidente aereo nei Balcani, in tempo di guerra, un’ora e mezza di volo da casa e a un secolo di distanza dai nostri occhi. Me la ricordo quando era pezzo del movimento eco pacifista. È stata la prima persona che mi parlò del teatro dell’oppresso, mi raccontò di un’azione fatta da donne a cui aveva assistito in India. “Pensa una cosa del genere fatta in Valle”, disse allora. E la Valle era quella del Bormida e del conflitto fra lavoro, ambiente, salute. Ieri come oggi. Altri posti, gli stessi conflitti. Fa piacere scoprire quella scuola. Nostalgia, qualche rimpianto.

Si, rimpianto. Come quello che ho provato quando ho preso in prestito un libro alla biblioteca Sandro Onofri, sempre a Roma, perché solo qui ha senso un luogo che porti il suo nome. Perché era romano e romanista (e aveva giocato pure nella “primavera”), perché aveva una penna formidabile e leggendolo sembrava di sentire la sua voce quando fingendo di scazzare con quel laziale di Marco Lodoli te la raccontava questa città partendo dalla Magliana e approdando a Centocelle si contrapponeva a quella di Marco che da piazza Euclide scendeva fino al villaggio olimpico e li, a un bar, si dissolveva in curiosa pigrizia. Abbiamo lavorato insieme per due anni nelle stanze di Diario quando quel giornale usciva con l’Unità, e poi per strada raccontando questo paese come “inviati in provincia”. Io più giovane, ambizioso, lui più attento nel mascherare la passione. Non riuscendoci. Era sfegatato per il Boss, non mancava a un concerto per quanto lontano fosse. Quei cd, soprattutto Born To’ Run, erano diventati trasparenti a furia di essere ascoltati malamente in redazione su un vecchio Mac che gracchiava inesorabile. Andato anche lui, pochi mesi di malattia, un cazzo di neo che gli dava fastidio. Tutto qua. Perfino questa fu una sorpresa, amara.

Fra pochi giorni torma a suonare il Boss a Roma. E c’è una biblioteca con il nome di Sandro e una scuola con quello di Paola. Diario ha chiuso e chissà se la bonifica della Bormida è stata fatta come andava fatta. Guardo il faccione di Gramsci e poi, con un’idea di sorriso, riprendo a camminare.

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