Minacce ai pm, segnali di tensione, il caso Roma e la politica, tutta, distratta

Il pm di Palermo Nino Di Matteo l’ho incontrato più volte e intervistato alcuni anni fa. Sapere delle minacce a lui e ai suoi colleghi di Caltanissetta che stanno seguendo quei processi delicatissimi sulla trattativa e sulla strage di via D’Amelio mi ha allarmato molto. Come mi ha colpito la richiesta di un’azione disciplinare a cui è stato sottoposto Di Matteo nello stesso momento in cui le minacce si stavano facendo di ora in ora sempre più gravi.
Ho appreso, e il mio allarme è cresciuto a dismisura, che anche il pm – sempre di Palermo – Francesco Del Bene è stato minacciato. Anche lui pm che segue il processo sulla trattativa. Del Bene l’ho conosciuto più a fondo avendo seguito per lungo tempo le vicende legate al mandamento di Partinico e la caccia e poi cattura del latitante Mimmo Raccuglia. Ho conosciuto il suo lavoro e il suo impegno. E anche la sua disponibilità, nel rispetto delle regole imposte dal suo ruolo, a spiegarlo quel lavoro di uomo dello Stato che si batte contro il potere di Cosa nostra.
A questi magistrati che stanno lavorando in prima linea e con coaggio va tutta la mia solidarietà e vicinanza.
Ma non dobbiamo fermarci a questo.
Questa offensiva verso i pm siciliani, che si va a sommare all’offensiva politica del Pdl e di Berlusconi ai giudici di Milano che sono arrivati perfino a occupare i corridoi del tribunale con una manifestazione a tutti gli effetti intimidatoria, evidenzia un attacco generale e pericoloso verso il lavoro della magistratura nelle sedi più esposte.
E l’allarme cresce ancora se questi segnali più che inquietanti si vanno a inserire in uno scenario generale di un paese senza una guida politica certa, con un’instabilità e una crisi sul piano istituzionale che appare sempre più irreversibile e coincidente con episodi molto inquietanti di un’irrequietezza molto pericolosa di alcuni pezzi degli apparati dello Stato. Parlo di alcuni spezzoni minoritari e agguerriti dei sindacalismo di polizia e altri segnali provenienti dall’interno delle forze armate anche e soprattutto dopo la brutta vicenda dei due marò sotto processo in India.
E ancora. È evidente che vi sia una nuova offensiva delle mafie (e dei loro sempre innominabili alleati) in alcune aree del paese anche non “tradizionali” come Roma. Ed è anche chiaro dalla cronaca quotidiana che vi sia un riemergere di un rinnovato attivismo di organizzazioni di estrema destra di stampo eversivo.
Tutto questo ci deve far stare molto attenti. E soprattutto non spingerci al silenzio. Perché il silenzio, e lo racconta la parte più oscura e dolorosa della storia della nostra Repubblica, è quello che ci vogliono imporre i poteri mafiosi, eversivi e di malaffare politico e affaristico.

Parliamone. Raccontiamo. Non abbassiamo l’attenzione.

***

Dopo il servizio di Report sulle storiacce romane dell’Era Alemanna – solo una parte anche se molto inquietante di quello che ho provato a descrivere con l’ebook L’Era Alemanna in uscita il 25 aprile con http://www.isiciliani.it – il sindaco di Roma annuncia querele. Non entra nel merito di nessuno dei fatti riportati ma accusa Gabbanelli & co di aver danneggiato l’immagine di Roma. Bisogna capirsi bene su chi abbia danneggiato l’immagine della capitale. È stata l’informazione che ha fatto il suo mestiere oppure un’amministrazione che è stata segnata da scandali e inchieste e che ha consentito, consapevole o meno non è rilevante, che si presentassero innumerevoli casi di affarismi, clientelismi, nepotismo, casi di corruzione e riemersione di soggetti associativi quantomeno inquietanti?

Come al solito si attaccano l’informazione e l’autorità giudiziaria. Un copione già visto.

Anche questo un segnale che da paura.

**

E la politica? Stiamo vivendo un lungo e pericolosissimo periodo di vuoto di potere. E partiti e movimenti in parlamento che fanno? Nulla, giochicchiano.

A non giocare è solo Berlusconi, che manovra per garantirsi continuità, sopravvivenza e impunità. Lui che è stato causa principale di questo scenario aggravato da una crisi economica epocale.

Il Pd è in fase di impazzimento. Invece di compattarsi si sbriciola. D’Alema manovra nell’ombra, Letta e Franceschini sembrano un elastico fra ansia di governassimo e terrore della stretta del caimano. A rendere tutto caotico è Matteo Renzi, che attacca (e insulta), boccia ogni proposta e idea di Bersani per una soluzione al Quirinale, incontra Berlusconi, attacca ancora (attraverso il Tg5) e cerca una frattura che sia insanabile. Vuole il Pd o uno suo partitino personale. E candidarsi, candidarsi, candidarsi. E basta.

E la rivoluzione che avanza? Almeno loro si stanno ponendo il problema? Ma neanche per sogno. Gli aspiranti ragionieri del M5S sono concentrati esclusivamente sul proprio ombelico, fra presidenziarie, cacce a infiltrati e traditori, conflitti inesistenti sulle regole costituzionali e suo regolamenti parlamentari, streaming e non streaming, tuoni contro “sprechi” innominabili quali il finanziamento a un viaggio di studenti nei campi di concentramento. Il vuoto. E ancora. Dopo aver tuonato contro l’informazione pennivendola e serva del potere cosa fanno? Mandano il capogruppo al Senato Vito Crimi a quel tempio di informazione corretta e equilibrata di Porta a Porta. Vespa nobilitato a paladino della buona informazione. Giocano, gli stelluti. Inconsapevoli di tutto se non della loro immagine riflessa nello specchio.

Non che la buona informazione (presunta) sia messa meglio. Il Fatto e Libero già solo dalle titolazioni sembrano speculari. Santoro dopo anni di messe del giovedì sera ha deciso di inventarsi il “partito liquido”. Non si capisce bene cosa sia, per saperlo tutti davanti al prossimo rito di Servizio Pubblico. E l’informazione generalista ormai precipita. Al Corsera è guerra aperta e Mediaset è Mediaset, militarizzata nonostante le perdite economiche di quest’anno dopo decenni di profitti. A La7 minano i corridoi, ogni star contro tutte le altre. E Fazio invita per la trecentesima volta Monti. Giornali in cooperativa chiudono uno dietro l’altro, migliaia di cronisti e poligrafici in disoccupazione, la pubblicità sul web non decolla e i siti di informazione si riempiono di news scritte da giovani aspiranti pagati pochi euro al pezzo (la media è 12). Un disastro.

Un accenno va fatto poi a quel territorio di libertà e di informazione corretta che sarebbe il Web. La Rete. Alcuni segnali – oltre all’immensità di bufale accreditate su internet – ci dovrebbero almeno farci riflettere. Che il Ceo di Facebook sia sempre più attivo in prima persona sul piano politico è un dato assodato. Come del resto che lo stia facendo il suo corrispettivo di Google. Davanti a operazioni del genere impallidiscono perfino il marketing politico virale e le reti chiuse ideate da Casaleggio. Qui si va oltre il lobbying. Qui è il potere economico 2.0 che si mette a fare politica in prima persona. Occupando, come ha già del resto fatto, le presunte pianure libere della Rete.

E anche su tutto questo la politica, e qui non solo italiana, che fa? Nulla.

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