Quella sinistra che deve ritrovare Roma per uscire dall’Era Alemanna. Brano da ebook @isiciliani

Affari, parenti, finte privitazzazioni che nascondevano invece saccheggi, corti di cafoni che si abbuffavano, comitati di affari che nobilitavano personaggi di intollerabile inconsistenza e con certificati penali inquietanti. Si è visto di tutto e di più in questa gestione disastrosa. Aprendo un varco dove il peggio, anche le mafie, anche la corruzione più sfacciata, anche il razzismo e la disperazione e la dissoluzione del senso di comunità hanno trovato spazio. Gli ha dato una mano, per il tempo che c’è stata, la governatrice Renata Polverini. Stessa destra, stessa famelica ostentazione di un potere cafone. Polverini che ha allargato la corte e il saccheggio a quel potere, sotto traccia fino ad allora, di gente come Fiorito. La fame della provincia. Gli “inurbati” al banchetto dell’urbe.

Roma in questi anni di Era Alemanna è stata abbandonata. Altro che presunzione di Roma Capitale. Mentre si sperperavano miliardi in progetti faraonici e mai avviati e se avviati prontamente fermati (dalla giustizia o dai fatti) la manutenzione minima della città veniva abbandonata. Una città sporca, buia, incupita, inefficiente. E quando parlo di manutenzione non parlo solo dei marciapiedi, delle strade, degli edifici, delle reti fognarie, degli acquedotti, del pateimonio storico e artistico. Tutti aspetti che si sono stati abbandonati e resi parodia di una cura della città che dovrebbe essere risorsa e orgoglio. Ma parlo anche della “manutenzione” della tenuta sociale, dell’accogluenza e dell’inclusione che è cosa ben diversa della semplicistica integrazione, della cultura, del senso profondo di comunità. Tutto è stato abbandonato a se stesso.

E poi il sistema sanguigno della città, il trasporto pubblico, diventato fondamentale in questi anni di gravissima crisi economica e finanziaria nazionale, europea, mondiale. Mentre si assumevano eserciti di impiegati e soprattutto manager con nessun titolo o competenza all’Atac, il numero degli autisti precipitava (meno di un terzo dei dipendenti), si interrompeva la regolare manutenzione dei mezzi, si facevano circolare bus preistorici e rotti, si tagliavano linee popolari se ne creavano di nuove con pochissimo pubblico – Perché è stato cambiato il contratto di servizio non più a numero di passeggeri ma chilometri di linee – e contemporaneamente si sperperavano fiumi di soldi pubblici esternalizzando e con disastrosi effetti sul servizio linee, mezzi, piani. E ancora. Mentre si apriva una linea di pochi chilometri di metro senza collaudi adeguati e con guasti immediati, l altre linee ormai sature venivano di fatto abbandonate.

E gli affari e la grandeur al pecorino dei mega progetti? Le olimpiadi. La formula uno. Niente. Erano improponibili. E infatti non sono andate in porto. E si sono spesi comunque una montagna di soldi. E si è alzato un muro di fumo che nascondesse altro. Trattative per speculazioni e affari che facessero saccheggio del patrimonio della città.

E il sindaco di nessuno se non degli affamati di affari e “stecche” intanto strizzava l’occhio ai neofascisti di Casa Pound, lanciava proclami sulla sicurezza e in solo cinque anni rendeva Roma dalla più sicura capitale europea a fanalino di coda. Ora dice in campagna elettorale: 14% di reati in meno. Ma poi vai a vedere di che tipo di reati si parla e ti accorgi che in gran parte sono proprio quelli che scompaiono in ogni luogo del mondo quando si impone su un territorio la dittatura delle mafie. Mafie che a Roma sono sempre state presenti (e tutte) ma mai erano arrivate a imporre una dittatura come quella che si sta affermando oggi con tanto di una guerra sanguinosa per il controllo del traffico anche internazionale della droga, del racket e degli appalti. Lui parla di 14%, mentre il mondo guarda Roma con preoccupazione.

***

È possibile acquistare a 3 euro l’Ebook a questo link https://orsattipietro.wordpress.com/libro-in-uscita/lera-alemanna-di-pietro-orsatti-edito-da-www-isiciliani-it-in-uscita-il-25-aprile/

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