Appunti. Da Renzi che si vuole premier, a questa Italia irriconoscibile e a perché ho scritto L’Era Alemanna

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“Renzi premier, l’ultima è questa…”. E Mario ride, strizza gli occhi, un tiro di sigaretta e ride ancora. Mario Capanna non lo vedevo da anni. Lo incontro per caso. Ci salutiamo e poi iniziamo a ridere. Che cos’altro se non ridere salutandosi con un gesto della mano mentre ognuno se ne va per la sua strada?

 “Renzi premier, l’ultima è questa…”. I giovani turchi, Fassino, Puppato, Franceschini. Intanto questi afare il tifo per il rottamatore, oltre ai renziani doc, a premere sul partito perché facciano questo nome a Napolitano. Rido, solo all’idea. Rido perché l’ambizioso sindaco di Firenze andrà a sbattere il grugno contro il suo narcisimo e la sua impazienza. Perché Berlusconi, da anni non lo si vedeva così in forma al caimano, se lo mangia in un boccone al giovin Matteo dentro un governo di larghe intese. E rido, per un partito che non è mai nato e si spacca dopo aver vinto. Sulla vittoria stessa, anche se minima e rischiosa. Rido, salutando con un gesto della mano Mario Capanna correndo per la mia strada.

E la mia strada mi porta all’appuntamento con il segretario di una sezione dell’Anpi di Roma. Perché l’Anpi collaborerà a una delle presentazioni de L’Era Alemanna, l’ebook che ho scritto per I Siciliani – giovanie che uscirà fra meno di 24 ore. Un ebook che ho scritto per un sacco di ragioni, ma soprattutto per resistere non solo ad Alemanno e a quello che ha rappresentato la sua amministrazione, ma anche per respingere con la parola a questa trasformazione antropologica che rende ogni giorno sempre più degradata e incattivita questa città. Roma.

Era parecchio che volevo mettere insieme L’Era Alemanna, ma poi il tempo, la fatica di vivere in questi anni troppo pesanti e tante storie che mi trascinavano -ogni volota che decidevo di mettermi a lavorarci- in altri luoghi: scrivere non è mai facile. Però qualche mese fa mi sono reso conto che L’Era poteva essere anche un buon prodotto per I Siciliani – giovani(per i quali scrivo fin dall’inizio del progetto) e anche un modo, attraverso la vendita (sarà distribuito sia sul sito che su www.amazon.it e www.lulu.com), di sostenere il giornale che unisce vecchi arnesi come me (e soprattutto come quello scassa cabassisi di Orioles 😉 ) con una montagna di giovani che su questa idea di giornalismo partecipativo hanno trasportato la loro voglia di raccontare la propria realtà e quella di questo tempo e paese. E l’ho proposto e mi ci sono messo a lavorare sopra. Ecco per cui ho scritto L’Era Alemanna. Oltre a un bisogno irresistibile di raccontare il mio “dolore” (come ha scritto nella prefazione Riccardo) e la violenza di questo potere sfacciato e impunito che ci ha soffocato e messo a un angolo a noi, cittadini. E per trovare le parole giuste per ridarmi (e ridarci) voglia di riprendercela questa città. Che va ben oltre (e non si ferma) al solo sconfiggere Alemanno e la sua idea di gestione del potere. Ma che è riprenderesela fisicamente, la notte e il giorno, ripopolando piazze e strade e tempi e luoghi che ci sono stati tolti dall’accelerazione imposta dal degrado amministrativo e morale rappresentato dal governo Pdl della città.

E non so per quale ragione torno a Mario che si allontana e io che corro via. A quella risata aperta lì in mezzo alla strada. “Renzi premier, l’ultima è questa…”. Si, perché so che con Renzi premier avrò altro da scrivere, altro di cui disperarmi, altro per dare sfogo al mio gioco preferito: la polemica. E penso all’ex ministro alla difesa del Bilionaire Ignazio La Russa che si è dichiarato favorevole a un governo largheinteseadestravolemosebene guidato da Renzi. E affilo la penna.
Manca solo che ricicci fuori Massimo D’Alema come ministro degli esteri e il quadro è completo.

Ci aspetteranno anni – temo che non saranno mesi – resistenti.

NOTA: Seguite quello che sta succedendo a Niscemi sulla vicenda del Muos. E’ importante.Un’ottima fonte è quella fornitaci da Antonio Mazzeo. Che questa cosa non riprecipiti nel silenzio
muos

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