Il gioco per il gioco, la manovra per la manovra. Per il colle e la pagnotta

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Un gioco di prestigio, oplà. Un Marini che diventa Prodi ma non un Rodotà. Carta vince carta perde. Per il colle e la pagnotta. Oplà! Il cavaliere che non cavalca più che non ha più l’età che si infuria e sgrugna inseguito da un Cicchitto dolorante. Un cappello a cilindro, due palle colorate, una bacchetta magica tarocca con un fazzoletto sputato colorato e tre glrillini a prezzo di saldo, un parlamentare del Pd che attraversa la piazza sperando che non lo riconosca nessuno. Oplà! E ancora oplà! Giro di piazza, telecamere accese e telecamere spente, la Gelmini su Sky? Ma no, è La7. Evviva la piazza, la pizza, il caffé che co’ sto caldo è meglio una granita. Avanti, avanti, il Quirinale è là. E Monti che fa? Tira fuori la Cancellieri, tanto per farsi notare un po’ e rompere i coglioni fino all’ultimo. Che non lo si debba scordare mai, al professore. Della Bocconi. Bocconi… Abbocconi, corsa a destra, scarto a sinistra… “Ma quello non è Bersani?”. Su, corri corri corri… azzo no! E’ Alfano, il miraggio del sole riflesso sulla pelata. Cittadini! Peccato che Albertone sia morto. Cittadini! Lavoratori! E poi una pernacchia epocale, magistrale, come quella dell’Oro Di Napoli, Eduardo, Eduardo, aiutaci tu a trovare il “pernacchio” adatto, quello destinato a rendere niente il potente, il presunto, l’ipotetico, l’iperbole. E non c’è Mascia, destinatario di ogni pernacchio, tarocco viola, ex Idv imbarcato in Rivoluzione Civile che ha venduto sua madre e la schiuma da barba per un’inquadratura di tre secondi sul Tg. Non c’è a fingersi un iscritto del Pd e a bruciare una tessera del Pd che non ha mai avuto. Ha già dato il meglio di se ieri. Mi manca Mascia. Si, mi Manca come un’ernia, un callo, un attacco di acidità. Sole, caldo, cittadini parlamentari con addetto con telecamerina che li inseguono per riprendere ogni cosa, ogni momento, sorriso, sguardo, parola e peto. Quando la politica si trasforma in reality, quando il reality è linguaggio. Quando la realtà è questo caffè che sa di bruciato. Andando via.

Oplà.

Caldo.

Giro lo sguardo e lì a due passi c’è un negozio di giochi di prestigio. Nella vetrina, riflessa, la facciata di Monte Citorio.

Non c’è ancora il presidente. Non c’è ancora il governo. Non c’è ancora un programma. Non c’è ancora una soluzione. Non c’è ancora una via di uscita. Non c’è ancora …

Lampo di luce, pernacchio e oplà! In compenso c’è il nulla.

19 aprile 2013, davanti a Monte Citorio

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