Quei minuti di follia aspettando la finale Roma Lazio

Cominciamo a dire che lo scorso derby Roma Lazio si è concluso con un bilancio di nove accoltellati. Abbastanza per squalificare il campo per un bel po’ di tempo o quantomeno per far giocare a porte chiuse (e meno che mai il giorno delle elezioni amministrative) la finale di Coppa Italia fra Roma e Lazio, appunto.
Questo lo scenario di partenza. Ma quella che voglio raccontare è una piccola storia avvenuta poco fa.
Roma. Autobus, abbastanza affollato, una domenica mattina. Sale un ragazzo sui vent’anni accompagnato da un’altro tipo (cappello e sciarpa della Roma) testa rasata e formato armadio sulla quarantina. Il ragazzo discute, di derby e di laziali di merda da punire, quasi urlando con qualche sui amico al telefonino. Si vede che è “carico”, come è carico il suo accompagnatore mastodontico.
Senza una ragione apparente il ragazzo si avvia verso la porta di uscita e sputa addosso a una signora sui 65 anni. Lei protesta e lui la aggredisce, inizia a urlare e farsi sotto, colpisce con un pugno un vetro e prende a calci la porta. Poi inizia a prendere a gomitate un vetro per romperlo e farlo cadere contro la signora che, terrorizzata, è divisa dal suo aggressore solo da quell’esile protezione. Nessuno dice niente e da nulla. Io sono dall’altra parte dell’autobus e mi alzo e raggiungo la signora ponendomi fra lei e l’aggressore. Solo a quel punto si affianca a me un signore “di popolo”. Ovviamente il ragazzo, che appena mi ha visto è sceso, comincia a insultarmi e a cercare di farmi scendere dal mezzo. Contemporaneamente il suo amico ha fatto un giro attorno al mezzo e si è posizionato in modo che non lo possa vedere direttamente aspettando che io faccia l’errore di mettere un piedi a terra.
Un errore che non faccio. L’autista anche lui si mette sul gradino a fare “muro” e poi velocemente torna al posto, chiude le porte e riparte.
La signora e sconvolta. Oltre a me, al signore di “popolo” e all’autista, tutti fanno finta che non sia successo nulla.
Scendo al capolinea. Parlo con il responsabile dell’Atac raccontandogli l’episodio. Che è avvenuto dall’altra parte della città dallo stadio. E a 8 ore e passa dall’inizio della partita. Mi dice che non è il primo episodio del genere che ha sentito oggi.
Vado via, e allontanandomi penso che forse non sia un caso quello che è avvenuto sotto i miei occhi. Un eccesso di violenza, un’aggressione (a quanto pare non l’unica) dall’altra parte della città per distogliere l’attenzione e energie dalla zona dello stadio. Per alleggerire il presidio della polizia attorno all’Olimpico o forse per creare, con un effetto onda, la giusta tensione nella città per far partire gli scontri. E cercare la vendetta per quegli accoltellati di due mesi fa.
Tutto l’odio di Roma, ancora. Mentre la partita andrà in scena per non deludere gli sponsor.

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