Grillo attacca i giornalisti e “dimentica” i blog sotto attacco per legge. Comodo


La sparata quotidiana del leader sacerdote supremo del partito/setta a cinque stelle ha ovviamente oscurato questa notizia (che ci fa parecchio pensare sulla natura democratica dell’attuale maggioranza al governo). Anzi, il blogger santone più letto del paese non ha speso neanche una riga in difesa della libera (e non vessata) informazione informale (e anche formale). Per una semplice ed evidente ragione: a Grillo la sola idea di un’informazione libera (da tutti e soprattutto da lui) fa venire l’orticaria. E visto che sia come fonte primaria che per quanto riguarda l’analisi della realtà la rete di blog (non solo in italia ma in tutto il mondo) si è di fatto affiancata e a volte sovrapposta all’informazione formale (spesso le migliori pagine di giornalismo vanno cercate nell’area “informale”) Grillo e Casaleggio, nella loro ossessione di controllo ogni giorno sempre più evidente, anche il mondo di una rete libera e estranea al loro “credo” diventa per loro indigeribile. Lo è per il sistema politico tutto. E visto che ora ne sono parte a pieno titolo anche i cittadini a cinque stelle lo è anche per loro. Quindi che non sia mai una parola in difesa dei blog che non siano “loro”. E intanto attacchiamo a testa bassa (con insulti, minacce e intimidazioni) il più facile bersaglio della casta giornalistica.

Semplice e efficace strategia che niente a che fare con la democrazia, diretta o no.

Il potere politico e economico vedono nella libertà di informazione un loro nemico e in Mido particolare se il giornalismo e le reti informali escono dal loro diretto controllo. Sarebbe troppo lungo parlare dei monopoli della distribuzione e della pubblicità (anche sul web). Sarebbe troppo complesso descrivere i giganti editoriali della rete (ormai multinazionali). Quello che è certo – nonostante le resistenze ancora in atto da parte della corporazione giornalistica – è che le opportunità create dalla rete e dal moltiplicarsi dei soggetti e delle piattaforme sta creando i presupposti di un rinnovamento profondo – sia in termini di libertà che di crescita – del giornalismo nel quale i termini “formale” e “informale” hanno cittadinanza qui in questo Paese dove vige un Ordine professionale e una forma di autorizzazione all’esercizio della professione da parte dello Stato nonostante sia in violazione con l’art 21 della costituzione. E la rete di blog ha supplito largamente in questi anni a questo italianissimo handicap. Da qui l’attacco per via legislativa e l’assenza colpevole di attenzione da parte della forza principale di opposizione.

Riporto qui un ampio brano di un editoriale apparso oggi su La Stampa ( http://www.lastampa.it ) sull’ennesimo attacco di Grillo a firma di Cesare Martinetti

Non è certo qui il caso di farne una difesa corporativa, se i politici sono lo specchio della società che li esprime e li vota, i giornalisti sono a loro volta il prodotto di entrambe. Ma così come la politica, quand’anche – è il caso italiano – incapace persino di eleggere il presidente della Repubblica, va difesa nella sua funzione di mediazione tra società e istituzioni, interessi singoli e interessi collettivi, anche l’informazione va affermata nel suo ruolo di protezione di un ambiente libero in cui possono circolare analisi serie e documentate insieme a gossip mescolati – non abbiamo difficoltà ad ammetterlo – a sciocchezze infondate e spesso pilotate. È la società aperta a rendere virtuoso tutto ciò. Ed è davvero singolare che questi paradossali grillini non se ne rendano conto. Ma dove nasce il successo del loro partito se non dal cumulo di notizie sulla «casta» e contro la «casta» trovate da quegli stessi giornalisti dai quali si sentono ora minacciati? Si scandalizzano perché i cronisti origliano, bussano agli usci degli uffici parlamentari, ascoltano le conversazioni alla buvette? Ma da dove credono che escano le notizie, dai comunicati ufficiali di Palazzo Chigi? Dai post sul blog di Grillo o dalle fumose elaborazioni dello staff di Casaleggio? Tra il totem della «democrazia diretta» dove tutti decideranno tutto in tempo reale, dove i parlamentari e i governanti non saranno che portavoce e dipendenti del popolo e una neodittatura orwelliana non c’è nessuna differenza. I «periodi transitori» finiscono sempre con la ghigliottina o con i gulag. Casaleggio non galleggia tra Saint-Just e Lenin in un’inesistente terra di mezzo. E i parlamentari grillini, sui quali si è riversata tanta speranza e tanta energia da parte degli elettori, devono imparare a muoversi nella società aperta, per quanto complicata, incasinata, contradditoria e anche volgare espressa dalla sua stampa.

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